È arrivata in questi giorni la notizia del termine delle indagini* sulla la morte di Cristina Scozia, la ciclista uccisa dalla persona alla guida di una betoniera a Milano.
Il giudice dovrà decidere circa il rinvio a giudizio dell’allora assessore Marco Granelli e di altri tecnici responsabili del progetto sulla base di perizie tecniche che, per quanto ci è dato sapere, contesterebbero al Comune l’aver utilizzato una segnaletica ‘non a norma’, il che sarebbe quindi causa o concausa dell’incidente.
Noi, del tutto ignoranti in fatto di leggi e normative, non siamo in grado di giudicare sulla correttezza di quanto affermato in punta di diritto: lo avranno fatto ingegneri e avvocati ben competenti, o almeno così ci auguriamo.
Siamo però piuttosto competenti in quanto a esperienza d’uso della bicicletta sulle ben poco amichevoli strade milanesi, e francamente non riusciamo a capire come la segnaletica tracciata in quell’incrocio, che siamo andati diligentemente a vedere, possa aver mai determinato il fatto.
Tutti i ciclisti con un minimo di tempo trascorso con il culo appoggiato sulla sella sanno perfettamente apprezzare la differenza tra strade che hanno quella striscia – maledetta, malfatta, fuori norma quanto volete – , e strade che quella striscia non ce l’hanno.
Da qui la nostra inevitabile conclusione: è la striscia in quanto tale che dà fastidio, quella che dice all’automobilista che la strada non è tutta sua, mentre la sua mancanza dice al ciclista che, se insiste a voler circolare, lo deve fare a suo pieno ed esclusivo rischio e pericolo.
Quindi chi traccia le righe è davvero colpevole, vostro onore: colpevole di aver illuso qualcuno di poter circolare in bicicletta a Milano.
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