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Emozione senza fine: il Giro d’Italia 2023 rivela nuovi talenti e celebra i campioni

Emozione senza fine: il Giro d’Italia 2023 rivela nuovi talenti e celebra i campioni

Giro d’Italia 2023: due settimane, quasi tre, di attese disilluse, ad ogni tappa ci aspettavamo gli scatti delle squadre di testa, il numero del campione, lo slancio per la conquista della Maglia Rosa. E invece illanguidivamo, aspettavamo Godot, la Maglia non la voleva nessuno.

Nel frattempo le fughe partivano e arrivavano.

Poi sono arrivate le Grandi Montagne e la cronoscalata più stramba e appassionante di tutti i tempi (esagero? chissà) e lì sono successe le cose che dovevano succedere. Non ripercorrerò i momenti di queste ultime tappe, perché se n’è detto e scritto a sufficienza.

Ma come non esprimersi sul cambio di bici, sul cambio di caschetto degli Ineos, su quel monocorona (che azzardo!) che oltretutto se ne cade nel punto più arduo della scalata. Scommetto che avete trattenuto tutti il respiro e che avete pensato che Rogla non ce l’avrebbe fatta. E invece. Il primo sloveno a vincere il Giro d’Italia, Primož Roglič, 33 anni, è risalito, è stato aiutato da un meccanico impicciato dalla bici e da un suo tifoso e ha stravinto.

Il podio del Giro d'Italia 2023 https://www.giroditalia.it/foto/
Il podio del Giro d’Italia 2023 | Fonte: www.giroditalia.it

Chapeau. E non lo dico io, lo dice il suo avversario, quel Geraint Thomas, 37 anni signore e signori, che chiude il Giro a soli 14″. Thomas e la Ineos hanno dato tutto e io li ringrazio, perché tre corridori nei primi dieci non sono da tutti.

E poi l’ultima tappa. Da tempo immemore è solo una passerella, ma che passerella signori miei. Il Colosseo e i Fori Imperiali a fare da sfondo non hanno rivali, con tutto il rispetto per i Campi Elisi. Ed è proprio su questo palco meraviglioso che per me c’è stata l’emozione più grande, la vittoria di Mark Cavendish nella sua ultimissima tappa al Giro. Nato come me il 21 maggio ha festeggiato i suoi 38 anni con il regalo più bello. Cavendish lo amiamo tutti, tantissimo. Grande ciclista, è amato da tutto l’ambiente e l’abbraccio di Geraint Thomas commenta meglio di qualsiasi parola.

Insomma, questo Giro bizzarro e sfortunato, caratterizzato da ritiri, cadute, incidenti e polemiche è stato uno spettacolo inatteso e splendido. Abbiamo potuto scoprire ed ammirare nuovi talenti e grandi combattenti – onore al “Rosso di Buja” Alessandro De Marchi, ai fratelli Bais e ai fratelli Paret-Peintre, a tutti i fuggitivi e ai vincitori di tappa, uno su tutti il campione italiano di ciclismo su strada Filippo Zana. Un applauso di cuore a Jonathan Milan che si è portato a casa la Maglia Ciclamino e a Damiano Caruso, che ha finito il suo giro in quarta posizione.

Abbiamo scoperto che i corridori “vecchi” possono ancora cantarle ai giovani. Che la Slovenia è terra di campioni. E soprattutto abbiamo riscoperto il nostro territorio, un’Italia che ancora oggi ci lascia storditi per la sua bellezza.

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