Atala è uno dei marchi che hanno fatto la storia del ciclismo. Forse non tutti lo sanno, ma fu in sella a una bicicletta Atala che Luigi Ganna si portò a casa il Giro d’Italia del 1909 e del 1910. Da allora in poi il marchio con sede a Monza ebbe esiti altalenanti e dopo gli anni ’80 con la partecipazione al Giro d’Italia iniziò un importante periodo di calo di immagine che portò Atala a diventare un marchio di bici da supermercato.
Con la cessione del 50% del marchio al gruppo olandese Accell, le cose hanno iniziato progressivamente a cambiare, sono stati acquisiti e creati nuovi marchi, alcuni anche prestigiosi (Umberto Dei e Maino), altri dall’alto contenuto tecnologico (Whistle e Carraro).
Sembrava andasse tutto bene, poi arrivò l’edizione 2021 di EICMA, l’Esposizione Internazionale di Cicli, Motocicli e Accessori che ha messo in evidenza qualche aspetto di debolezza.
Atala si è presentato in fiera con uno stand di tutto rispetto, capace di reggere la concorrenza degli stand del settore moto e con una serie di prodotti di sicura qualità. Per valorizzare la nuova gamma di bici, il management della casa monzese ha pensato bene di ricorrere al più antico trucco del mondo: affiancare al prodotto una ragazza discinta e ammiccante.

L’antica tecnica dell’ancoraggio
La pratica è uso comune nelle fiere di moto: si mette la sventolona di turno in sella alla nuovissima fuoriserie e la si lascia lì a rosolare sotto i faretti mentre orde di adolescenti con gli ormoni in fibrillazione si precipitano a fare foto che condivideranno poi sui social con l’hashtag #tette coprendo il marchio e il prodotto.
Nel gergo del marketing questa tecnica si chiama “ancoraggio”: metto una bella gnocca accanto a un prodotto anonimo per creare un’associazione implicita nel cervello di chi guarda “compra il mio prodotto e anche tu potrai avere una gnocca così”. Questo è il metodo con cui i maestri del marketing hanno convinto intere generazioni di persone a fumare: per essere fighi come James Dean, come Humphrey Bogart, come Alain Delon, come Clint Eastwood.
Ma stiamo parlando degli anni ’50 e oggi, a distanza di 70 anni, viene da pensare che si possa fare di più e di meglio. Questo non solo perché il consumatore di oggi è più raffinato e ha bisogno di nuovi trucchetti per essere convinto a comprare qualcosa, ma anche perché in un’era in cui chiunque può avere accesso a tutto l’eros che desidera semplicemente cliccando sul proprio smartphone, non si capisce perché questi debba intercettare l’erotismo in uno stand che pretende di commercializzare biciclette.
La mercificazione del corpo
La pratica dell’ancoraggio tra belle donne e prodotti è stata progressivamente abbandonata nel corso del tempo perché ha lo sgradevole effetto di trasformare il corpo della donna in un prodotto in vendita che sembra quasi incluso nel prezzo.
Al di là della questione etica e morale, questa pratica è stata progressivamente abbandonata in molti ambiti perché è escludente nei confronti delle donne stesse: d’altronde se io voglio vendere un prodotto a delle donne, l’ultima cosa che debbo fare è farle sentire come rappresentanti della storia millenaria del meretricio. E il ciclismo, come sappiamo, è un settore che sta disperatamente cercando di avvicinarsi all’universo femminile per coinvolgerlo.
Leggi anche: Pedala come una donna: a RImini Liv sfida i cliché

E poi c’è la mortificazione del prodotto. Lo dico da imprenditore: nulla al mondo deve mai oscurare il mio prodotto perché vige la regola aurea: se non si vede non si vende. Nei supermercati le aziende pagano prezzi premium per riuscire a essere nei punti più visibili e invece Atala come gestisce la propria comunicazione social? Pubblica una foto in cui una ragazzina molto procace copre con le proprie forme il lavoro del product manager e non si sa più se la gravel che vogliono vendere a tutti i costi (sapete quanto costa uno stand a EICMA?) sia a pedalata assistita o muscolare, che tipo di guarnitura monta o il nome del modello.
Cosa mi vuoi comunicare?
Osservando il posizionamento di Atala a Eicma quello che mi chiedo è “ma questi qua cosa vogliono comunicarmi?”. Cosa vogliono dirmi quando mettono sul piedistallo una sventolona in minigonna e tacchi a spillo accanto a una MTB? Che se uso il loro prodotto divento così? Che quello è l’abbigliamento corretto per andare in MTB? Che se uso il loro prodotto anche io potrò avere la sventolona? (guardate che le signorine che si incontrano vestite in quel modo nei boschi generalmente non sono molto interessate al mezzo di trasporto).

L’operazione è talmente sbagliata che non so neppure da che parte prenderla: chi ha pensato a questa operazione non si è minimamente posto il problema del ritorno di investimento, ha pensato di spolverare le logiche dei vecchi calendari da officina pensando che questo possa bastare.
Quello stand fa schifo. E lo dico prima da uomo maschio, e poi da azionista di Accell che gradirebbe che le aziende del gruppo sappiano maneggiare propriamente gli strumenti della comunicazione. Perché siamo nel 2021, non nel 1951.





















Non in grado.
Post che condivido. Condivido meno l’utilizzo che se ne sta facendo sui social quali Linkedin con il classico sproloqui sull’uomo cattivo e sessista. Interessante notare che cercando, la marketing manager di Atala risulta essere una donna..
Questa Atala non ha proprio nulla a che vedere con quella del grande Cesare Rizzato. Il declino non è iniziato negli anni 80 dove anzi fino a quando c’era il grande vecchio l’azienda prosperava. Poi col nuovo management è iniziato dai primi anni 2000 il declino, con la chiusura degli stabilimenti di produzione italiani, la virata verso lo scooter (pessimi!) e la cessione del marchio. E parlo per conoscenza diretta!!!
Il problema di marketing è un problema di Atala? Ah Ho capito, quella ragazza non andava bene, lei proprio come soggetto!
Ma fatemi capire meglio: il problema è perché è bionda, perché è scollata, perché probabilmente quel segno rifatto, perché sta sorridendo o perché molto probabilmente non si intenderà di biciclette?
(Sono curioso di vedere quanti non coglieranno la sottile vena di sarcasmo)
Guido, non si dice che la tecnica di mktg sia sbagliata. Ma che probabilmente lo è se stai proponendo un prodotto tecnico a uomini e donne.
E’ provato che la molla per comprare macchinoni e moto da corsa sia spesso “con questa acchiappo”.
Con le bici non è così
Vi seguo da tempo e mi piacciono molto i vostri articoli.
In questo caso, mi siete apparsi un po’ appannati, fuori luogo, vi siete soffermati sul marketing, sulle donne e avete tralasciato la sostanza, le novità, le bici proposte dal brand e le difficoltà che incontrano a volte le aziende in fiera ad attirare il pubblico. Scusate, ma siete andati off-road.
Se in astratto è condivisibile, in pratica tutti gli stand passati in TV in questi giorni, hanno questa fauna . Quindi è così.
Perché invece le altre case sono andate avanti anni luce vero? Guarda le foto fatte dalla gente, tutti gli stand sono così punto e basta.
Chi è nel settore va i giorni in cui il pubblico non è presente è sempre stato così.
Gli altri giorni quelli del pubblico l’80% delle persone va per le ragazze e poi le moto o le bici .
ATALA come le altre case lo danno sono tutte strutturate uguali.
Se devo comprare un prodotto da 10.000 euro di certo nonnlo scelgo all’eicma ma informo privatamente su canali seri.
Tutti contro la così detta “mercificazione del corpo” fatto sta che dati alla mano , la manifestazione eicma di qualche anno fa dove le stendete erano state bandite è stata la p povera di pubblico in assoluto. Raccontiamo quello chi vogliamo, ma penso che siano le donne in primis a non dover accettare di stare mezze nude ferme a supporto di un prodotto col quale certi atteggiamenti non c’entra niente.
Non si può sempre dire che la colpa è dell uomo “maiale o maniaco che sia” fino a che le donne accettano di essere “mercificate”.
Se vado ad una mostra di ciclo e’ per vedere le bici nuove con nuove livree e nuove meccaniche ….Se voglio vedere belle ragazze prosperose e mezze vestite so dove andare …
Non certo all ‘ EICMA Ciclo
Ma che bacchettone.. quindi secondo Lei il Motor show di Bologna non dovrebbe più esistere? Ma dai…
Se vogliono conquistare la clientela femminile hanno cannato in pieno! La gnocca davanti alla bici c’entra come i cavoli a merenda ! Concordo che va evidenziata la qualità reale del prodotto..
Grazie a nome di tutte le donne. Grazie perché se ne è accorto e grazie perché chi scrive l’articolo (finalmente!) è un uomo. Io comunque nel mio piccolo mi attengo ad una pratica semplice e lineare: evito di acquistare da chi usa le donne come soprammobili. L’età della pietra è finita da un mezzo (e la mia bici appena comprata non è di questo marchio).
Secondo me mettere una bella ragazza ci sta ma magari bisogna usare un po’ di fantasia per esempio vestire le ragazze da Raider MTB con pantaloni corti e abbigliamento di un brand partner e poi basta Nero ci vogliono colori su bici che piacciono ok nero ma anche altri colori vivaci e poi date la possibilità al cliente di scegliere il colore e allestimento non imporre insomma adottate il metodo di vendita auto modello base ma poi scelta di optional ecc..
Mi chiedo quanto sessismo ci sia anche nel usare queste parole nei confronti di una bella donna con i tacchi …
d’altronde se io voglio vendere un prodotto a delle donne, l’ultima cosa che debbo fare è farle sentire come rappresentanti della storia millenaria del meretricio.
Se fosse stato pagato dai concorrenti avrebbe parlato male dei prodotti, mica della mentalità dell’ufficio marketing fermo agli anni 80.
La verità, credo, la conoscano gli Operatori del settore: nel 2020 ci sono state grosse difficoltà per le Aziende. Sono mancati i componenti e quindi le bici, elettriche o muscolari. Atala in particolare come altri ha consegnato poco o nulla anche nel 2021 sino a fine Settembre. Il percepito relativamente al marchio e più in generale alla situazione (più che evidente per quanti come me frequenta i Rivenditori) non è dei migliori. Questo brand, come molti altri del “Mercato Ciclo”, hanno già richiesto programmi ed impegni ai propri clienti per il 2023, insomma “alla cieca”. Allora cosa fare in una fiera per quanto sbagliato sia: cercare attenzione, richiamare gli sguardi e far parlare di sé nel bene o nel male ma riuscire a farlo. Credetemi: il problema di immagine, di comunicazione per aziende come questa è l’ultimo di una lunga serie e forse il meno grave.
Sono d’accordo, ma questo discorso può essere fatto per metà delle esposizioni di Eicma… Ci sono stato ieri ed effettivamente non ricordo di aver visto bici Atala allo stand, ma nemmeno ho capito cosa vende Mafra giusto per dirne una
Dice il vecchio saggio “se guardi la fi*a non vedi la biga”. Pienamente d’accordo con l’articolista.
Negli altri stand c’era tutto e di più, forse anche situazioni più volgari. Comunque atala ti ringrazia………….un articolo così il marketing se lo sognava di notte………………….eppure gratis………….ora tutti a capire se è un’atal gravel, mtb ecc ecc.
Incredibile…. nel 2021 questo articolo è totalmente incentrato sulla cornice, e non sul quadro. Mercificazione ? Abbigliamento non consono? Siamo ad una fiera dove si mette in bella mostra, mica al Bike Park … Non mi turba per nulla la loro presenza, ANZI
Ad ogni modo ero interessato alle nuove Whistle 9.2 e da questo articolo mi aspettavo qualche approfondimento, pace mi consolerò con le foto, tra l’altro
Penso che tu abbia finito le idee su cosa scrivere e tu sia inventato queste stupide teorie solo per scrivere qualcosa. Quello che stai dicendo in questo articolo è incoerente e non ha il minimo senso, sembra che tu stia parlando a dei bambini di 3 anni; penso che chiunque ci arrivi a pensare che in bici non ci vai con i tacchi a spillo ??
Ritengo che meccanismi mentali così complessi e scelte comunicative così importanti richiedo approfondimenti di molto miglior livello . In uno stand fieristico serve personale disponibile ad informare il pubblico ( cioè le PERSONE ) eventualmente interessate , è indiscutibile che persone dal bell’aspetto sia maschi che femmine , dovutamente educati alla funzione che dovranno svolgere e con il sorriso sulle labbra anche quando i piedi dolgono in modo insopportabile , siano il miglior sistema per creare il contatto con il pubblico .
A questo punto, non si tratta di uomo o donna , si tratta di aspetto, educazione, preparazione .
E’ evidente che l’esempio proposto (che non andrebbe bene neppure in un porno shop ) sia un catastrofico autogol . La bellezza va sempre bene , nel 1960 le supermaggiorate, siliconate e scosciate potevano almeno avere la funzione di stupire, oggi è un pugno in un occhio . Mi permetto perciò di dire che l’azienda in questione ha affidato la funzione di decidere come organizzare lo stand ad una persona non all’altezza che non sa essere al passo con i tempi .
Peccato, per un marchio con la storia di Atala, spero che il personale non fosse tutto così .
Oggi i ciclisti si fanno imbambolare da persone , maschi o femmine, che siano però in grado di comunicare al possibile cliente con la terminologia corretta ( guarniture, avancorsa, lista dei rapporti del cambio, pastiglie per i freni adisco sintetiche o naturali ecc. ) E, se fosse una bella ed educata ragazza, potrete star certi che avrebbe più ascolto di un grande cantante !!
Il signore che ha scritto l’articolo si é mai chiesto perché nessuna delle presentatrici televisive é brutta e vestita male ? Eppure devono solo daré delle notizie. Oggi se Atala vuol activaremos l’ attenzione del pubblico ha bisogno delle sventolone come le ha chiamate quel signore
Sono in parte d’accordo con quanto detto. Certo si é vero, a pensarci bene (io ci sono stato ieri) avrei visto benissimo un manichino vestito a punto al fianco di ogni novità Atala ( ma forse abbigliamento non ne abbiamo) che vicino alla( sventolona) elegante e bella avrei preferito, che poteva tradursi in… Come mi vesto per questo tipo di bici, guarda che Marchio elegante che sto comprando. Comunque sempre all’ Italiana si fanno e dicono le cose.
Più che delle signorine che si espongono con i prodotti del gruppo ATALA io mi occuperei del fatto che i produttori di bici stanno vendendo FUFFA ,bici esageratamente care che costano come una moto avendone un decimo del valore quando và bene,mi auguro che tale mercato imploda , perché è questo quello che meriterebbe.
Cattive abitudini, cattive a morire. A me fa piacere vedere una bella ragazza. Ma se vado in un salone, provo persino fastidio quando trovo la bellona messa per attirarmi nello stand.
Sarò fatto male, ma mi sembra una presa per i fondelli. Poi se uno non lo capisce fatti suoi.
Secondo me una bella ragazza davanti o accanto ad un bel prodotto ci stà sempre bene. Anzi: Benissimo
Tu non hai neanche una vaga idea di cosa sia una strategia di mktg e di comunicazione fieristica. Inoltre dovresti vergognarti , visto che sei azionista di Accell, a dire che il prodotto nn è rilevante. Quale competitor invidioso dello stand Atala ti ha assoldato x scrivere certe castronerie?
Meno male che c’è ancora chi propone il proprio prodotto con l’immagine di una bella e prosperosa ragazza! W Atala!
se mi interessa il prodotto, lo guardo e lo analizzo a prescindere da chi c’ è vicino. Se poi posso anche guardare una bella ragazza, la cosa non mi dispiace affatto. Non trovo così disdicevoli queste presentazioni.
Beh, fare tutto questo predicozzo politically correct e poi definire le modelle, che sono lì pagate a fare il loro mestiere, delle “sventolone” mi sembra una bella caduta di stile, di quelle che ti scatenano gli haters addosso. Ricordati che a voler fare il puro trovi sempre qualcuno più puro di te.
Sicuramente una scelta di Marketing discutibile ma non trovo corretto puntare il dito contro Atala, dall’esterno si percepiscono più attriti personali rispetto ad un articolo oggettivo.
E’ da decenni che al Motorshow di Bologna e , oggi , all’Eicma ci sono queste scelte di marketing da parte di multinazionali e aziende medio piccole .
Scelte sicuramente discutibili e forse superate ma non tali da accanirsi contro una sola azienda.
Se basta intravedere due tette per ragionare con la testa sbagliata, allora, bisognerebbe togliere la patente a molti uomini che circolano in auto. Di tette al vento, ne e’ pieno il mondo, e tutte le sue strade. Articolo patetico.
Questo articolo è molto peggio come preconcetti sulla donna , si è addirittura a arrivati a mettere sullo stesso piano non meglio identificate signorine in abiti succinti incontrate tra i boschi ( lascio a voi l’interpretazione de sottointeso ) , con ragazze che fanno le hostess in fiera.
E cito : ” (guardate che le signorine che si incontrano vestite in quel modo nei boschi generalmente non sono molto interessate al mezzo di trasporto)”, seguendo l’assioma arcaico che una donna vestita in quel modo può esercitare una sola professione.
Buongiorno,
rispettando quanto scritto, mi sento in dovere di esprimere un parere sull’articolo e sulla questione. Innanzitutto penso che si possa, e si debba in certe occasioni, esprimere un concetto o una opinione utilizzando una terminologia più elegante. Aiuta sempre a trasmettere meglio le proprie idee.
Andando al punto, partirei dal titolo. Sbagliato. Atala non ha un problema di marketing. Forse è il marketing che ha un problema. O forse nelle fiere di tutto il mondo, non solo di biciclette, non ci si avvale di ragazze negli stand? E non solo nelle fiere; basti pensare alle pubblicità, alle ombrelline dei vari sport, etc, etc, etc.
E’ un problema di mercificazione dell’immagine. Non è un problema del marketing di Atala.
Andiamo ai contenuti: non condivisibili, almeno dal sottoscritto. Leggo di ‘mortificazione del prodotto’, ma non leggo di ‘mortificazione delle ragazze’. Che poi sia ben chiaro che sono ben pagate e lo fanno volentieri.
Spesso leggo, soprattuto sul web, articoli dove, con l’obiettivo di attirare il lettore, si scrivono interi paragrafi sconnessi fra loro, non solo con il titolo, dove si evidenziano aspetti marginali trascurando le regole ed i concetti che dovrebbero essere alla base del comune pensare in una società civile. Parlo ed esempio del lavoro e dell’immagine. Nell’articolo si punge più volte l’azienda per avere commesso un errore di marketing, ma si svilisce il lavoro delle ragazze e della loro immagine. Entrambe degne invece, almeno a parer mio, del giusto rispetto.
Ho anche altro da fare, per cui mi fermo qui. Ma ce ne sarebbe ancora.
Invito chi scrive, soprattuto articoli sui giornali e sul web, a pensare di più, e meglio. Il mondo della bici non è fatto solo di strilloni. Principalmente è composto da persone che praticano uno sport duro, ben conoscendo la fatica ed il silenzio delle proprie mete, raggiunte o meno. Il tutto animnati da vera passione e rispetto, anche e soprattutto per le donne ed il proprio essere.
Allora dovrebbe criticare tutti gli stand di Eicma per il pessimo marketing..
Penso che un po’ di belle ragazze non guastino mai se uno vuole vedere il prodotto lo vede se uno vuole vedere altri ok che problema c’è .ben vengano queste manifestazioni e belle ragazze in un mondo brutto ogni tanto qualcosa di bello o no ? Mi sa che lei ha scritto per invidia questo articolo .
bell’articolo, condivido in pieno
Mi sembra veramente un articolo senza senso.
Ho sempre girato le fiere din dagli anni 80 e queste cose ci sono sempre state e mi permetta: Hanno sempre fatto molto piacere!
Allora che facciamo?
Polemizziamo anche sulle ragazze ombrellino e immagine della moto GP e della F1?
Ma dai cerchiamo di essere un po’ meno bacchettoni e di valorizzare un prodotto che almeno nel nome rimane italiano.
Fondamentalmente ha ragione, ho partecipato a varie esposizioni in altri settori e gli stand più visitati erano ricoperti di gnocca che si invitava la sera nelle varie cene organizzate ad hoc. Certo alcune erano anche preparatissime altre… solo gran gnocche ma forse Atala poteva unire le due cose: trovare delle sportive magari vincenti e degli sportivi che si fossero prestati in abbigliamento tecnico a mostrare bici e muscoli. Tanto per la par condicio. Anche se sinceramente se Atala non tira fuori dal cappello brevetti e soluzioni ultra tecniche il popolo , delle bike, quello vero del sudore e della fatica a denti stretti quello che per mezzo kilo di meno in una bici potrebbe vendersi un polmone, quel popolo molto attento al particolare tecnico più che alla gran gnocca o gnocco che la mostra la bici…. Non la tange neppure. Non tutti gli ormoni sono eccitati dalle tette. Perché se vado ad una esposizione così tecnica mi aspetto una gran visione di ergal, alluminiò, acciaio ultraleggero ed iper forte, e magari ingranaggi in acrilico dal peso inesistente e dalla resistenza ultradivina. Le tette? Beh se ci sono le guardo e se mi coprono il pezzo gentilmente chiedo di spostarle.
Prima di parlare dei problemi dell’Atala faccia un recap dei problemi di origine cognitiva e dei preconcetti che la condizionano.
P.S. Quest’anno non potrò andare ma consiglierò agli amici di fare in salto alla stand grazie a lei…
Mi sembra un articolo davvero fuori luogo. Ha perso l’occasione di mostrare il prodotto per la voglia di dire solo la sua.
Se il prodotto fosse stato rilevante ne avrei parlato
Che tu abbia studiato marketing si evince bene dal tuo pessimo articolo, l’hai messo bene in evidenza, peccato che qui non siamo ad un esame universitario ma nel mondo reale… Hai dimostrato di non conoscere la storia del marchio di cui stai parlando e nemmeno di capire che evidentemente la comunicazione di Atala non è un passo indietro ma bensì in avanti… Tranquillo non è colpa tua, se non l’hai capito è solo perché i libri su cui passi il tuo tempo non sono ancora stati aggiornati con le nuove edizioni.
Ciao, non ho studiato marketing, ma lavoro nel marketing da 15 anni. Da 8 anni con la mia azienda che cresce a un ritmo annuo del 35%.
Tu cosa sai fare?
Haimè, pessimo biglietto da visita! Ma forse ancora appealing per un certo mercato vetero-tradizionale che ormai deve rifugiarsi su Cialis e padalata assistita per sentirsi “vivo”… oppure Atala aveva bisogno di colmare le lacune tecnologiche del prodotto…
A me la bici è arrivata dopo 8 mesi senza nemmeno un accenno a scusanti. Anzi, quando ho cercato di registrare la garanzia, mi hanno detto che sarebbe comunque partita dalla data del pagamento di 8 mesi prima!!!
Tenuto conto che mi hanno detto che la bici era arrivata in ritardo perché non c’erano in produzione, mi pare follia pura non consentire che la garanzia decorresse dalla data del ritiro …
Eicma ormai è la fiera dei seni rifatti tacchi a spillo e pose ammiccanti .
Mi chiedo solo come pensano sia appetibile una fiera della banalità e volgarità per una donna interessata seriamente al motociclismo o bike.
Posso notare che nel 2021 qualche grande nome ha abbandonato la barca in favore di piattaforme più fruibili per tutti e meno volgari.
Fortuna esistono giornalisti che hanno il coraggio di denunciare sto scempio.
Grazie era ora
Complimenti all’Atala all’EICMA: i soldi per pagare lo stand e le gnocche ce li hanno, peccato che io ho PAGATO una e-bike oltre un anno fa e ancora non l’hanno consegnata, perché come è giustamente scritto in qualche altro commento, in Italia non producono più, arriva tutto dall’Asia, alla faccia del made in Italy.
Vergogna
La pubblicità serve per fare parlare del prodotto! E Atala ha fatto centro! Io visto lo stand andrò a guardare qualche Atala dai rivenditori. Per fortuna che esistono gli stand del EICMA!
E stia attento a non pedalare più sulla sua bici! Anzi se ne disfi al più presto.
Caro Paolo, prima di scrivere un articolo come questo , dovresti dotarti di un po di coerenza. Critichi Atala per l’abbinamento con delle belle ragazze, e poi sei il primo a infarcire l articolo con tutte quelle foto ! Se davvero eri così scandalizzato ne avresti pubblicata una o forse neanche quella! Se il mktg di Atala a tuo avviso, non funziona, il tuo invece funziona bene ! Quanto hai incassato per questo articolo e per parlare di Atala e delle sue bici ?
Caro Andrea, il dovere di cronaca mi impone di mettere in evidenza le fonti: ne va della mia credibilità. Una volta è un caso, due volte è una coincidenza, tre volte è una prova. Il mio marketing funziona bene? Direi di sì, ho studiato e lavorato tanto per questo.
Il problema lo ha chi ha scritto qs , nn conosci neanke la storia , cretino ignorante , informati meglio che ll’Atala era di Rizzato e al supermercato ti puoi mettere tu in vendita !! Poi le belle ragazze le hanno ingaggiate tutti da Honda a Ferrari ..Non si vuol fare della pubblicità anke perché l’atala e gia leader in Italia …
Atala è leader in Italia. Sì, certo. Ernesto Colnago e Fausto Pinarello vanno ogni mese a Monza a spiare dalle finestre come si fanno le biciclette…
Tu dici che Atala abbia dei problemi di marketing e li sminuisci così tanto che li fai sembrare degli inesperti..può darsi che sia vero, può darsi anche di no..ma tu giornalista, oggi ne stai parlando..e ne stai parlando per via di quelle stesse sventole!
Ciao, non sono un giornalista, sono un imprenditore, vengo dal marketing. Per questo ne parlo.
Ma che problemi ha chi ha scritto l’articolo? Non aveva niente di meglio da fare che.. rompere? Sono stato una miriade di volte ad Eicma, il 90% della gente (ed il 99% dei visitatori è di sesso maschile) ci va per la “gnocca”.. poi magari si compra la moto nuova o il motorino o oggi, nell’avvento dell’elettrico, perché no, l’ebike. Che perbenismo triste e pesante!
La gelosia ……
Acquisti da loro una bici da 2600 € e poi ti chiedono 25 € per aggiornare il software. Mai più acquisti negli Atala store
Per la verità trovo inutile e un po’ deprimente questo articolo nel quale si va a puntare il dito in maniera piuttosto violenta e ingiustificata su un singolo marchio. Non capisco il perché e mi viene di pensare male. Sono stato ad Eicma molte volte e ci sono sempre state le ragazze e mai troppo vestite. La lezioncina che si tratti di un “trucco desueto” avrebbe potuta farla ugualmente a Suzuki, Honda e ai tanti marchi che non lesinano nella presenza femminile. Peraltro questa edizione di Eicma, un po’ sotto tono, lo è stata persino sulla più contenuta presenza di modelle, quindi l’articolista si è svegliato decisamente tardi … Ma poi ? Le bici ? Non ne ha parlato … evidentemente si sarà distratto anche lui a guardare le tette della ragazza, sempre che non abbia altri gusti …
Cosa inventarsi per promuovere un prodotto sostanzialmente uguale a cento altri?
Ne ho viste di peggio nelle mie partecipazione come rivenditore di auto storiche nelle varie fiere europee, li dov’è l’attenzione verso l’auto in questione ne decreta il buon acquisto. Di Atala&Sex parliamo di prodotti nuovi, dove non si guarda per trovarne i difetti, ma semplicemente se piace o meno, in questo caso la forbice si stringe ad una minima parte dei visitatori. Forse il 10%. Quindi ben vengano queste belle presenze, allontanano l’indifferenza verso il prodotto in questione.
Scusate ho girato tutta la fiera ma evidentemente vi siete fermati solo da Atala …. Non c’era uno stand senza una gnocca anzi addirittura due o tre evidentemente questi del marcheting non sono proprio tutti scemi . Le dirò di più c’era anche un uomo sopra una moto e Sa cosa dicevano quelli che passavano? Che cazzo ci fa quello. Ai ragazzi piacciono le cose belle che siano bici o gnocche .
Hanno ben altri problemi, magazzini vuoti, a loro dire. Sistemazione di un motore di ebike, il tanto decantato AM80, proclami come “motore italiano” e poi si scopre che è cinese alla faccia del compra italiano dei loro spot. Mesi per riavere la bici di mia moglie, pagata 1300€ e usata 1 mese su 1 anno e mezzo, gli consiglio di cambiare mestiere.
Nella giornata controlla violenza sulle donne è sicuramente un calo di stile, certo è che vale per tutti i brand auto e cicli che rifanno la stessa cosa da anni, non capisco questo accanimento con Atala, lungi da ma il volerli difendere, sono comunque i. Buona comapgnia
Io nn compro atala, ho di meglio. Però ho letto l articolo perché anche voi date importanza alla “copertina”… a vs modo. Quindi il marketing funziona
Queste cose qui lasciamole alle Ferrari ,Lamborghini e Porsche e altro
Se ci sono difficoltà a trovare lavoratori specializzati presumo che anche tra i manager la situazione non sia migliore ? saper dirigere bene occorre capacità Draghi e Toninelli sono due esempi di politici con capacità diverse ???
Il problema grosso come una casa ce l’avete voi, che volete che la tristezza ed il grigiume invada il mondo con la scusa della sottocultura della cancellazione. Ce l’avete fatta con la F1, non ce la farete mai con la MotoGP e con le due ruote. Non ho mai avuto un’ Atala, ma ho visto il bellissimo stand e l’unica cosa che posso dire è che sarà sicuramente la mia prossima bici.
Complimenti a Bikeitalia e a Paolo per questo articolo.
È inconcepibile che un’azienda, nel 2021,usi ancora queste metodologie di comunicazione.
In passato ho comprato una city bike di Atala ma con oggi c’ho messo una pietra sopra,sia ad Atala che a un qualunque marchio del gruppo Accell.
Bigotti. Aggiornatevi. Si vede che non siete mai stati ad EICMA. E’ sempre stato così, per fortuna. Mettere delle belle ragazze affianco a bici, moto, scooter o altro non lo trovo di cattivo gusto o denigratorio nei confronti del marchio. La cosa che mi ha invece pena sono degli “articoletti” come questo. Penoso.
…c’è poco da fare….”figa” fa binomio vincente con qualsiasi prodotto !!!!
E perché per le moto va bene e per le bici no?! Io amo le donne e la bici, insieme ancora di più. Sarò fatto male io ma mi sembra che oggi si debba per forza criticare tutto e tutti!! Una bella donna ed una bella bici, cosa si vuole di più? Sui social pero si continuano a vedere foto di cicliste con il seno in vista per guadagnare più seguaci e tutti a seguirle e mettere mi piace. Tutti fenomeni a parole. Una bella donna vende, a uomini e donne stesse, è così dagli antichi. Ovvio Potrebbero mettere anche un bel uomo, nulla di sbagliato, ma chi si fermerebbe a guardare le bici? Voi?? Il 90% degli spettatori ad una fiera di bici sono uomini e ci si va anche per divertirsi, guardare una bella donna non credo sia un reato. Io ad atala mi sei fermato, e me la sarei anche ricordata, altri no. Anzi, state qui a scriverne, mi sembra aun’ottima pubblicità ;)
Sbagli se ne fanno e se ne faranno..anche lei che dice di essere un azionista di Acell quindi della proprietà.Non era meglio comunicarlo in maniera diversa. Capisco che non le è piaciuto ma,anche da parte sua la comuncazione non è stata delle migliori. Detto ciò le assicuro che chi è interessato realmente ai prodotti non si lascerà distrarre da contorni ammicanti..va da se che poi gli ormoni faranno festa grande.
Saluti
Antonio G.
Possiamo fare tutte le battaglie che vogliamo per la violenza contro le donne, ma se lo stato non le tutela rimarranno giornate e proteste fine a se stesse.
Subito in galera chi aggredisce una donna, perché sicuramente lo rifarà, e invece ci sono donne che devono stravolgersi la vita per stare lontano da chi li aggredisce.
Secondo me non sapete più dove sbattere la testa criticando ogni cosa.
Non sentivo il marchi atala da anni.
Oggi è in prima pagina.
Forse sono riusciti nel loro intento…
E le bici sono anche carine!
Forse nella frase seguente avrei usato “sapessero” invece che “sappiano” ma è un dettaglio (“che le aziende del gruppo sappiano maneggiare propriamente gli strumenti della comunicazione”). Se così tante aziende continuano a usare le modelle un motivo ci sarà, anche se condivido il fatto che la tecnica sia datata e che si potrebbe fare qualcosa di meglio.
al di la delle suggestioni e dei tentativi di convincimento, più o meno surrettizi, il coltello dalla parte del manico l’abbiamo noi compratori.
Atala propone in malo modo e volgarizza le donne? NON compriamo podotti Atala, a casse vuote cercheranno altri e migliori modi per pubblicizzare i loro prodotti.
Ciao e buone pedalate senza Atala.
Molto interessante l articolo, mi trova davvero d’accordo sulla tematica espressa. Da sportivo avrei preferito anche testimonials anonimi (modelle) ma che esprimessero sportività. Le fotografie pubblicate in questo post pongono in evidenza un immagine contrastante.
Io sono un utente medio che va alle fiere solo per abbordare gnagna.
Bravi! merita dire le cose come stanmo
A parte il fatto che non so che boschi frequenti, ma nei miei non ho mai visto ragazze vestite così :-)
Non si può che dare ragione alla tua considerazione. Penso agli stand dell’Expo di Riva del Garda di qualche settimana fa: terreno polveroso, andirivieni di bikers con il sorriso sulle labbra e qualche testimonial pescato tra i giovani sportivi e youtuber veramente appassionati e appassionanti (Andrea, Erwin, Diego, … sapete di chi parlo).
Il problema è di prodotto (QUALITÀ!) e di posizionamento (BRAND): vi ricordate le Superga? A scuola è un caso studio, speriamo non ci sia anche Atala in quei capitoli dei prossimi libri di marketing…
PROBLEMA COSÌ GROSSO CHE CHI È CAPITATO QUA LEGGERE QUEST’ARTICOLO L’HA FATTO PER L’ANTEPRIMA TETTOSA. SIAMO ONESTI ,DAI!
Sono assolutamente d’accordo con quanto espresso nell’articolo: ho esordito nel ciclismo con una ATALA nel 1985 a 14 anni, e sono rimasto affezionato al marchio…
Mi piacerebbe davvero che tornasse in auge, con lo stesso nome e su prodotti in linea con le tecnologie attuali.
Matteo
Intanto ne state parlando ,questo è l’importante
Prima cosa, le donne che si prestano a tale esposizione lo fanno liberamente di propria volontà in cambio di soldi, seconda osservazione, evitiamo di essere ipocriti, per un uomo una bella donna attrae più della marmellata le api e, in uno stand dispersivo, ovviamente una bella ragazza attrae più dello sterile prodotto verso di se, quindi, in questo il sistema funzione, attirano gente, poi, se il prodotto proposto merita, può lo essere osservato prima di altri. Che poi mi si dica che non è uno strumento etico, di cosa parliamo? Stiamo vivendo in un mondo dove al primo posto ci sono i soldi e il business prima della vita umana e, ci si scandalizza per alcune ragazze che accettano di mettersi in mostra, pagate e volontariamente, per pubblicizzare delle bici? Se tutti i problemi etici, umani, morali del mondo fossero questi, ci metterei la firma subito, c’è molto di peggio al mondo di cui nemmeno si parla o meglio si preferisce evitare di parlarne…
Ho notato ieri i post Atala e mi sono posto le stesse domande. Probabilmente il target del supermercato è quello che vogliono per il loro marchio. Questa è l’unica spiegazione che mi sono dato.