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Apre il primo spazio per ciclisti urbani della Sardegna

Apre il primo spazio per ciclisti urbani della Sardegna

A Cagliari, è stato inaugurato Cycle Hub, una ciclofficina che è anche luogo di incontro, consulenza, formazione e cultura. Un presidio di comunità dove la bici non è solo sport o tempo libero, ma diritto quotidiano, autonomia e scelta politica.

La fondatrice, Kety Piras, ha dato forma a un sogno semplice ma potente: creare uno spazio dove chi sceglie la bici si senta finalmente al centro. Con alle spalle un percorso eclettico — dalla grafica all’attivismo — Kety ha messo insieme competenze e passione e visione in una città ancora troppo dominata dalle auto.

In questa intervista ci racconta come è nato Cycle Hub, cosa significa fare meccanica e impegnarsi per una città ciclabile.

Kety, ci racconti com’è nato il progetto Cycle Hub e qual è la sua missione per la comunità di Cagliari?

Cycle Hub non è nato da un giorno all’altro. È il frutto di anni di esperienze: grafica, comunicazione, attivismo, design, viaggi, pedalate… tutte legate da un desiderio profondo di cambiare le cose.

L’idea è nata da un bisogno: ogni volta che andavo in bici mi chiedevo perché, in una città bella e viva come Cagliari, fosse così difficile pedalare. Mi serviva uno spazio dove la bici non fosse solo sport o svago, ma diritto quotidiano, libertà, autonomia.

Così ho deciso di crearlo io. Ho studiato, fatto corsi di formazione (come quelli di Bikeitalia e all’Università di Verona), fatto pratica, e trasformato la mia veranda in un’officina. Cycle Hub è nato da quel bisogno testardo, ma anche da tanto lavoro, paure e fatica. Non è solo una ciclofficina: è un luogo dove si aggiustano bici e si creano relazioni, dove si può anche solo passare per un caffè o una chiacchiera.

La missione è rendere la ciclabilità più accessibile, concreta e giusta. Dare visibilità a chi pedala, che troppo spesso si sente invisibile o d’intralcio. E soprattutto, è uno spazio dove le donne possono sentirsi al centro, imparare, condividere, senza giudizio. Cycle Hub è nato da me, ma non è più solo mio. Appartiene a chi lo frequenta.

Quanto è stato difficile, come donna, farsi spazio in un settore ancora così maschile?

Come donna, non è stato facile entrare in certi spazi. La bici è ancora troppo spesso un mondo maschile: lo si vede nei negozi, nelle officine, nelle gare. Io stessa, ogni volta che entravo in una ciclofficina, mi sentivo fuori posto.A volte ho sentito commenti come: “Ma sei sicura di riuscirci? Ma sei almeno del settore? È un lavoro pesante.” Oppure: “Ma c’è abbastanza mercato per un’attività così?”,”Vuoi un aiuto per aprire la serranda?” Li ho sentiti tutti, questi commenti. Ma non mi hanno fermata.

Anzi, mi hanno dato ancora più grinta per dimostrare che la competenza non ha genere. Che la passione non ha età. E che la voglia di costruire qualcosa di proprio è più forte di qualsiasi pregiudizio.

Oggi, ogni volta che un cliente entra e si sorprende di vedere una donna dietro al bancone, sorrido. Perché so che il vero cambiamento parte proprio da qui. E allora ho deciso che Cycle Hub doveva essere anche un luogo dove tutte le persone e le donne potessero sentirsi al centro. Dove potessero imparare, chiedere, condividere, senza giudizio e senza sentirsi in difetto.

Hai un passato da attivista e un’esperienza politica: in che modo questi aspetti si riflettono oggi in Cycle Hub?

È vero, vengo dall’attivismo e ho avuto esperienze politiche, ma non lo considero un “passato”. È ancora parte viva di quello che sono, solo che oggi faccio politica in officina, con le mani sporche di grasso e la porta sempre aperta.

Cycle Hub è il mio modo di continuare a occuparmi della città. Una ciclofficina sembra una cosa tecnica, ma in realtà è un presidio: prende posizione su come vogliamo vivere lo spazio pubblico. Tutto, dalle scelte commerciali agli eventi, nasce dalla stessa visione: una città giusta, accessibile, ecologica, costruita insieme. Oggi posso agire in modo più diretto. Ogni bici rimessa in strada è una piccola azione di trasformazione urbana. E poi, essere donna in un settore ancora molto maschile è di per sé un atto politico. Ogni volta che una bambina mi vede lavorare, penso: forse oggi le sto mostrando una possibilità che prima non vedeva.

Raggiosas Bike Ride, ex-fancy Kety Piras
Kety Piras, Presidente della Associazione Donne in Bici e Micromobilità
Quali sono i servizi concreti che Cycle Hub offre a chi usa la bici o vorrebbe iniziare?

Cycle Hub è prima di tutto una ciclofficina: riparazioni, manutenzioni, check-up completi, lavaggi professionali con enzimi. Siamo anche l’unico Service Center Brompton in Sardegna: offriamo assistenza qualificata e ricambi originali per chi sceglie questa iconica bici pieghevole. Offriamo anche parcheggio bici temporaneo negli orari di lavoro: un piccolo servizio che risolve un grande problema. Poi c’è il corner dedicato al cicloturismo, con mappe, flyer, contatti, info utili per chi sogna o organizza viaggi in bici.

Ma non è tutto: facciamo consulenze personalizzate per chi vuole iniziare a pedalare, corsi per imparare ad andare in bici da adulti, e corsi base di meccanica. Ho creato anche una piccola zona coworking per chi lavora da remoto in un ambiente che parla di città umane e mobilità sostenibile.

E poi organizziamo eventi culturali, pedalate collettive, momenti di confronto.

Cagliari è una città con potenzialità per la mobilità ciclabile. Cosa potrebbe fare l’amministrazione per accelerare il cambiamento?

Cagliari ha un clima favorevole quasi tutto l’anno, ha una dimensione urbana compatta, tanti quartieri residenziali che si prestano a essere attraversati in bici, e un paesaggio che — quando pedali — ti regala scorci bellissimi. C’è anche una crescente consapevolezza, da parte di molte persone, che la bici non è solo sport, ma un mezzo di trasporto intelligente, economico e rispettoso dell’ambiente.

La città metropolitana di Cagliari potrebbe fare Quattro cose, subito.

  • Creare una rete ciclabile connessa, sicura, e pensata per tutti, non solo per chi è giovane e sportivo.
  • Ridurre lo spazio e i privilegi dell’auto: zone 30 reali, strade scolastiche, corsie ciclabili ovunque sia possibile, parcheggi bici sicuri.
  • Coinvolgere davvero la cittadinanza nei processi decisionali. Non si può progettare una città ciclabile senza ascoltare chi la bici la usa tutti i giorni. L
  • Collegare l’esterno della città con i ciclabili continui, nei suoi quattro assi principali.

Se non si limita il dominio dell’auto, non ci sarà mai spazio reale per le persone ( e per la bici).

Il tuo percorso verso Cycle Hub è ricco di esperienze diverse. Come sei arrivata alla meccanica di bici?

Ho fatto tanti lavori, cambiando spesso, più per necessità che per scelta. Informatica, grafica, comunicazione, progetti culturali… Cercavo qualcosa che mi somigliasse davvero, e ogni esperienza mi ha lasciato un pezzo utile. La bici c’era già, nella mia vita: come mezzo quotidiano. Quando ho deciso di aprire Cycle Hub, ho ricominciato da zero: corsi, studio, pratica, errori. Ho capito che aggiustare una bici significa capire la città, le persone, i loro bisogni.

Ora tutte quelle “vite passate” mi tornano utili ogni giorno. So parlare con chi entra, insegnare, organizzare, stringere un bullone. Cycle Hub tiene insieme tutto questo. Ed è il primo posto dove mi sento davvero al mio posto.

Cycle Hub si trova a Cagliari in Via del Canetto 65/A, ed è aperta da lunedì a sabato.

Commenti

  1. Michelangelo Serra ha detto:

    complimenti, buon lavoro e tanta🍀🍀🍀🍀🍀

  2. Michele Licheri ha detto:

    Quando tornerò a Cagliari passerò in via del cannetto. Intuisco il libero flusso di coscienza ciclistica in una città che non favorisce il ciclista. Buon Lavoro.

  3. Francesco ha detto:

    Condivido a pieno il desiderio di vedere una città con una mobilità diversa, dove la bicicletta sia rispettata per i benefici che da a tutti, per chi vuole capire.
    sogno da bambino una città immersa nel verde dove con la bicicletta si può andare ovunque e per motivi diversi.
    Ci vorrebbero molte Kety Piras, che emergono e che ammiro.
    Di fondo vi è un problema culturale, che può essere migliorato molto, è un lavoro lungo, lunghissimo, quasi necessario se si vuole vivere meglio.
    Brava Kety e tutti coloro che ti sostengono.

    Ceceddu

  4. Lorenzo Masi ha detto:

    Forse sono ripetitivo , complimenti a Kety,abito a Ceccano Fr e non è un luogo adatto a chi va in bicicletta,tra auto ,che corrono e non vi è neanche l’,ombra di una ciclabile ,ci vuole progettualità e una città a misura di bicicletta mah , saluti.

  5. Francesco ha detto:

    Vivo in questa stessa città, e la sfida di Kety è prima di tutto un sogno che si realizza, e poi tanto coraggio. Il coraggio di sollevare una serranda, mentre intorno se ne chiudono altre.
    Viva Kety.
    Viva la bici.
    Viva Cagliari

  6. John ha detto:

    Cycle hub passerò presto a trovarti 👏👏👏

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