Come viaggiavamo in bici nel 1951

Come viaggiavamo in bici nel 1951
Cicloturismo vintage: immagine generata con AI (Nano Banana Pro)

Quando oggi parliamo di bikepacking, gravel e viaggi lenti, ci sembra di essere davanti a una rivoluzione moderna. In realtà, sfogliando un numero del 1951 della rivista Le Vie d’Italia del Touring Club Italiano, si scopre che il cicloturismo era un’idea chiarissima già 75 anni fa: la bicicletta come mezzo per conoscere il territorio, non per macinare chilometri a testa bassa.

Infatti l’articolo lo dichiara senza mezzi termini: il buon cicloturista non è quello che fa più strada, ma quello che “trae il maggior frutto dagli itinerari seguiti”.

Tradotto nel linguaggio di oggi: non contava la media oraria, contava il panorama. Una filosofia che suona sorprendentemente attuale, mentre noi cerchiamo di disintossicarci da Strava e dai KOM.

La bici come strumento di libertà (già nel 1951)

Nel testo si insiste molto su un concetto che oggi definiremmo “slow travel”: andare per itinerari belli, con calma, senza l’assillo della prestazione. Si raccomanda di educare i giovani non alla bici da corsa, ma alla bici da viaggio, “più pratica e servizievole”. Perché non tutti sarebbero diventati Coppi o Bartali, ma tutti potevano diventare viaggiatori.

La bicicletta ideale doveva avere portapacchi robusti, borse laterali, gomme più larghe, cambi affidabili e accessori che oggi diamo per scontati: fanali a dinamo, contachilometri, persino indicatori di velocità. E immancabile un consiglio che sembra uscito da un blog del 2026: “Non dimenticate la macchina fotografica”. Perché viaggiare in bici significava già allora raccontare il mondo.

Ricevi il meglio di Bikeitalia direttamente via mail: compila il modulo e iscriviti alla nostra newsletter settimanale, è gratuita!

Il micromotore: l’antenato della ebike?

La parte più affascinante dell’articolo è quella dedicata al “cicloturismo motorizzato”. Si parla di micromotori applicati alla bicicletta, come il Velosolex o i primi bicimotori italiani. Piccoli propulsori da 45 o 49 cc, capaci di portarti a 30–35 km/h e aiutarti sulle salite più dure.

Non erano ebike, ovviamente, ma l’idea era identica: abbassare la soglia di fatica e rendere il viaggio accessibile a più persone. L’articolo pone già il problema filosofico che oggi anima le discussioni sulle bici elettriche: il micromotorista è ancora un ciclista o è più vicino al motociclista? E conclude che il mezzo cambia il carattere dell’esperienza, ma non la voglia di viaggiare.

Il passato che assomiglia al futuro

Rileggere quell’articolo oggi fa un certo effetto. Ci accorgiamo che molte delle discussioni contemporanee (bici muscolare contro ebike, turismo lento contro performance, accessori indispensabili, borse, luci, sicurezza) erano già lì, ben settantacinque anni fa.

Il cicloturismo non è una moda passeggera, non nasce con il gravel né con Instagram. È una pratica antica che si rinnova con la tecnologia, ma resta fedele a sé stessa: viaggiare per vedere, per scoprire, non per arrivare prima. La bici, con o senza motore, continua a essere “avanti” perché sa adattarsi ai tempi senza perdere la sua anima.

E forse la lezione più moderna viene proprio dal 1951: non importa se pedali o se ti fai aiutare da un motore elettrico. L’importante è partire. E usare la vacanza non per consumare chilometri, ma per scoprire l’Italia – lentamente, una strada alla volta.

Di seguito l’estratto dell’articolo in pdf:

[Fonte – pagg. 46-52]

FIERA DEL CICLOTURISMO

L’ispirazione per la prossima vacanza

SCOPRI ORA

Commenti

  1. Mauro ha detto:

    Ma dovevate per forza mettere un’immagine generata dall’IA, quando nel resto dell’articolo pubblicate stupende foto vintage?

    [Gentile Mauro, grazie del commento: tutte le foto originali erano di formato troppo ridotto per poter essere pubblicate come cover dell’articolo. Quella di mettere un’immagine generata dall’AI – ispirata evidentemente alle foto originali e ricolorata con effetto vintage – è stata una scelta della Redazione che si collegava anche al titolo “Come viaggiavamo in bici nel 1951”, come trait d’union ideale tra passato e presente – Bikeitalia.it]

  2. Luca ha detto:

    In una casa di campagna sulle colline di Cesena mia nonna aveva una bicicletta con un piccolo motore a scoppio che era ferma da anni. Un giorno i ladri entrarono in casa e tra le altre cose rubarono il motore. Dopodiché, mia mamma ha usato quella bici senza motore per anni.
    Sempre nella stessa casa abbiamo una collezione di vecchi numeri della rivista del TCI, che già tra la fine dell’800 e gli inizi del 900 dedicava ampio spazio al cicloturismo.

I commenti non vanno online in automatico ma vengono prima letti e moderati dalla redazione: la loro pubblicazione di norma avviene nei giorni feriali tra le 9 e le 18.
I commenti che non rispettano queste linee guida potranno non essere pubblicati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *