Altri 750.000 veicoli a motore pronti a invadere Milano (e cosa fare per evitarlo)

7 Aprile 2020

Stando a quello che riportano le cronache, ATM (il gestore del servizio pubblico di Milano) si appresta a rivedere le proprie politiche per l’accesso a autobus, tram e metropolitane nell’ottica di contenere la diffusione del Coronavirus anche una volta che si sarà tornati a uscire di casa. La logica è quella del numero chiuso, con accessi contingentati alle fermate e, ovviamente, ai convogli dove si dovrà rigorosamente mantenere una distanza di sicurezza tra i passeggeri.

È una mossa prevedibile e anche auspicabile (ne avevamo scritto qui già venti giorni fa) che, nel risolvere un problema, rischia però di crearne molti altri: ATM gestisce uno dei sistemi di trasporto pubblico migliori in Europa, al punto che questo è scelto dalla maggioranza dei Milanesi, il 56,7% della popolazione, per la precisione.

Questo significa che fino al mese scorso ogni giorno 750 mila persone utilizzavano quotidianamente la splendida rete cittadina di trasporto pubblico per i propri spostamenti quotidiani . Persone che, dalla fine della fase 1 dell’emergenza Covid, dovranno scegliere se tentare la fortuna di salire su un convoglio della metropolitana, magari affrontando interminabili code (tipo quelle che ci sono adesso davanti al supermercato) o trovare un altro mezzo di trasporto quotidiano per andare al lavoro, a scuola o dove gli pare.

Purtroppo le alternative non sono molte e gli orfani del trasporto pubblico dovranno scegliere un altro mezzo di trasporto che potrà essere un’automobile, una moto o la bicicletta. Qualcuno, speriamo, deciderà di andare a piedi per sgranchirsi le gambe dopo tanto divano.

Se la scelta fosse confermata e non venisse accompagnata da ulteriori modifiche della strategia viabilistica, l’unico risultato possibile è che il cittadino orfano del trasporto pubblico orienterà la propria scelta verso le forme di mobilità maggiormente idonee alla conformazione delle strade milanesi al momento: automobili e moto.

Il rischio è che all’allentamento delle restrizioni ci si ritrovi con 750 mila ulteriori veicoli (o una cifra molto vicina) che si riversano quotidianamente sulla città di Milano reclamando il proprio diritto alla circolazione. Stiamo parlando di un aumento del 300%.

Vi ricordate com’era il traffico di Milano della mattina nel pre-Covid? Adesso quadruplicatelo.

Vi ricordate quanto era difficile trovare parcheggio nell’era del pre-Covid? Sarà quattro volte più difficile.

Vi ricordate com’era la qualità dell’aria in città nel pre-Covid? Senza controbilanciamenti sarà quattro volte peggio (perché non tutti hanno un Euro6 o l’auto ibrida nel garage di casa).

L’unica soluzione plausibile in questo momento è controbilanciare l’esodo dal TPL con la creazione di una rete di mobilità di emergenza (o pop up, come amano dire gli imbruttiti) da realizzare in una settimana o poco più attraverso interventi specifici a bassissimo costo su strade di rilievo strategico per connettere le periferie con i poli attrattori, con i parcheggi di interscambio e questi tra loro.

Leggi anche: Piano Emegenziale della Mobilità Urbana Post-Covid, il manuale d’uso

La rete d’emergenza dovrà essere ricavata da corsie separate su strade di viabilità principale, da strade di viabilità secondarie da declassare limitandone l’accesso motorizzato ai soli residenti e frontisti e da un uso estensivo dei controviali.

Una rapida trasformazione urbana

Coni, transenne, vasi di fiori, pallet, new jersey, etc. renderanno sicura la percorribilità per tutti.

Grande attenzione dovrà inoltre essere dedicata ai marciapiedi che oggi sono eccessivamente stretti e in questo modo favoriscono il contatto indesiderato e ravvicinato tra le persone.

L’emergenza in corso richiede interventi emergenziali. Le soluzioni ci sono e il tempo per realizzarle, anche. Perdere tempo prezioso, però, non ce lo possiamo permettere perché rischiamo di trovarci catapultati in un incubo molto peggiore di quanto possiamo mai immaginare.

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Commenti

3 Commenti su "Altri 750.000 veicoli a motore pronti a invadere Milano (e cosa fare per evitarlo)"

  1. Avatar gianpaolo ha detto:

    Quella di creare percorsi riservati, anche solo temporanei, sembra in effetti un’ipotesi in fase di valutazione ed implementazione in alcune città del mondo.

    https://www.citylab.com/perspective/2020/03/coronavirus-bike-lane-emergency-transportation-covid-19/608725

  2. Avatar Carlo ha detto:

    Sindaco Sala, se non prepari adesso ciclabili e percorsi pedonali che le strade sono vuote poi sarà un disastro. Svegliati e datti una mossa.
    Un elettore

  3. Avatar Giuliano ha detto:

    Si tratta di un’occasione unica anche per far riflettere, in un momento di ristrettezze, sui costi del nostro modello di sviluppo, sia economici, che ambientali e per la salute, e, forse di recuperare anche risorse economiche.

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