Alla Maratona delle Dolomiti di domenica scorsa Omar Di Felice – ultraciclista estremo abituato a pedalare nel gelo dell’Antartide e in cima al mondo – ha subìto l’incidente più spaventoso della sua carriera: una caduta a oltre 60 km/h in discesa dal Passo Gardena, un volo fuori strada, atterrando di testa.
Il bilancio clinico è serio: fratture alle vertebre C1 e C7, emorragia cranica con punti di sutura, escoriazioni ed ematomi ovunque. Ma è vivo. E, come dice lui stesso, può “ringraziare il cielo per essere qui a raccontare questo incidente”.

“Caduta a oltre 60 all’ora nella discesa del Gardena, finendo fuori strada e atterrando di testa. Santo casco, per avermi salvato”, ha scritto Omar sui social.
Poco prima della partenza della Maratona dles Dolomites, Omar aveva partecipato alla presentazione del casco Airbreaker 2.0 allo stand di ABUS, l’azienda tedesca, di cui Di Felice è diventato testimonial proprio quest’anno.

Crediti Foto: Elena Martinello
Nonostante la presentazione, Omar Di Felice si è presentato ai blocchi di partenza della Maratona con il modello precedente, l’AirBreaker 1.0, nato dalla collaborazione con i ciclisti professionisti del Movistar Team.
L’AirBreaker 1.0 ha un prezzo al pubblico di 249,90 €, mentre la nuova versione è di 299,90 €. Il peso dichiarato è lo stesso: 210 grammi per la taglia M in entrambi i modelli. In entrambi i casi non si tratta di un prodotto economico.
Sul piano della sicurezza, l’AirBreaker è dotato di una sorta di scheletro interno invisibile che serve a dare struttura al casco e permette di avere aperture grandi per l’aria senza compromettere la resistenza agli urti, in ABUS la chiamano Acti Cage. La calotta esterna in policarbonato si estende fino alla parte inferiore della nuca, proteggendo anche la parte posteriore della testa, spesso esposta nelle cadute.



Per regolare la calzabilità, il casco utilizza il sistema Zoom Spin, una rotella sulla nuca che permette di adattare il casco perfettamente alla forma della testa. C’è un supporto per occhiali integrato adattabile a qualsiasi tipo di stanghetta.


Nonostante il contenuto tecnologico, c’è da chiedersi se i prezzi dell’AirBraker 1.0 e 2.0 non siano troppo elevati. Ma occorre anche ricordare che i caschi da bici sono omologati per resistere a un impatto a 30 km/h. Omar Di Felice è sopravvissuto a una caduta a 60 km/h.
Questo riapre chiaramente una vecchia diatriba: è vero che i caschi più costosi sono anche quelli più sicuri?
Stando a uno studio pubblicato nell’Annals of Biomedical Engineering pubblicato nel febbraio 2024 e (di cui abbiamo parlato qui) che considerava 30 caschi presenti sul mercato, i caschi più costosi non sono necessariamente i più sicuri.
La cosa è comprensibile perché da un casco di alta fascia ci si aspetta comfort, design, aerodinamicità, ventilazioni e un peso ridotto e non tutti i costruttori sono capaci di conciliare questi aspetti con il tema della reale protezione dalle cadute.




















I commenti che non rispettano queste linee guida potranno non essere pubblicati