Viaggio alla scoperta di Cuba in bicicletta, tra mito e realtà

27 Aprile 2020
Giornalista professionista, ciclista urbano per scelta, cicloturista per diletto. Twitto come @manumas78. Direttore responsabile di Bikeitalia.it da maggio 2015.

Si dice spesso che viaggiare in bicicletta consente di farti assaporare ogni chilometro percorso perché la bellezza del viaggio non è arrivare a destinazione ma pedalare a contatto con la natura, scoprendo la cultura del posto e guardando negli occhi le persone che s’incontrano sulla strada. Poi, certo, bisogna saperlo raccontare perché non tutti i diari di viaggio sono uguali: dipende dal modo in cui si scelgono le parole, dal ritmo della frase, dalle immagini e dalle suggestioni che si riescono a dare al lettore.

A questo proposito, c’è un libro che racconta l’esplorazione di Cuba in bicicletta e l’autore lo fa in un modo che ti prende dalla prima pagina e non ti lascia più: d’altra parte Claude Marthaler, svizzero di nascita ma cosmopolita d’adozione, ha girato il mondo in lungo e in largo in sella alla sua bici e dunque anche il racconto di viaggio nel microcosmo tropicale di Cuba non poteva che essere avvincente.

“Hasta la bicicleta siempre!”, edito da Ediciclo, va al di là dei cliché su Cuba e vuole raccontare la vita sull’isola superando gli stereotipi, entrando in contatto con le persone per costruire una sorta di diario collettivo dove le testimonianze sono collegate dal fil rouge della bicicletta: un mezzo di trasporto ma anche un veicolo adatto per entrare in empatia con le persone e i loro sentimenti. Ci si immerge nella lettura e si viene catapultati in una dimensione letteraria dove l’epopea della rivoluzione cubana si fonde con le atmosfere da “realismo magico” alla Gabriel García Márquez e le storie di vita vissuta contengono elementi incredibili che fanno viaggiare con la fantasia.

“Hasta la bicicleta siempre!” (Ediciclo Editore)

“Con tre pedalate e due sillabe Cuba mi avvolge nella sua notte calda e misteriosa…”, la prosa di Marthaler è ricca di trovate linguistiche e introduce in un racconto intimo, dove la presenza dell’autore viene messa in secondo piano per far emergere le storie raccolte dalla viva voce dei protagonisti.

D’altra parte: “Viaggiare in bicicletta consente di fondersi intimamente con l’ambiente circostante, assorbire anche i più piccoli dettagli, accogliere confidenze regalate senza imposizioni o forzature. Di respirare a pieni polmoni i tremiti della terra, il suo tempo fragile, per cercare di comprendere la realtà con l’istinto e senza condiscendenza”.

E così, pagina dopo pagina, si susseguono gli incontri, le avventure (e anche le disavventure) del nostro protagonista: pedalando su un’isola dalla forma di coccodrillo ai confini del capitalismo, dove il tempo sembra essersi fermato ma lo scorrere dei secondi viene misurato dal suono “della sedia a dondolo, vero orologio dei Tropici”.

“Hasta la bicicleta siempre!” (Ediciclo Editore)

Tra le citazioni all’inizio di ogni capitolo non poteva mancarne una di Ernesto “Che” Guevara: “La rivoluzione è come la bicicletta, quando si ferma cade”. E per compiere “la rivoluzione di Cuba, in bicicletta” Marthaler ha pedalato “per più di mille chilometri dritto verso est, sempre con il vento contro”. Una fatica ripagata ampiamente dalle belle storie che è riuscito a raccogliere durante l’impresa.

I volti e i racconti incontrati lungo la strada diventano quasi familiari: come il ciclomeccanico Rafael con il suo centraruote fatto di materiale riciclato “dato che qui niente si butta, tutto si trasforma”; a Cuba ci sono ciclofficine improvvisate dove si tengono da parte pezzi di qualsiasi bici sia transitata da lì “casomai un domani potessero tornare utili”.

“Hasta la bicicleta siempre!” (Ediciclo Editore)

O personaggi mitici come Felix e la sua tall bike. O i frammenti di conversazioni raccolte pedalando, perché il cubano “ama solitamente conversare e non cerca mai di superare, al contrario dei ciclisti cinesi o indiani che sentono un bisogno irrefrenabile di lanciare una sfida a ogni bianco colonizzatore che incontrano”.

Distanze che in bici, a Cuba, non si misurano solo in chilometri ma anche in “guarapos (succhi di canna da zucchero”) o “con il sudore della fronte”. Un luogo ai confini del mondo, racchiuso su un fazzoletto di terra circondato dal mare: “Uno scrigno di flutti fa da orlo al margine terrestre, la schiuma ridisegna il mondo a ogni onda. Pedalare in questo luogo è il sogno di ogni ciclista”. Un libro che ti fa venire voglia di viaggiare con la fantasia e di ricercare le stesse atmosfere quando sali in bici e vai dove ti porta la strada.

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