Mobilità

Boom di bici a Torino: raddoppiati i ciclisti, ma resta il nodo sicurezza

Boom di bici a Torino: raddoppiati i ciclisti, ma resta il nodo sicurezza
Ciclisti del Bike Pride di Torino (2022)

Negli ultimi sei anni, le biciclette hanno preso sempre più spazio tra le strade di Torino. A dimostrarlo sono i numeri raccolti dai contatori automatici installati sulle piste ciclabili cittadine: dal 2019 a oggi, sono stati registrati oltre 21,8 milioni di passaggi. Il traguardo simbolico dei 20 milioni era già stato raggiunto lo scorso aprile*, ma il trend positivo non si è arrestato.

Una rete ciclabile in crescita, ma ancora incompleta

La rete torinese dedicata alla mobilità ciclistica ha raggiunto i 295 chilometri e il Comune punta ad aggiungerne altri 15 entro il 2026. Tuttavia, come spiega un dettagliato articolo pubblicato sull’edizione torinese del Corriere della Sera, il dato va interpretato con attenzione: nel conteggio rientrano anche tratti condivisi con auto e altri veicoli, come i controviali con corsie ciclabili disegnate sull’asfalto e spesso scolorite, dove la sicurezza resta un problema. È il caso di arterie principali come corso Francia, corso Vittorio Emanuele e corso Peschiera, ma anche dei tratti che compongono la cosiddetta “circolare uno” prevista dal Biciplan, il piano della mobilità ciclabile redatto nel 2013 e ora in fase di aggiornamento.

L’assessora comunale alla Mobilità, Chiara Foglietta, sottolinea però l’impegno dell’amministrazione: «Stiamo investendo su tutti i fronti della mobilità sostenibile – piste ciclabili, trasporto pubblico, zone 30 e spazi urbani più accoglienti – per rendere Torino più vivibile e meno inquinata. Vogliamo una città dove le persone possano spostarsi in modo sicuro, sano ed efficiente».

Boom di ciclisti, ma il monitoraggio è parziale

Secondo la Consulta della mobilità ciclistica, i dati raccolti dai “contabici” – i dispositivi che monitorano il traffico ciclistico in città – sono fondamentali per analizzare l’andamento del fenomeno. Tuttavia, rappresentano solo una parte dei movimenti su due ruote, poiché molti spostamenti quotidiani (per andare a scuola, al lavoro o fare la spesa) non passano da questi dispositivi.

Ciò non toglie che la tendenza sia chiara: sulle ciclabili di corso Castelfidardo, via Nizza e via Bertola, dove le rilevazioni sono costanti dal 2020, si è registrato un incremento dell’83% nei passaggi in cinque anni. «In inverno, rispetto al periodo pre-Covid, il numero di persone in bici è praticamente raddoppiato», afferma Diego Vezza, presidente della Consulta. «Un risultato importante, ma che deve essere visto come una base da cui partire. L’infrastruttura attuale presenta ancora troppi limiti, sia in termini di copertura che di qualità».

Le criticità: piste che finiscono nel nulla e incroci pericolosi

Uno dei problemi più sentiti da chi si muove in bici a Torino è la frammentarietà della rete. In diversi punti le ciclabili terminano bruscamente senza alcun collegamento, rendendo difficile e pericoloso proseguire il tragitto. Esempi noti sono la pista di corso Brunelleschi, che si interrompe all’altezza del mercato, l’assenza di attraversamenti ciclabili in largo Piero della Francesca, o la pista di via Bertola che, in direzione centro, si ferma improvvisamente all’angolo con via San Francesco d’Assisi. Anche in strada antica di Collegno, la ciclabile si interrompe in modo netto su corso Telesio.

Secondo la Consulta, è urgente risolvere queste disconnessioni e intervenire sugli incroci tra ciclabili e carreggiate automobilistiche, allargando le banchine, eliminando la sosta selvaggia e aumentando la visibilità degli attraversamenti. «Le semplici zebrature non bastano: servono soluzioni strutturali per garantire davvero la sicurezza delle persone», è l’appello.

Più investimenti in infrastrutture, più biciclette

Nonostante le criticità, i dati confermano un principio ormai assodato: quando si investe in infrastrutture ciclabili, aumenta l’uso della bicicletta. E con esso, migliorano anche la qualità dell’aria, la fluidità del traffico e il benessere urbano. Per questo, la Consulta chiede al Comune di potenziare ulteriormente il team dedicato alla “mobilità attiva” e destinare maggiori risorse ai nuovi progetti.

La trasformazione della “città dell’auto” è ancora in corso, ma i segnali sono chiari: sempre più torinesi scelgono la bici. Ora serve che Torino scelga, davvero, di pedalare con loro.

[Fonte]

*scarica il rapporto della Consulta della Mobilità Ciclistica e della Moderazione del Traffico

Leggi anche: Perché a Torino la ciclabilità non è un’opzione

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Commenti

  1. Marco Genovese ha detto:

    I problemi principali di chi come utilizza per decine di km al giorno le piste ciclabili sono la mancata manutenzione ed i pedoni sulle stesse. Tutto il resto è secondario.

  2. Chiara ha detto:

    Sarebbe però molto interessante che venisse affrontato anche il discorso di come i ciclisti utilizzano ciò che è messo loro a disposizione. Le famose case avanzate sono nella maggior parte dei casi ignorate perché al semaforo il ciclista, dopo un’occhiata a destra e sinistra, prosegue prima che il semaforo scatti. Ma le regole del codice della strada valgono anche per le due ruote. Così come le saette tra auto, gli sfioramento ai pedoni, la marcia su strada quando a fianco c’è una ciclabile. O la marcia su marciapiede, contromano, in mezzo ai pedoni, o la sosta di biciclette in sharing in luoghi non consentiti. Sarebbe bello se uno dei rappresentanti delle vostre associazioni potesse trascorre, senza preavviso, un giorno in giro in auto. Giusto così, per vedere la realtà da un altro punto di vista. Senza accusare una parte o l’altra, solo per ampliare le prospettive. Grazie

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