1.000 chilometri nel deserto del Ciad, in sella a una fatbike da 90 chili, in solitaria e senza mezzi di supporto. L’impresa epica di Lorenzo Barone nella depressione di Bodelè.
Nel cuore del Sahara, dove il silenzio è assordante e la sabbia sembra non finire mai, un giovane esploratore italiano ha scritto una pagina straordinaria di avventura contemporanea. Lorenzo Barone, 28 anni – non nuovo a imprese di viaggio estremo – ha attraversato in bicicletta una delle zone più inospitali e remote del pianeta: la depressione di Bodelè, in Ciad.
Il sogno: attraversare la zona più polverosa del mondo
Tutto è iniziato con una macchia bianca sulle mappe satellitari. “È la depressione di Bodelè, uno dei luoghi più remoti e ostili del pianeta”, scrive Lorenzo su Facebook. Lì, ogni anno, si sollevano centinaia di milioni di tonnellate di polvere che viaggiano fino al Sud America.
Affascinato da quel luogo, Lorenzo ha deciso di tentare l’attraversamento in fatbike insieme all’amico Davide Barbè. Un viaggio lungo settimane, iniziato a N’Djamena, la capitale del Ciad, pedalando verso nord-est in autonomia totale, con un visto speciale e un permesso governativo per muoversi senza guida.
“Sognavo di entrarci e di attraversarla”, racconta. “Volevamo prima di tutto immergerci in un paese così diverso e per noi nuovo come il Ciad per conoscerlo ed entrare in contatto con la popolazione locale”. L’approccio non è stato solo sportivo, ma anche umano, lento, fatto di incontri con persone, baracchini di frutta e animali notturni come serpenti e ragni cammello che spuntavano all’imbrunire.
I primi ostacoli: forature, checkpoint e calore estremo
Fin dai primi giorni, le difficoltà si sono fatte sentire: piante di acacia che foravano le gomme, checkpoint militari dove essere fermati e controllati era la regola, e la necessità di filtrare almeno 15 litri d’acqua al giorno per sopravvivere.
A Moussoro, dopo giorni di viaggio, Davide inizia a cedere alla fatica. Decidono di separarsi: Lorenzo proseguirà da solo fino a Salal, 180 chilometri più avanti. È in questo tratto che il suo corpo comincia a dare i primi segnali d’allarme: “inizio a urinare sangue”, racconta. Ma non si ferma.
“In molti villaggi i bambini ci circondavano, restando a circa un metro, osservandoci come se fossimo marziani”, scrive Lorenzo. “A Salal avevo nausea, diarrea, mi rannicchiavo all’ombra di un muro per recuperare le forze. Ma bisognava andare avanti”. L’ospitalità non mancava, ma era sempre spartana: recinti di filo spinato, una lamiera per fare ombra, un rubinetto e un buco nel terreno. Per i due esploratori, tutto questo era “perfetto”.
L’avvicinamento a Bodelè: il momento della scelta
Dopo aver raggiunto Kouba Olanga, l’ultimo villaggio prima del grande vuoto, Lorenzo si trova davanti alla decisione più difficile: tentare la traversata di 278 km senza punti d’acqua o tornare indietro.
“Mi spaventa, forse è normale”, scrive. Il caldo è feroce, il vento contrario, il rischio reale. Ma Davide lo incoraggia: “Se c’è una possibilità di farcela, devi provarci da solo”.
“Ho preparato quattro piani: A, completare; B, raggiungere un pozzo 70 km più a est dopo 204 km; C, tornare indietro se fossi in ritardo; D, premere il tasto SOS”, spiega Lorenzo. Scarta ogni grammo superfluo e saluta Davide, rimasto a bordo di un’auto che lo riporterà indietro. Poi guarda il sole calare tra le dune e si spinge da solo, nel nulla.
L’impresa: 278 km nella sabbia, da solo
Lorenzo parte con 50 litri d’acqua e un piano ben preciso. Avanza lentamente, spesso a piedi, con una velocità che varia dai 3 ai 12 km/h. Una fatica continua, aggravata dal calore che danneggia i dispositivi elettronici e lo costringe a soluzioni creative: “Inserisco le batterie in calzini bagnati per raffreddarle. Funziona”.
Nel secondo giorno la situazione si aggrava: il sangue nelle urine aumenta, ma la mèta è vicina. Il 21 giugno, giorno più lungo dell’anno, entra nella depressione di Bodelè. Un paesaggio lunare, senza tempo.
“Mi orientavo con le stelle di notte e con le dune di giorno. Ma il Sahara è ingannevole, ti disorienta in un attimo”, racconta. “La sabbia cambiava continuamente, costringendomi a spingere la bici per lunghi tratti”. La solitudine era totale, così come la responsabilità della propria sopravvivenza.
La prima traversata del genere: in solitaria e senza motori
Lorenzo conclude l’attraversamento al tramonto. “È casualmente anche il giorno con la maggiore radiazione solare. Ho quasi la certezza assoluta di essere l’unica persona ad aver vissuto quel luogo in quel modo”.
Un traguardo storico: la prima traversata integrale della depressione di Bodelè in bicicletta, senza mezzi motorizzati, in solitaria.
“Ero in piedi da giorni, avevo bevuto 37 litri d’acqua, ne restavano 13. Ero fuori tempo massimo”, scrive. “Ma non potevo fermarmi. Ho pedalato tutta la notte. L’unica scelta era uscirne vivo”. Così ha fatto.
Il prossimo progetto estremo di Lorenzo Barone
A ottobre, Lorenzo Barone partirà per “Project DUST: Dove vola la polvere”, un viaggio ispirato al ciclo vitale invisibile che collega il Sahara all’Amazzonia attraverso il trasporto atmosferico delle polveri (di cui questa epica traversata della depressione di Bodelè è stata in qualche modo solo il prologo).
Un percorso simbolico e fisico attraverso quattro degli ecosistemi più estremi del pianeta: Sahara, Atlantico, foresta amazzonica e Ande. In sella alla sua bici, attraverserà Tunisia, Algeria e Mauritania. Poi, la parte più estrema: una traversata in solitaria dell’oceano Atlantico su una barca a remi, tre mesi da solo tra le onde (senza neanche i social).
In Sud America ripartirà pedalando, camminando e navigando in canoa tra le fitte maglie della foresta pluviale. Infine, l’ascesa verso il cielo: le Ande, con l’obiettivo di raggiungere il Loco del Salado, il vulcano più alto della Terra.
















Ho attraversato il Sahara in autostop da annaba in Algeria sino ad Abidjan in vista d’Avorio in solitario. E’ stato durissimo come dice il ragazzo in specie la notte con serpenti velenosi e scorpioni. complimenti al ragazzo. io rimasi anche senz’acqua. Ci vuole molto coraggio e incoscienza.
grande Lorenzo barone e fortissimo mentalmente sei unico e insuperabile