Tadej Pogačar dà segni di umanità. E una parte del gruppo, ovviamente, ringrazia. Lo sloveno è stato battuto per la terza volta su cinque nelle Classiche disputate in questi primi due mesi di stagione. Dopo il terzo posto alla Sanremo dietro a Van der Poel e Ganna e il secondo alla Roubaix sempre alle spalle di VdP, il Campione del Mondo si è dovuto inchinare anche a un insospettabile Mattias Skjelmose all’Amstel Gold Race, la classica della birra che regala sempre spuma sui 34 “berg” (salite) che la contraddistinguono.
Pogi ha cercato ancora una volta il numero a effetto, partendo a 42,5 km dalla conclusione e sperando, come sempre, di fare il vuoto. Ma se sulle pietre aveva trovato sulla propria strada l’Imperatore Mathieu, la settimana delle Ardenne lo ha costretto a confrontarsi con le nuove ambizioni di Remco Evenepoel. Il Campione Olimpico aveva già dimostrato di essere pronto alla battaglia, dopo il debutto stagionale vincente (4 mesi e mezzo dopo il terribile incidente contro la portiera di un’auto di una postina) alla Freccia del Brabante di venerdì, annichilendo allo sprint nientemeno che Wout Van Aert.

Remco, all’Amstel, ha prima lasciato sfogare Tadej, poi lo ha rincorso con forza e determinazione per 34 km, insieme a Skjelmose, prima di riacciuffarlo a 8 km dall’arrivo. Dunque volata a tre, con sorpresa da uovo di Pasqua. Né Remco né Tadej. Il successo è andato al danese della Lidl-Trek, incredulo dopo aver battuto allo sprint due campioni del mondo.
Tre brevi considerazioni
- Pogačar è immenso, ama lo spettacolo ma non sempre tutto gli può riuscire così facile. Gli avversari ci sono e sono forti. Un briciolo in più di senso tattico, forse, lo potrebbe aiutare anche in giornate non eccezionali. Ha peccato di hybris e gli dei, questa volta, non lo hanno perdonato. Servirà di lezione? Difficile dirlo. La fantasia e l’anarchia tattica sono anche il suo bello, ma Tadej non è abituato a vedersi riprendere. La psicologia può giocare un ruolo in contesti simili in futuro.
- Evenepoel ha dimostrato di essere un corridore mostruoso. Lui e Van der Poel, a questo livello, valgono Pogačar. La moglie Oumi e una nuova spiritualità (si è convertito pure lui all’Islam e prega ogni giorno) sono stati il carburante per fargli lasciare alle spalle anche quest’ultimo bruttissimo infortunio alla spalla. È tornato e ha dimostrato di poter essere ancora dominante. Ci farà divertire. Tanto per cambiare.
- la Lidl-Trek è uno squadrone. Prima la vittoria di Pedersen alla Gand (oltre ai podi a Fiandre, Roubaix e Harelbeke), ora questa gemma di Skjelmose all’Amstel. Senza trascurare quello che possono portare Milan, Nys, Ciccone, Stuyven e compagnia cantante.
Pogačar deve rinviare ancora la possibilità di vincere tutto il trittico delle Ardenne nello stesso anno (nella storia impresa riuscita solo a Davide Rebellin e Philippe Gilbert), ma resta il fattore X. È lui che fa esplodere le corse, è lui che le condiziona e che le rende mediamente spettacolari. E poi ha il senso dello show.
Sul palco delle premiazioni è stato l’unico a scolarsi una bella birra da 33cl. In sfregio a dietisti, nutrizionisti e puristi. Remco non ha bevuto per motivi religiosi. Skjelmose non si sa. Ma, forse, una vittoria come questa almeno una sorsata di birra l’avrebbe meritata. Deviazioni dei tempi moderni.
Pogačar resta il fulcro. C’è chi ha goduto delle sue sconfitte dopo le troppe (?) vittorie dell’ultimo anno e mezzo. Ma, che piaccia o no, questo fuoriclasse va sempre e comunque ringraziato. Perché lui, insieme ad altri 3 o 4, sono la vera nobiltà del ciclismo.
Le pagelle della top 5 dell’Amstel
SKJELMOSE | 10 e lode: la vittoria più bella e significativa finora della sua carriera. Ci mette gambe e coraggio. Si accontenterebbe di un posto sul podio al fianco di quei due mostri sacri, poi li infilza e vola in paradiso. IRREALE
POGACAR | 8: il voto è la media fra il 10 per la fantasia e lo spettacolo che regala e il 6 per la mossa tattica, questa volta azzardata e poi pagata a caro prezzo. A volte eccede, ma che gli vuoi dire? GENIO
EVENEPOEL | 9,5: per me è il vincitore morale. La sua rincorsa e poi rimonta nei confronti di Pogi è qualcosa di mostruoso. Corre da leader, con spavalderia e potenza. RINATO
VAN AERT | 6,5: la sua stagione delle classiche si chiude con 2 secondi posti e 3 quarti posti, compreso quello all’Amstel. Non ha la spunto, ha perso brillantezza e velocità, ma se la gara è lunga lui alla fine in qualche modo c’è. Non ha raccolto quanto sperava, ma al Giro d’Italia può rifarsi con gli interessi. WOUT VAN QUART
MATTHEWS | 6,5: lo vedi poco, poi negli ordini d’arrivo spesso lo trovi nelle posizioni alte. MAGO




















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