Una multa di 1100 euro e una condanna a 2 mesi di reclusione (convertiti in 130 ore di lavori socialmente utili): queste le sanzioni inflitte a un ciclista urbano trovato positivo all’alcoltest. Il caso di Francesco, insegnante precario di 37 anni, è avvenuto a Genova ma sta suscitando un acceso dibattito in tutta Italia sul tema della “guida in stato di ebbrezza” collegato al nuovo Codice della Strada, anche quando si sceglie un mezzo considerato “alternativo” come la bicicletta.
Ubriaco in bicicletta (per evitare di guidare l’auto)
Ma andiamo con ordine con la ricostruzione dei fatti. Il 6 ottobre scorso, dopo aver ricevuto l’incarico annuale che tanto attendeva, Francesco aveva deciso di celebrare l’evento con gli amici, consapevole fin da subito che avrebbe consumato alcol. Sapendo di aver bevuto, egli aveva dunque optato per tornare a casa in bicicletta, un mezzo che utilizzava regolarmente anche per trasportare i propri figli, ritenendolo una scelta più sicura rispetto all’auto.
Il controllo e la positività all’alcoltest
Dopo la festa, mentre proseguiva lungo le vie del centro storico genovese, Francesco si era trovato improvvisamente di fronte a una pattuglia dei vigili urbani. Nonostante potesse facilmente modificare il percorso per evitarli, aveva deciso di procedere per la via consueta, convinto di non arrecare danno a nessuno. Tuttavia, proprio lungo quella strada, gli agenti fecero un controllo di routine che portò all’esecuzione di un alcoltest, che diede risultato positivo.
Le sanzioni e la peculiarità del mezzo utilizzato
In seguito all’accertamento, le autorità sanzionarono Francesco con una multa di 1100 euro e una condanna iniziale di 60 giorni di reclusione. Grazie all’intervento del suo legale, Alessandro Costa, la pena detentiva fu successivamente convertita in 130 ore di lavori socialmente utili. Il fatto che Francesco si trovasse in bicicletta, anziché alla guida di un veicolo a motore, comportò l’impossibilità di sequestrare il mezzo e di procedere al ritiro della patente o alla decurtazione dei punti, elementi che normalmente aggravano ulteriormente il quadro sanzionatorio per chi guida in stato di ebbrezza.
La difficoltà nello scegliere il luogo di esecuzione della pena
Un ulteriore elemento che ha reso la vicenda particolarmente intricata è stata la ricerca di una struttura idonea per l’esecuzione delle ore di servizio. Molte sedi destinate ai lavori socialmente utili erano già al completo, finché non si trovò una bocciofila a Genova disposta ad accogliere Francesco. All’interno di questo ambiente, seppur poco convenzionale, il ciclista-condannato sta scontando la pena impegnandosi in mansioni varie: dalla raccolta differenziata alla pulizia di giardini, fino a interventi di piccola manutenzione, come il ritocco di pareti e la riparazione di arredi.
Impatti sulla vita personale e quotidiana
La condanna aveva avuto effetti ben oltre l’aspetto strettamente giuridico. La vita quotidiana di Francesco, una volta scandita da momenti di relax e impegni lavorativi, è stata stravolta. L’obbligo di recarsi regolarmente presso la bocciofila ha reso complicata la gestione del tempo, costringendolo a ricorrere a una babysitter per conciliare gli impegni familiari con il servizio comunitario. Tale situazione evidenzia come una scelta, inizialmente mirata a evitare conseguenze più gravi come il ritiro della patente, si è poi tradotta comunque in una serie di disagi e sacrifici personali.
La guida in stato di ebbrezza non fa eccezioni
La vicenda di Francesco evidenzia che la legge sulla guida in stato di ebbrezza non fa eccezioni, indipendentemente dal mezzo di trasporto utilizzato. Quindi, nonostante il ciclista urbano avesse pensato di agire in modo responsabile scegliendo la bicicletta rispetto all’auto, in realtà non è stato così. E Francesco ne sta pagando le conseguenze.
Che cosa ne pensi?
Che cosa ne pensi? Sei d’accordo sul fatto che la normativa debba essere applicata con rigore anche in casi apparentemente “minori”, oppure ritieni che ci sia spazio per una maggiore flessibilità? Lasciaci il tuo commento per stimolare un dibattito costruttivo sul tema.
[Fonte]





















è vero che la bici è un veicolo, anche se non ha il motore, ma questo eccesso di zelo mi sembra eccessivo. alla peggio cosa avrebbe potuto fare? urtare un pedone?
magari i vigili anziché far cassa così, potrebbero pattugliare le zone più degradate della città.
Ciao.
Sono un assiduo utlizzatore della bicicletta, in ambito urbano.
Sono d’accordo: prima di mettersi alla guida di qualsiasivoglia veicolo non si beve! Già un pedone, se brillo, non è il massimo della sicurezza poiché barcollante e con i riflessi alterati… va da se che anche la bici risulta pericolosa.
Ciò detto, forse la sanzione è stata eccessiva, ma è il nuovo CdS: non ci si può fare nulla. Le presunzioni di Francesco non erano senza fondamento, ma tra pericoli oggettivi e nuovo CdS sarebbe stato meglio fare altre scelte.