Fase 2: via libera a officine bici, ma negozi ancora chiusi

28 Aprile 2020
Trasformiamo l'Italia in un paese ciclabile.

La Fase 2 si sta avvicinando: ancora pochi giorni e, dal 4 maggio 2020, riprenderanno gradualmente alcune attività, come annunciato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte in videoconferenza stampa domenica 26 aprile.

Nell’ultimo DPCM, che integra e sostituisce il precedente, in vigore dal prossimo 4 maggio sono presenti le nuove disposizioni che – in attesa di ulteriori chiarimenti interpretativi – hanno intanto sancito la possibilità di allontanarsi dalla propria abitazione per praticare attività sportiva e motoria; mentre, sul fronte della ciclabilità, potranno riaprire le officine bici, in quanto appartenenti alla macrocategoria Ateco 95 che comprende anche le attività di riparazione di biciclette.

Al momento, però, i negozi di vendita di bici – e tutte le attività appartenenti alla macrocategoria Ateco 47 – non risultato autorizzati a riaprire, almeno non dal 4 maggio: una “dimenticanza” piuttosto incredibile, visto anche che è universalmente riconosciuta la valenza della bici come mezzo di trasporto ideale per gli spostamenti nella mobilità della Fase 2 (anche per decongestionare le strade e scongiurare nuovo traffico motorizzato, ndr) e le intenzioni del governo e delle principali città sembrano andare nella direzione di favorire il più possibile la ciclabilità.

L’Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) in una nota stigmatizza la mancata riapertura dei negozi di bici in occasione del 4 maggio: “Ci chiediamo come sia possibile immaginare una mobilità della ripartenza contraddistinta da un maggiore ricorso all’utilizzo delle due ruote con i negozi di biciclette ancora chiusi. Da giorni partecipiamo a tavoli e leggiamo dichiarazioni di rappresentanti delle istituzioni a livello nazionale e locale che annunciano incentivi e sottolineano il protagonismo delle due ruote, ma la pianificazione della mobilità urbana in questa direzione non può non considerare che una rete nazionale di oltre 2.500 negozi che può offrire un servizio ai cittadini, anche adottando iniziative commerciali ad hoc per la situazione sanitaria, abbia ancora la saracinesca abbassata: è irrazionale”.

La nota dell’Ancma si chiude con una richiesta: “Per questo chiediamo nuovamente a nome di tutto il settore di riaprire i negozi di biciclette il prima possibile e auspicabilmente di prevedere forme di defiscalizzazione per l’acquisto di materiale protettivo e altri dispositivi di sicurezza come luci, pettorine e riflettori”. Al momento la data più probabile per la riapertura anche dei negozi di bici – per poterle venderle e non soltanto ripararle – appare il 18 maggio, salvo nuove disposizioni che dovessero intervenire nelle prime due settimane di Fase 2.

Certo è che, in assenza di una ripartenza entro il mese di maggio, il mercato delle due ruote rischia di subire un brusco rallentamento: lo dimostra il caso dell’Australia dove i negozi di bici rimasti aperti durante il lockdown hanno visto un aumento esponenziale degli ordini (tanto da non riuscire quasi a soddisfarli, ndr).

Se davvero il governo italiano è intenzionato a puntare sulla ciclabilità per la mobilità della Fase 2 sarebbe necessario portare avanti in modo sinergico politiche per facilitare la bici, a cominciare dall’acquisto.

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