Da oggi, gli statunitensi possono dire addio al principale produttore di biciclette del mondo. Infatti l’Agenzia delle Dogane degli Stati Uniti (US Customs and Border Protection, o CBP) ha ufficialmente bloccato le importazioni delle biciclette prodotte da Giant Group. Il blocco è arrivato a seguito di informazioni “che indicano l’uso di lavoro forzato.“
La decisione dell’Agenzia delle Dogane USA non lascia molto spazio a interpretazioni e tutte le biciclette, parti di biciclette e accessori prodotti in Taiwan da Giant sono stati bloccati all’ingresso del paese con effetto immediato.
Durante le indagini su Giant, la CBP sostiene di aver avuto la conferma di come Giant abbia beneficiato dallo sfruttamento dei lavoratori producendo beni a costi molto inferiori a quelli di mercato. In questo modo, avrebbe danneggiato le aziende americane attraverso una concorrenza sleale.
La risposta di Giant
In risposta al blocco delle importazioni di questi giorni, il gruppo Giant ha affermato che intende collaborare con la CBP statunitense e chiederà la revoca dell’ordinanza, anche se non è chiaro quali potrebbero essere i tempi per una risoluzione.
Giant afferma che i propri centri di produzione non hanno mai ricevuto ispezioni né richieste di ispezione da parte dell’Agenzia doganale americana. “Il Gruppo Giant rimane impegnato a proteggere i diritti dei lavoratori attraverso azioni concrete e a garantire uno sviluppo trasparente, equo e sostenibile” fanno sapere i vertici dell’azienda. Hanno sottolineato infine che la fornitura e la vendita in altri mercati dei suoi prodotti fabbricati a Taiwan non verranno intaccate: l’ordine di sospensione delle biciclette Giant riguarda solo le importazioni negli Stati Uniti.
L’inchiesta giornalistica
Le condizioni dei lavoratori dell’industria delle biciclette a Taiwan erano già finite sotto i riflettori lo scorso mese a seguito di un’inchiesta internazionale pubblicata nel febbraio di quest’anno.
A queste accuse il gruppo Giant aveva risposto direttamente ribadendo la loro adesione a principi di legalità e trasparenza. Per l’occasione aveva inoltre annunciato il coinvolgimento di esperti esterni per sviluppare un codice di condotta specifico.
La strana coincidenza
L’attenzione al tema dello sfruttamento dei diritti dei lavoratori è importantissima e non deve mai venire meno.
Allo stesso tempo occorre mettere in evidenza come lo stesso tipo di attenzione negli Stati Uniti sia spesso mancato nei confronti di altre aziende. La Apple, ad esempio, dal 2010 è sotto la lente di ingrandimento per le condizioni dei lavoratori nella fabbrica Foxconn che ne produce smartphone e tablet. L’ultima indagine in ordine di tempo è stata condotta da un’ONG China Labor Watch (non un articolo di giornale) e riguarda l’iPhone 17 uscito negli ultimi giorni, in cui vengono denunciate gravi violazioni dei diritti dei lavoratori.
Leggi anche: Trump adesso se la prende con le ciclabili
In questi 15 anni l’idea di bloccare le importazioni di questi prodotti non è mai nemmeno passata per la mente del governo statunitense.
E la lista di di casi simili sarebbe troppo lunga da elencare.
Occorre inoltre ricordare che da mesi le aziende americane, Specialized in testa, stanno facendo pressioni sul governo americano per limitare l’importazione di biciclette da Taiwan.
E quindi si fa sempre più vivo il sospetto di trovarsi di fronte a una tanto banale quanto sporca guerra commerciale che avrà un solo esito certo: l’ulteriore aumento dei prezzi.





















Comportamento veramente imbarazzante, proprio loro che hanno aperto la “pratica” di far lavorare i bambini in condizioni vergognose decine di anni fa, ve lo ricordate lo scandalo dei palloni e delle scarpe cuciti dai bambini?
Intanto hanno società che continuano questa pratica, ma se lo fanno loro va bene!!!
leggo i commenti e mi viene da piangere,anche le bici che erano un fiore all’occhiello dell’artigianato nostrale,ormai ridotte ad una esigua minoranza,anzi gli artigiani sono diventati assemblatori di pezzi prodotti fuori ..persino le sfere!
Ritengo che uno può produrre le biciclette dove vuole purché il prodotto rispetti certi standard che devono coinvolgere anche i diritti dei lavoratori e le norme sul rispetto ambientale . Se così non è il prodotto non dovrebbe poter entrare in Europa .
E’ una ritorsione puramente politica, l’ottica miope dell’amministrazione americana attuale, per fare notizia e guadagnarsi consensi (da quella parte di elettori ignoranti che la sostengono)
Io ho iniziato ad acquistare articoli europei. Le alternative ci sono.
La Specialized è proprietà della Merida, di Taiwan. È tutto molto ridicolo
Pure il maremmano Tommasini ha smesso di fare bici e pensa che aveva una sede pure ad Austin in Texas!! 😂( com’è strano il mondo)
@Mario: specialized realizza i telai nel far East.
Su molte bici è presente un’etichetta che indica la nazionalità di realizzazione del telaio.
Taiwan poi è uno dei più grossi produttori di telai in carbonio e alluminio al mondo.
la Cannondale saldava I telai del caad in Usa fino al caad 7 o 8 (mi pare), poi, anche per ragioni di costi, si è sposata nel far East.
Non tutto quello che viene da lì è male, anzi, dipende sempre dal livello di qualità richiesto dalla casa madre, dai controlli qualità fatti e dalle tolleranze richieste.
Ormai sono anni che parte della componentistica delle biciclette, salvo alcune eccezioni, piccole realtà produttive, i mezzi usati dai pro (ma anche no), arrivano da quell’area del globo.
Shimano per esempio ha mollato la Cina per andare nel più economico Vietnam.
Una potenza commerciale come specialized non è da meno.
Forse a catalogo ha qualcosa di made in USA ma di sicuro non è un modello economico .
Sono una ignorante in fatti di bici, ma a forza di andare a produrre all’estero, abbiamo rovinato il made in Italy e conosciamo bene i prezzi gonfiati di una borsa griffata che al produttore costa pochissimo perché delocalizzata. Così facendo abbiamo rovinato una grande risorsa italiana invidiata in tutto il mondo. L’ingordigia non ha tenuto conto che il nostro artigianato dovevamo tenercelo stretto. Credo che questo valga anche per le biciclette. I miei primi risparmi da ragazzina furono spesi per una Bianchi. Ricordo ancora l’orgoglio per averla potuta comprare. Ora ci riempiamo di “monnezza”…bici, borse e non parliamo poi di vestiti … tutto scadente.
bè dipende sempre se un rivenditore e tuo amico…e super sconto all acquisto…..io in questo caso Trek….da 1200….a 700… Marlin 7….. c’è lo a 1km da casa…..
Ma Specialized dove produce i telai? Non certo negli stati uniti…
vorrei aggiungere, gli americani statunitensi, ma anche gli europei , vorrebbero fare la morale all,Asia quando loro sono stati gli artefici dello sviluppo asiatico andando a produrre da loro con manodopera a basso costo e con pochi diritti, e rivendendo nei loro paesi a prezzi di mercato occidentale.
Naturalmente tutto ciò è stato avvallato dai governi perché l,Asia e ‘ stata usata per rinforzare alcuni conti bancari e per certi versi tenere bassa l,inflazione, adesso dopo la globalizzazione i dazi, perché non si accetta che i cinesi i gli indiani o i taiwanesi possano dire la loro……
il globalismo ha ammazzato gli artigiani, io so che in Europa 30/40 anni fa c,erano squadre ciclistiche dilettanti che si facevano fare bici in Italia, la gente si fa trasportare dalle mode , dalle riviste e dal professionismo, ci sono tubazioni di acciaio che il carbonio e alluminio se lo mangiano per rapporto efficienza, confort e durata, i mali vengono dal gregge, ma non solo purtroppo, ditemi quanti pedalano su una modestissima tubazione reynolds 531, o una Columbus Genius, o una dedacciai uno , per non parlare delle 753, o della dedacciai zero ?
Non comprate quello che vi propinano, ma tenetevi il bene che avete, negli anni 90 per un cicloturista, amatore, si è già raggiunto il top. Questi giochini industriali sono per chi ha i soldi, per chi spreca risorse e per chi spreca se stesso
Vorrei ricordare a Mauro R. Che la bicicletta dell’attuale fenomeno non è italiana ma i proprietari sono di Abu Dhabi e altri due marchi famosissimi ex italiani sono rispettivamente svedese e l’altro sudafricano.speriamo che la produzione rimanga in Italia.
Non vorrei fare il precisetti di turno ma gran parte dei blasonati marchi italiani di bici, Colnago, Bianchi, Cinelli, Pinarello, de Rosa, siano già da tempo in mano a gruppi /fondi d’investimento stranieri.
La produzione in Italia di telai si limita a pochissimi pezzi.
È vero, abbiamo ancora qualche bravo artigiano che salda o realizza pezzi unici, ma i gruppi grossi fanno il più nel far East.
Tutto il mondo è paese.
Sì, è l’unico sistema nelle mani del singolo. Lo sciopero del tabacco di storico ricordo.
il mio pensiero è che se non importassimo più le bici americane non morirebbe nessuno. A tal proposito vorrei ricordare che i più grandi campioni della storia del ciclismo hanno dato vita a imprese eroiche pedalando su bici italiane e che ancora adesso il numero uno del mondo, e non solo pedalano su bici italiane, mentre il tristemente famoso campione statunitense che usava la nota bici americana non è certamente un esempio da seguire.
Perfettamente d’accordo con Matteo B.
La follia americana continua. Trump e il suo entourage stanno creando una devastazione mondiale
Tante aziende americane da decenni producono all’estero per abbassare i costi e guadagnare sempre di più. Perché non dice ai suoi concittadini di tornare a produrre negli USA invece di imporre dazi in continuazione?
quindi la mela di Apple non sarebbe solo morsicata ma anche marcia?
Buongiorno a tutti i lettori. Pensare che l’Italia ha insegnato a tanti a fare bici da corsa.
Basta vedere che gli stranieri hanno bici italiane, le nostre bici all’estero sono molto apprezzate .
Io sono ancora per il Made in Italy.
Le biciclette in questione arrivano da Taiwan, non sono biciclette Americane …leggi bene prima di scrivere.
Quando cominceranno a produrre Iphone negli USA,allora forse potranno dare lezioni di morale commerciale
Dobbiamo boicottare i prodotti americani. Abbiamo marchi italiani e di altre nazioni di assoluta eccellenza. Non esistono solo Specialized e Scott. Cannondale e, appunto, Giant sono a Taiwan per non parlare dei nostri marchi di punta. Capisco sia difficile farlo in una nazione che dopo la guerra mondiale ha esaltato le auto tedesche fino a far scomparire il prodotto nazionale… ma dobbiamo provarci
Dobbiamo boicottare i prodotti americani. Abbiamo marchi italiani e di altre nazioni di assoluta eccellenza. Non esistono solo Specialized e Scott. Cannondale e, appunto, Giant sono a Taiwan per non parlare dei nostri marchi di punta.
il bello é che marchi blasonati statunitensi producono a Taiwan le loro bici
Io non capisco perché ci sia ancora gente che acquista prodotti americani, specialmente le biciclette, che hanno un’offerta alternativa vasta e di altissima qualità. se i clienti non fanno nulla per bloccare questa scellerata politica degli USA, boicottando i loro prodotti, la situazione può solo peggiorare. Ma mi pare che il consumatore, finché può permettersi di acquistare (anche svenandosi), non fa davvero nulla per cambiare le cose…basta avere il prodotto che vuole e poi di tutte le schifezze che accadono intorno a lui/lei, non frega davvero niente.