25 Aprile, Resistenza e bicicletta: le staffette partigiane nella lotta di Liberazione

25 Aprile 2021

Oggi si festeggia il 25 Aprile la festa della Liberazione dal nazifascismo nel 1945 e giornata di riconoscimento e di riconoscenza verso tutte quelle donne e tutti quegli uomini che si sono coraggiosamente schierati nella Resistenza, combattendo per la Libertà

Qualche giorno fa, pensando all’avvicinarsi del 25 Aprile, sono andata tra il libri di casa a ripescare un volumetto dal titolo “La bicicletta nella Resistenza” scritto da Franco Giannantoni e Ibio Paolucci, Edizioni Unicopli, 2016. Un libretto piccolo e importante che mette in luce il fondamentale ruolo che ha avuto la bicicletta durante la Resistenza, riconoscendone la funzione politica compiuta nel facilitare i partigiani a prestare la propria azione nella lotta di Liberazione.

Le staffette partigiane e la bicicletta

Nonostante il tentativo da parte dei nazifascisti di proibire l’utilizzo della bicicletta in funzione anti partigiana, quel divieto non venne mai rispettato, soprattutto nelle grandi città come Milano e Torino dove la gran parte degli operai si muovevano in bicicletta, e non potevano dunque essere fermati per non interrompere la produzione industriale riconvertita in bellica.

Staffette partigiane in bicicletta Liberazione

Attraverso le coinvolgenti testimonianze riportate nel libro, a cui si uniscono quelle raccolte nell’emozionante documentario Le Ragazze del ‘43 e la bicicletta (Raffaella Chiodo, Vittoria Tola, Francesca Spanò, 2015) emerge il meraviglioso rapporto che le staffette partigiane avevano con la propria bicicletta, un rapporto tanto intimo e affettivo da appellarle spesso con un soprannome. Per le staffette la bicicletta era il mezzo prezioso e perfetto che consentiva loro di camuffarsi da comuni cittadini e cittadine, di muoversi velocemente sul territorio, di compiere azioni militanti e di scappare.

Consapevoli dei rischi che correvano, trasportavano con la bicicletta armi, esplosivi, cibo e vestiti e consegnavano coraggiosamente stampa clandestina, messaggi preziosissimi e documenti utili alla lotta, mettendosi in grave pericolo di vita.

[Focus: Tina Anselmi, staffetta partigiana]

Le testimonianze: per non dimenticare

Affinché la memoria della nostra storia di Liberazione, costruita spesso da piccoli e coraggiosi gesti, rimanga sempre viva, ho scelto di condividere alcuni passaggi di storie vissute e raccontate da staffette partigiane all’interno del volume “La bicicletta nella Resistenza”:

Tiziana “Bianca” Bonazzola

Tiziana Bonazzola nome di battaglia “Bianca” studentessa dell’accademia di Brera sempre in sella alla sua Bianchi celeste come il color del cielo, teneva i collegamenti tra il centro e la periferia di Milano. Tiziana ricorda: “La bicicletta? Un mezzo mirabile…Infatti i gerarchetti locali, spiazzati dal partigianato su due ruote, avevano emesso delle ordinanze di sequestro”. Tra le operazioni a cui Tiziana diede il suo fondamentale contributo ci fu l’ “Operazione Vittorini” che la vedeva impegnata a consegnare segretamente messaggi a Elio Vittorini, il famoso scrittore di “Uomini e no”, contribuendo a salvarlo mettendolo al riparo dai rischi che correva.

Stellina “Lalla” Vecchio

“Lalla” di chilometri in bicicletta ne ha macinati parecchi, come staffetta tra Milano e la Valsesia, portando materiale di propaganda, armi e munizioni. Insieme a Norina Brambilla ciclostilava volantini. Quando le affidarono l’incarico di staffetta di collegamento tra Milano e la Valsesia, ricorda: “La Valsesia per noi era già un luogo mitico, un posto dove erano forti e organizzati i gruppi partigiani, e allora dissi di sì….”Così iniziarono anche i miei eterni viaggi in bicicletta”. Durante una delle missioni rimase uccisa una sua compagna. Stellina di quell’episodio ricorda: “Sopraffatta da una tempestosa ondata di sentimenti, rabbia, dolore, sdegno, rimasi come impietrita. Riuscii a fatica a rimettermi in sella…Fatti una decina di metri dovetti però fermarmi perché non riuscivo più a pedalare. E fu allora che scoppiai in un pianto a dirotto e lacerante”.

Onorina “Sandra”  Brambilla

Onorina Brambilla detta “Sandra” aveva un importante ruolo nella diffusione della stampa clandestina e racconta: “ Quando optai per combattere in città rinunciando all’idea, coltivata in un primo momento, di andare in montagna a fare la partigiana, non sapevo sparare, cosa che imparai con il tempo a fare, ma sapevo perfettamente andare sulla bicicletta, qualità decisiva per una gappista…. Facevo lunghi percorsi come se fossi una studentessa a spasso, vestita con camicette e sottane di seta, confezionate da mia madre che non so dove trovasse il denaro e il tempo per prepararle”. 

Onorina fu arrestata, torturata e deportata nel lager di Bolzano – Gries. Liberata il 30 aprile 1945 ritornò a Milano a piedi. Alla domanda “e la bicicletta?” Ricorda: “Era al suo posto. Il giorno dopo ci saltai sopra e cominciai a girare per la mia Milano. Non avevo partecipato alla festa della Liberazione e mi era dispiaciuto ma l’aria che si respirava per le strade era quella di una città che voleva al più presto riguadagnare il tempo perduto dopo le tragedie del fascismo”.

Buon 25 Aprile!

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