Le corsie ciclabili non bastano se alla fine del tragitto non si sa dove legare la bici. Il capoluogo pugliese attiva una nuova rete di velostazioni e panchine con ricarica gestite via app
Chi usa la bicicletta tutti i giorni per spostarsi in città conosce bene una sensazione molto precisa: quella leggera inquietudine che ti accompagna dopo aver legato la bici a un palo, sperando di ritrovarla al tuo ritorno. Il furto di biciclette è, da sempre, uno dei principali ostacoli alla diffusione della mobilità ciclistica nel nostro Paese, posizionandosi spesso subito dopo la paura dei pericoli derivanti dal traffico.
Si possono disegnare chilometri di percorsi ciclabili, ma se chi pedala non ha la garanzia di un luogo protetto dove lasciare il proprio mezzo per andare in ufficio, a scuola o a fare commissioni, la tentazione di prendere l’automobile rimane forte. Questo vale ancora di più oggi, in un periodo in cui le ebike sono sempre più diffuse e rappresentano un investimento economico non indifferente per le famiglie o i lavoratori.
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Il progetto di Bari: il parcheggio bici diventa digitale
In questo contesto, la recente mossa del Comune di Bari rappresenta un segnale interessante e molto concreto per chi si occupa di mobilità urbana. L’amministrazione pugliese ha infatti ufficializzato l’affidamento per la gestione del suo nuovo sistema di sosta per le due ruote. Non si tratta semplicemente di installare qualche rastrelliera in più, ma di attivare una rete di infrastrutture moderne, pensate per rispondere alle reali necessità di chi pedala e non solo.
Una sperimentazione di otto mesi
Il servizio, che durerà inizialmente otto mesi ed è stato affidato alla società Bici in Città Italia S.r.l., si struttura su più livelli e va a coprire i punti nevralgici della città: dalle scuole agli ospedali, passando per le stazioni, i parchi e il litorale.
22 velostazioni per 176 posti totali
Il cuore del progetto è costituito da 22 velostazioni diffuse sul territorio. Dimenticate le classiche tettoie o i ferri arrugginiti sul marciapiede: parliamo di strutture alimentate da pannelli fotovoltaici che mettono a disposizione un totale di 176 posti. La particolarità sta nell’impostazione “a box”. Ogni postazione, infatti, offre spazi chiusi dove è possibile mettere al sicuro la bicicletta o il monopattino e, contemporaneamente, riporre comodamente il casco o lo zaino grazie a un gancio interno. Un dettaglio molto utile è la luce a LED che si attiva automaticamente all’apertura dello sportello, agevolando le operazioni per chi si sposta la sera o la mattina presto.
5 panchine “smart” per ricaricare l’ebike
A queste velostazioni si affianca un’idea tanto semplice quanto funzionale: le panchine “smart”. Ne sono state installate cinque in tutta la città (in zone strategiche come il Terminal Bus e il lungomare) e all’apparenza sembrano normali e robuste sedute in acciaio e legno, perfette per riposarsi. Al di sotto, però, celano sei box protetti da un codice di sblocco. All’interno di questi scomparti gli utenti troveranno non solo uno spazio protetto, ma anche prese USB e prese elettriche tradizionali, pensate appositamente per chi ha bisogno di ricaricare la propria ebike durante una sosta.
Infine, per completare l’offerta in un’ottica più legata al tempo libero, sono stati posizionati cinque armadietti (smart locker) presso la spiaggia di Pane e Pomodoro, utilissimi per chi ha bisogno di depositare bagagli o oggetti personali in totale tranquillità prima di godersi il mare.
Come funziona l’ecosistema
Tutta questa rete fisica dialogherà costantemente con gli smartphone dei cittadini. Scaricando l’app gratuita Weelo, sarà possibile visualizzare la mappa delle stazioni, verificare in tempo reale se ci sono box liberi e sbloccare le porte inquadrando un QR Code.
Nelle prossime settimane il Comune definirà i dettagli del regolamento: si stabiliranno le eventuali tariffe e, soprattutto, i tempi massimi di sosta. Questo passaggio sarà cruciale per garantire un’adeguata rotazione dei posti ed evitare che i box, utili a chi si sposta quotidianamente, si trasformino in depositi privati a lungo termine.
La sosta (sicura) per le bici non è un optional
L’iniziativa barese ci offre lo spunto per una riflessione più ampia su come stiamo progettando le nostre strade. Troppo spesso il tema del parcheggio delle biciclette viene trattato come un elemento secondario, risolto frettolosamente piazzando sul marciapiede le famigerate rastrelliere “scolapiatti” – quelle basse e a terra, dove si incastra a malapena la ruota anteriore, rischiando di piegare i raggi e rendendo quasi impossibile legare saldamente il telaio con un buon lucchetto ad arco.
Eppure, il parcheggio bici è una componente essenziale dell’infrastruttura. Un viaggio in bicicletta non è fatto solo del tragitto tra il punto A e il punto B; inizia quando si esce di casa e finisce nel momento esatto in cui si lascia il mezzo a destinazione. Se quest’ultimo anello della catena è insicuro, l’intero sistema ne risente. La mancanza di parcheggi adeguati disincentiva l’uso della bici per le commissioni di tutti i giorni, specialmente per chi ha mezzi più ingombranti o costosi.
Per trasformare la bici in un mezzo di trasporto davvero per tutti, e non solo per i più temerari, serve esattamente questo: una rete capillare di piccoli parcheggi sicuri e ben illuminati, posizionati nei punti nevralgici della città. Bari ha deciso di raccogliere la sfida; ora non resta che vedere come i cittadini accoglieranno questa sperimentazione sul campo.
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