Pedalate in Faccia | Ciclisti senza luci o inchieste senza dati?

2 Dicembre 2022

Nel corsivo scritto dopo l’omicidio del giovane Francesco Valdiserri consumato a Roma a fine ottobre avevamo avanzato il dubbio che la campagna di stampa sulla insostenibile pericolosità delle strade italiane che era seguita a quell’evento fosse dovuta più che a una matura e convinta consapevolezza, a una reazione della categoria dei giornalisti cui appartenevano i genitori del povero ragazzo.

Il sostegno compatto successivamente offerto alle proposte di introduzione generalizzata del limite dei 30 km/h nelle città ci aveva quasi del tutto illusi sulla svolta; poi la pubblicazione dell’articolo “I ciclisti a luci spente” a firma di Giangiacomo Schiavi ed imbeccato da Beppe Severgnini sul Corriere della Sera del 30 novembre ci ha riportati alla realtà.

Si tratta di un pamphlet-invettiva, costruito con il contributo di selezionati lettori in cui, attorno all’emergenza a suo dire provocata dai ciclisti senza luci, si mette assieme tutto il più trito e sgangherato armamentario antibici: dal casco non indossato dalle “…donne perché si spettinano” ai campanelli “…che imbruttiscono i manubri delle nuove bici da corsa”; dalle corsie disegnate “indegne di essere definite piste” allo smartphone da lasciare in tasca; dai rider neri nella notte nera alla necessità di indossare le “mezze maniche riflettenti”, arrivando a invocare – e lì si doveva inevitabilmente finire – l’utilizzo delle luci led da appendere a “bimbi e cani” (sic).

Dopo aver debitamente chiarito che siamo i primi a chiedere di far rispettare ai ciclisti l’obbligo delle luci e le corrette regole di comportamento, mi limito a chiedere al signor Schiavi, che è un giornalista e non un qualunque avventore di bar e che ha quindi tutte le opportunità di informarsi prima di scrivere: quanti sono i ciclisti vittime di incidenti avvenuti a causa dell’assenza di luci, atteso che la stragrande maggioranza degli eventi accade di giorno? E più in generale, quante sono le vittime dei ciclisti e quanti sono i ciclisti vittime? È davvero quello il problema? O siamo piuttosto di fronte all’ennesimo, consumato tentativo di ‘colpevolizzazione delle vittime’ per continuare a non fare i conti con le vere responsabilità e ristabilire ‘manu militari’ il diritto all’uso esclusivo dello spazio pubblico da parte delle auto?

Essendo invece io un avventore di bar, mi sarà consentito di riportare, per quel che vale, la mia multidecennale esperienza di ciclista: nonostante sia sempre stato un utente corretto e ben munito di luci ho dovuto affrontare una infinità di situazioni di rischio, in un paio di casi anche estremo, tra cui 4 portiere aperte in faccia e un numero incalcolabile di strade tagliate, precedenze non date e sorpassi subiti a pelo di manubrio. E se sono ancora vivo lo devo all’aver presto imparato e scrupolosamente applicato la regola fondamentale del ciclista, che è quella di supporre che ogni automobilista che incontrerai non ti avrà visto, non ti rispetterà e compirà la manovra per te più pericolosa.

Gentile signor Schiavi, capita anche che nello stesso giorno della pubblicazione del suo articolo, è stato ucciso a Montello Vicentino Davide Rebellin. Non aveva le luci, ma era di giorno; non aveva il campanello, ma a che sarebbe servito con un camion alto il doppio di lui? Aveva però un grande cuore, che ce lo faceva amare. Davvero non si vergogna di quello che ha scritto?

Leggi anche: Flash mob al Corriere della Sera: facciamo luce sulla violenza stradale

Commenti

10 Commenti su "Pedalate in Faccia | Ciclisti senza luci o inchieste senza dati?"

  1. Antonio ha detto:

    cm ho gia detto altre volte,a Roma la stragrande maggioranza degli automobilisti è maleducata,arrogante,prepotente ecc.ecc.essendo un ciclista mi trovo costantemente in pericolo di vita.pur avendo le luci davanti e dietro e tutti gli accorgimenti del caso.ma purtroppo in Italia nn c’è la cultura dell’educazione civica e del rispetto altrui.in questa città le ciclabili sn mete di parcheggi delle auto,sporche rotte e piene di vetri.MA IL COMUNE COSA FA????I VIGILI URBANI NON VEDONO????

  2. Marco ha detto:

    C’è una verità che nessuno vuol vedere e fa finta di non vedere di un inbarbarimento sulle strade italiane a tutti i livelli dove il ciclista è l anello più debole.. premessa sono stato camionista automobilista e ciclista da 50 anni…ma mai come adesso ogni volta che esco in bicicletta mai e poi mai avrei pensato di non poter far ritorno a casa ,Camion e auto hanno tutti furia…tutti attaccati ai cellulari mentre guidano….sarei curioso di sapere come facevano a vivere quando questi non esistevano ho visto persone che leggevano il giornale steso sul volante mentre viaggiavano.. certo poi ci sono anche alcuni ciclisti che sbagliano….ma le conseguenze per un ciclista che sbaglia sulla strada costano care..

  3. Alessandro ha detto:

    Essere ciclista è una passione anche perché ti insegna a contare solo su te stesso e io ho avuto modo di trovare più facile e divertente andare in bici fuori dai grandi centri abitati fuori dai giorni di festa e soprattutto cercando sempre di attrezzarmi al meglio.

    campanello luci specchietti da mettere a fine curva del manubrio e poi un orecchio sempre ai rumori dietro di me ed un occhio lungo verso chi mi viene incontro, ma non solo anche agli stop che un ciclista di solito li fa mal volentieri cerco di scivolare il più possibile dul margine destro o sinistro se mi è possibile o se non mi è possibile aspetto il mio turno, e poi vado via veloce più che posso, ma c’è gente che appena ti vede inizia a fare Peeee e passa… ecco non c’è di peggio che far quello che mi fa trasalire e allora posso fare errori che mi costano una caduta o peggio e allora li mando a fan c…. e via che si continua!
    le Rotonde sono ancor peggio… spesso le si fanno bene ma a volte pare quasi di essere invisibili e vedi che ti tagliano la strada solo per non perdere quel decimo di secondo che perderebbero ad aspettare che ti inserisci e sgusci via … o peggio quelli che li aspetti e loro ci mettono una vita a fare la loro curva poi quando provi ad immetterti accelerano come se avessero visto un fantasma!

    insomma tutto sommato quando sono fuori dai centri urbani vado molto meglio e non ho fatto alcun incidente, in città è impossibile sia praticare le ciclabili se si vuole andare a velocità sostenute e pure la strada risulta meno pericolosa ma serve molto ma molto piu attenzione e mano sui freni sempre e comunque pronti a staccate le tacchette per fermarsi in emergenza…

    per ora mi va tutto bene … ma sinceramente non e’ che è il ciclista che deve fare di più ma l’automobilista che deve tenere conto che anche la bici è un mezzo con la propria velocità…

    quanti di voi automobilisti svoltano a destra senza vedere se una bici gli sta affianco… io quando ci sono affianco tengo sempre i freni tirati, ma è uno stresss!😡

  4. Ludwig ha detto:

    vivo in Italia da un po’ di tempo ed uso la bicicletta pur tutti i miei spostamenti
    quotidiani, anche extracittadini. Non credo che sia gli automobilisti che i ciclisti abbiano torto o ragione. Si tratta di una cultura che prevede che ognuno voglia avere sempre ragione a tutti i costi. Le infrastrutture fanno pena, certo, però per chi vive all’estero una buona parte dell’anno nota che il comportamento stradale sia forse tra i peggiori, se non il peggiore tra i paesi limitrofi. Scusate, ma si tratta proprio di educazione stradale. E ciò riguarda tutti gli Italiani, che siedano su una sella o su un sedile di auto, Polizia e Carabinieri compresi. Bisogna rivedere la propria mentalità.

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