Il Giro d’Italia 2024 è partito da Venaria per raggiungere Torino con una seconda parte di gara caratterizzata dai Gpm di Superga e del Colle della Maddalena e dall’erta di San Vito. Ci abbiamo pedalato (con una doverosa deviazione) per scoprire le bellezze della Collina Torinese.
Sabato 4 maggio, a 75 anni esatti dalla tragedia di Superga, la 106esima edizione del Giro d’Italia è partita da Venaria Reale per raggiungere l’omonimo colle, affrontare il Colle della Maddalena, preceduto e seguito dalla doppia scalata all’erta di San Vito, e assegnare la prima maglia rosa davanti alla Gran Madre, già sede d’arrivo dell’ultima tappa del Giro 2016 e della quattordicesima del Giro 2022.
Se il finale della prima frazione della Corsa Rosa a Torino non è stata certo una novità (accadde per otto edizioni consecutive, dal 1936 al 1948), per lo start dalla Reggia di Venaria si è trattato di un bis, dopo la cronosquadre che aprì l’edizione del 2011.
Dalla Reggia di Venaria al Chierese

La partenza del Giro d’Italia e del nostro itinerario è la Reggia di Venaria. La dimora dei Savoia, con i suoi 80.000 mq, supera la superficie di Buckingham Palace e della Reggia di Versailles. Dopo un periodo di decadenza nel XX secolo, dal 2007 è stata riportata all’antico splendore grazie alla più grande opera di restauro architettonico mai effettuata in Europa.
Lasciata alle spalle Venaria Reale, si affronta una prima fase pianeggiante che tocca Leinì, Volpiano, Chivasso e Casalborgone. La prima asperità è la facile ascesa a Berzano San Pietro. Segue lo strappo di Moriondo, teatro della prima epifania di Fausto Coppi al Giro del Piemonte del 1939.

Raggiunta la zona del Chierese, proprio a metà dei 140 chilometri in programma, iniziano le difficoltà di una frazione che prevede un dislivello complessivo di 1850 metri. È qui che si entra nella suggestiva fase della Collina Torinese.
Basilica di Superga, un balcone su Torino: : la Collina Torinese
Affrontiamo la salita di Superga dal versante orientale, quello sul quale si decisero molte delle edizioni della Milano-Torino a cavallo fra XX e XXI secolo.
Dopo avere sfiorato il piccolo borgo di Pavarolo (che custodisce lo studio-museo del pittore Felice Casorati), l’ascesa attraversa Baldissero Torinese, per poi raggiungere la località Il Pilonetto. La pendenza media degli 8 chilometri che portano alla strada dei Colli di Superga è del 4,5%, ma nell’attraversamento di Baldissero Torinese l’inclinazione raggiunge la doppia cifra.
Anche se il Giro d’Italia non è arrivato alla Basilica, consigliamo a tutti i cicloturisti uno sforzo supplementare dal Colle di Superga alla Basilica: 500 metri al 9,5% che fanno guadagnare quella che Le Corbusier definiva come “la più bella posizione del mondo”. Effettivamente, la vista sull’arco alpino e su Torino nelle giornate in cui il cielo è terso vale davvero la fatica fatta per guadagnare i 670 metri di quota.

Progettata dall’architetto Filippo Juvarra nel XVIII secolo, la Basilica di Superga mescola elementi barocchi e neoclassici e, grazie all’imponente cupola e alla maestosa facciata, è considerata un’icona dell’architettura piemontese. Ospita le tombe dei membri della famiglia reale sabauda e, nella parte retrostante il complesso architettonico, il Monumento al Grande Torino e alle vittime del 4 maggio 1949, meta di un costante pellegrinaggio della tifoseria granata.
Svoltiamo in via dei Colli imboccando la Panoramica di Superga, un’ampia strada da anni vietata alla circolazione motociclistica e scarsamente battuta dagli automobilisti che percorre i 7,5 chilometri che separano il borgo di Superga e il comune di Pino Torinese. Frequentatissima dai ciclisti, questa strada è immersa per intero nei boschi più belli della Collina di Torino. Sempre in cresta si raggiunge il Col d’Arsete, per poi scendere a Revigliasco e a Moncalieri.
In bici sul Colle della Maddalena, la salita più impegnativa
Raggiunta finalmente Torino incomincia una fase intensa. Un evergreen di alto contenuto tecnico per tutti coloro che vogliano misurarsi su due salite a ridosso del centro del capoluogo piemontese. La prima è San Vito, una rampa proposta a 35 e a 4,4 km dal traguardo come trampolino per i più coraggiosi. Sette tornanti su una strada ripida che raggiungono la strada che separa i parchi Leopardi e San Vito, oasi verdi a due passi dal centro cittadino. In questi 1400 metri la pendenza media è del 9,8% e la massima del 16%.
Dopo essere transitati per la prima volta davanti al traguardo della Gran Madre e avere raggiunto prima piazza Hermada, poi Villa della Regina, si affrontano i 6 km al 7,5% che conducono sino ai 698 metri del Colle della Maddalena.

Pedalando nella natura
In occasione del passaggio della Corsa Rosa del 2024, la strada che dalla zona precollinare si sviluppa fino al terzo Gpm della prima tappa è stata riasfaltata in molti punti salienti.
Si tratta di un’ascesa abbastanza esigente, caratterizzata da alcune serie di tornanti intervallate da rettilinei. La pendenza è piuttosto regolare, con una punta massima dell’11% nella prima parte dell’arrampicata.

Nei mesi estivi, l’abbondante ombreggiatura offerta dagli alberi garantisce la giusta frescura. Una volta giunti in vetta si può entrare nel Parco della Rimembranza e, percorrendo un centinaio di metri su sterrato, raggiungere i 715 metri che conducono al Faro della Vittoria situato a 715 metri, nel punto più alto della Città di Torino.
A questo punto si può scendere su Revigliasco, oppure optare per le numerose strade che conducono al capoluogo piemontese. Eccezion fatta per il primo veloce tratto della Strada della Maddalena, si tratta di discese molto tecniche, da affrontare con la massima cautela specialmente nei mesi invernali.
L’accoppiata Superga-Maddalena è un grande classico del cicloturismo torinese e consente di apprezzare a pieno un ambiente di grande valore naturalistico a pochi chilometri dalla metropoli. Lo strappo di San Vito, invece, è un’aggiunta tecnicamente interessante per chi ama le salite brevi ma esigenti.






















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