Il Giro di Lombardia, la classica “delle foglie morte” promette un finale di stagione all’insegna dello spettacolo.
Con oggi terminiamo la mini-rubrica sulle storie e gli aneddoti delle cinque “classiche monumento”, con la presentazione del Giro di Lombardia, che sabato 11 ottobre 2025 chiude la stagione delle grandi classiche della stagione ciclistica.
Soprannominato la “classica delle foglie morte” (in passato anche “mondiale d’autunno”, quando la gara iridata si correva in agosto) è una delle monumento più dure e impegnative (al pari della Liegi-Bastogne-Liegi) e rappresenta storicamente l’ultimo grande squillo di tromba del calendario del ciclismo mondiale.
Partenza da Como e arrivo nella Città Alta di Bergamo, per un totale di 238 chilometri e circa 4.400 metri di dislivello. Le squadre ammesse al via sono 25 (18 UCI WorldTeams e 7 UCI ProTeams), con ciascuna che schiererà 7 corridori. Nel 2024 a vincere fu Tadej Pogačar davanti a Remco Evenepoel e Giulio Ciccone. Il campione sloveno, in maglia iridata dopo il recente bis mondiale a Kigali, può raggiungere il record del Campionissimo Fausto Coppi a quota 5 vittorie.
Una settimana di grande ciclismo internazionale
Il Giro di Lombardia chiuderà quest’anno una settimana di grande ciclismo internazionale sulle strade del nostro Paese. Si è iniziato infatti sabato 4 con il Giro dell’Emilia (108° edizione) per proseguire poi con il Trittico Regione Lombardia 2025 (presentato di recente all’Auditorium Testori a Palazzo Lombardia a Milano), che riunisce tre corse storiche del nostro ciclismo: la 78° Coppa Agostoni in programma a Lissone domenica 5 ottobre, la 106° Coppa Bernocchi a Legnano lunedì 6 ottobre e la 104° Tre Valli Varesine che partirà da Busto Arsizio e si concluderà a Varese martedì 7 ottobre.
Giovedi 9 ottobre sarà la volta del Gran Piemonte (109° edizione da Dogliani ad Acqui Terme) per arrivare poi, come detto, a sabato 11 ottobre con il gran finale del Giro di Lombardia a Bergamo Alta.
Non rimane che goderci questo scoppiettante spettacolo di inizio autunno.
Tutti i numeri del Giro di Lombardia
Sabato 11 ottobre 2025 prenderà il via l’edizione numero 119, tante ne sono passate dalla prima svoltasi in data 12 novembre 1905.
Il plurivittorioso della corsa è Fausto Coppi. Il campionissimo di Castellania ha centrato ben 5 successi (1946-1947-1948-1949-1954). A quota 4 ci sono altri due grandi campioni. Uno dell’epoca degli eroi del pedale, Alfredo Binda (1925-1926-1927-1931) e l’altro è il re incontrastato dei giorni nostri, Tadej Pogačar reduce da quattro successi consecutivi sulle strade del Lombardia (2021-2022-2023-2024). Il campione sloveno, come detto, ha la possibilità di raggiungere Coppi a quota cinque vittorie e sarebbe il primo a riuscirci consecutivamente.
Sei corridori hanno ottenuto 3 successi: Pellissier, Girardengo, Belloni, Bartali, Kelly e Cunego. Gino Bartali è il corridore che è salito più volte sul podio (nove); oltre ai tre successi, ha infatti conquistato quattro secondi posti e due terzi.
Ben diciotto sono quelli che han centrato la doppietta al Lombardia. Tra questi spiccano i grandi nomi di Merckx, Gimondi, De Vlaeminck, Moser, Hinault, Bartoli, Bettini, Gilbert e Vincenzo Nibali, ultimo italiano a trionfare nella classica delle foglie morte (2017).
Otto sono i corridori che hanno centrato la vittoria al Lombardia con la maglia di campione del mondo addosso: Alfredo Binda (1931), Tom Simpson (1965), Eddy Merckx (1971), Felice Gimondi (1973), Giuseppe Saronni (1982), Oscar Camenzind (1998), Paolo Bettini (2006) e Tadej Pogačar (2024). Un vero e proprio parterre de roi.
Infine, sono 14 le nazioni che han visto trionfare un proprio portacolori sulle strade del Lombardia. Italia primatista di vittorie (69), seguita sul podio da Belgio e Francia entrambe a quota 12. Seguono la Svizzera a quota 5 e la Slovenia a 4, che fino al 2020 non compariva nemmeno nell’albo d’oro.
Storie e leggende della corsa
Il Giro di Lombardia rappresenta da sempre l’ultima grande classica della stagione. In ordine di “nascita” è la terza dopo la Liegi-Bastogne-Liegi (1892) e la Parigi-Roubaix (1896), mentre anticipa la Milano-Sanremo (1907) e il Giro delle Fiandre (1913).
Il nome “Classica delle foglie morte” deriva dal fatto che fin dalla prima edizione del 1905 si è sempre svolta in autunno, nell’ultima settimana di settembre o nella prime due di ottobre. Il percorso negli anni è variato molto, sono state città di partenza o arrivo Milano, Seveso, Brescia, Monza, Cantù, Varese, mentre dal 2014 si alternano Bergamo e Como.
La nascita dell’evento
Il Giro di Lombardia (così come la Sanremo) nasce per caso, da un evento curioso. Per dare l’opportunità a Pierino Albini di una immediata rivincita nei confronti di Giovanni Cuniolo, che si era aggiudicato al Trotter di Milano la Coppa del Re, la Gazzetta dello Sport organizzò il 12 novembre 1905 una nuova gara chiamata Giro di Lombardia. Al via si presentarono 55 ciclisti ma solo 12 di essi portarono a termine i 230 chilometri del percorso. La gara fu un successo organizzativo incredibile e si concluse con la vittoria di Giovanni Gerbi che inflisse ai rivali un distacco abissale precedendo di 40 minuti Rossignoli e Ganna e di 50 Galletti.
Prime edizioni
Il varesino Luigi Ganna, primo vincitore del Giro d’Italia, partecipò a sette edizioni del Lombardia, ma fatto curioso non riuscì mai a centrare la vittoria. La corsa non conobbe nessuna interruzione nemmeno durante la Prima Guerra Mondiale.
Anni ’20 e ’30
Gli anni ’20 sono caratterizzati da due figure mitiche della storia del ciclismo tricolore: Costante Girardengo, che centrò tre vittorie al Giro di Lombardia nelle edizioni del 1919, 1921 e 1922 e Alfredo Binda che riuscì a trionfare per ben quattro volte (1925, 1926, 1927 e 1931). Tutti e quattro i successi di Binda sono arrivati con una fuga solitaria: quattro, otto, diciotto e ventinove i minuti di vantaggio sui suoi rivali, simbolo dello strapotere del corridore di Cittiglio (Varese).
Epico è il racconto (dello stesso Binda) della vittoria del 1926, di cui si può trovare uno stralcio di intervista in un bellissimo video su YouTube. In una giornata da tregenda con pioggia e grandine battente e con il lago di Como esondato di mezzo metro in città, Binda attaccò a metà salita del Ghisallo per staccare l’acerrimo rivale Bottecchia. Portò a termine una fuga di 170 chilometri arrivando al traguardo di Milano con mezz’ora sul secondo. Si cambiò, fece la doccia e poi prese il treno per tornare a Varese, vedendo dal finestrino gli ultimi corridori ancora impegnati nella corsa. In questa impresa mangiò ben 28 uova, sei a colazione e 22 lungo il percorso, con la mamma giunta da Cittiglio al secondo ristoro per portagli le uova direttamente dal pollaio di casa. Racconti e meraviglie da ciclismo eroico.
Le edizioni prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale
Gli anni a cavallo del secondo conflitto mondiale (che comportò l’interruzione della corsa nel 1943 e 1944) videro in scena, anche sulle strade del Giro di Lombardia, l’eterna sfida Coppi-Bartali. Bartali vinse nel 1936, 1939 e nel 1940, mentre Coppi centrò il poker consecutivo dal 1946 al 1949, cogliendo poi il quinto successo nel 1954 a 35 anni. Coppi amava particolarmente il giro di Lombardia ed in particolare la salita della Madonna del Ghisallo, la sua preferita, una salita che l’ha reso grande ma che a sua volta è stata resa immortale dalle gesta del Campionissimo.
Anni ’50
Gli anni ’50 segnarono il ritorno delle vittorie “straniere” al Giro di Lombardia: dai due francesi Louison Bobet (1951) e Andrè Darrigade (1955), alle prime volte dei belgi con Rik Van Looy ed Emile Daens (1959 e 1960).
Anni ’60
Il 16 ottobre del 1960 fa la sua comparsa nella corsa il Muro di Sormano. Rik Van Looy, grande campione belga, nonché uno dei soli tre vincitori di tutte e cinque le classiche monumento, a metà del muro smise di pedalare e scese di sella. Si fermò a respirare, borbottò qualche maledizione in fiammingo e poi proseguì a piedi con la bici in spalla. In molti lo imitarono. Alcuni si appesero al manubrio con tutto il peso nel vuoto per resistere in sella. Solo uno spicco il volò, gamba secca Imerio Massignan. Sulla sottile striscia di terra e ghiaino staccò tutti e scollinò per primo in cima al muro. In quel Lombardia però finì ottavo (vinse Daems), recuperato e superato all’arrivo da un gruppetto di corridori. Il Muro fu inserito nella corsa anche nelle edizioni del 1961 e 1962, poi venne tolto e cadde nel dimenticatoio.
Grandi nomi italiani furono protagonisti negli anni ’60: Gianni Motta (1964), Felice Gimondi (1966 e 1973) e Franco Bitossi (1967 e 1970). Spettacolare la vittoria di Gimondi del 1966, quando riuscì a battere in volata l’eterno rivale Merckx al termine di un Lombardia combattutissimo.
Anni ’70, ’80 e ’90
Gli anni ’70 e ’80 videro il successo di grandi campioni che hanno fatto la storia del ciclismo: Roger de Vlaeminck (1974 e 1976), Francesco Moser (1975 e 1978), Gibi Baronchelli (1977 e 1986), Bernard Hinault (1979 e 1984) e per ben tre volte Sean Kelly (1983, 1985 e 1991).
Gli anni 2000
Il nuovo millennio si è aperto con otto vittorie consecutive dell’Italia: Danilo di Luca (2001), Michele Bartoli (2002 e 2003), la tripletta di Damiano Cunego (2004, 2007 e 2008) e la doppietta di Paolo Bettini (2005 e 2006).
Da brividi il bis di Bettini in maglia iridata nel 2006. Il toscano, pochi giorni dopo aver vinto il mondiale, perde tragicamente il fratello Sauro in un incidente stradale. Non vuole partecipare al Giro di Lombardia ma all’ultimo si presenta sulla linea di partenza convinto da amici e famigliari. Scatta prima sul Ghisallo, poi sul Civiglio e sul San Fermo della Battaglia. È scatenato, arriva tutto solo sul lungo lago di Como, alza le braccia e con le lacrime agli occhi indica il cielo con le dita. Che brividi Paolino.
Nibali: l’ultimo italiano a vincere il Lombardia (2017)
Al 2017 risale infine l’ultimo successo italiano, grazie a Vincenzo Nibali che si porta a casa un grande Lombardia arrivando a Como in solitaria a braccia alzate dopo un attacco secco nella discesa del Civiglio.
Al pari del Poggio per la Sanremo, del Muro di Grammont, della Foresta di Arenberg e della Cote de la Redoute, anche il Giro di Lombardia ha il suo mito, un vero e proprio santuario della storia del ciclismo, la Madonna del Ghisallo.
La Madonna del Ghisallo al Giro di Lombardia
Situato a 754 metri sul livello del mare, a sud di Bellagio tra i due rami del lago di Como, è stato affrontato dalla corsa per la prima volta nel 1919. In cima si trovano il Santuario della Madonna del Ghisallo protettrice dei ciclisti e il Museo del Ciclismo. Luogo di culto di tutti gli appassionati e simbolo del Giro di Lombardia, ogni amante della specialissima dovrebbe salire sul Ghisallo almeno una volta nella vita.
Il Muro di Sormano
Altra salita iconica della corsa (e vero incubo per i corridori) è il Muro di Sormano, che fece la sua apparizione per la prima volta al giro di Lombardia del 1960 su idea del grande Vincenzo Torriani. Fu ripresentato anche nelle edizioni del 1961 e 1962 per poi cadere in un lungo oblio, a causa delle pendenze bestiali e delle continue spinte del pubblico ai corridori, fino agli anni duemila, quando venne inserito nelle edizioni 2012, 2018 e 2019.
Da mulattiera a salita mitica del ciclismo
Tutto da gustare è l’aneddoto che sta dietro alla scoperta del Muro. L’ingegner Angelo Testori, originario e sindaco di Sormano, conosceva bene quella stretta mulattiera che fin da bambino percorreva a piedi per salire al Pian del Tivano.
A proposito del Muro Testori scriveva che “era peccato rimanesse un luogo di pochi e di nessun ciclista”. Così portò un suo grande amico a veder la tremenda salita. Questo amico faceva di nome Vincenzo Torriani. Quello che poi diverrà il patron del Giro per antonomasia era un uomo curioso, coraggioso e pronto alla sfida, un innovatore.
Torriani si innamorò subito di quell’azzardo e così nell’estate del 1959 ritornò con Eberardo Pavesi e con Fiorenzo Magni (campione in bicicletta e uomo di raffinata intelligenza, come racconta Mimmo Franzinelli tra le pagine del bellissimo libro “Il Giro d’Italia. Dai pionieri agli anni d’oro”) per fargli vedere di persona il Muro. Il primo si spaventò “Ne vedremo molti scendere di bicicletta”, il secondo anche ma ne colse subito il fascino “Sarà una grande réclame per il ciclismo”.
Da quota 827 metri sul livello del mare a quota 1107, quattro tornanti strettissimi, qualche semicurva e due dritti infernali. Millenovecentoventi metri con pendenze bestiali e il peggior incubo del ciclista pronto a materializzarsi da un momento all’altro, metter piede a terra e scendere di sella.
“La pista ciclabile più dura del mondo”
Chiusa alle auto e aperta solo a pedoni e biciclette, qualcuno ha definito quei due chilometri scarsi “la pista ciclabile più dura del mondo”. Eppure, su quella stretta striscia di asfalto che sembra puntare dritta verso il cielo ci viene gente da tutta Europa. È un percorso dantesco al contrario, prima si passano le porte del paradiso sul Ghisallo per una preghiera davanti al Santuario e alla storia del ciclismo, poi ci si butta giù in discesa, si abbassa il capo e ci si dirige verso il Muro per tentare l’assalto all’inferno. È la messa laica del Giro di Lombardia, in questi pochi chilometri sono racchiusi la storia e il fascino di questa corsa pluricentenaria.
Visto che abbiamo nominato il volume di Mimmo Franzinelli, concludiamo “tirando in ballo” un altro libro. Periferia nord di Milano, Brianza, Sormano, Lombardia, secondo dopoguerra, ciclisti e corse in bicicletta, emarginati ed eroi. Il libro da mettere sullo scaffale è “Il dio di Roserio”, uscito nel 1954, primo romanzo del grande Giovanni Testori. Sì, avete capito bene, Testori, nipote di quell’Angelo Testori che più o meno negli stessi anni di pubblicazione del libro avrebbe alimentato (quasi involontariamente) il mito del Giro di Lombardia con l’apparizione del Muro di Sormano.
Giro di Lombardia 2025: percorso e favoriti
Come anticipato, l’edizione 2025 del Giro di Lombardia partirà da Como per arrivare a Bergamo (Alta), in quella alternanza arrivo-partenza che ormai da parecchi anni unisce le due città. Il tracciato di quest’anno è molto simile a quello delle edizioni 2021 e 2023, in cui si impose Tadej Pogačar (che vinse, peraltro, anche le edizioni 2022 e 2024, svoltesi in “senso opposto” da Bergamo a Como).
La planimetria del Giro di Lombardia 2025
Il via da Como sarà, come sempre, da Piazza del Duomo, passaggio in Piazza Cavour, svolta a sinistra sul lungolago, poi via Cavallotti, via Milano e via Napoleona e uscita dalla città verso Senna e Cantù. Passaggio da Asso dove inizia la salita alla mitica Madonna del Ghisallo (dal lato più dolce chiamato “Ghisallino”), scollinamento e discesa su Bellagio, poi lungolago fino a Lecco, dove il gruppo prenderà la direzione di Bergamo.
Prima del capoluogo bergamasco i corridori punteranno verso nord per affrontare in serie cinque salite delle prealpi orobie. Roncola, Berbenno, Dossena, Zambla Alta (punto più alto della corsa a metri 1.257) e Passo di Ganda, senza un attimo di respiro. Alla fine, il dislivello totale risulterà essere di oltre 4400 metri, come un tappone di alta montagna di un grande Giro.
Superato il paese di Selvino, discesa tecnica con ben 19 tornanti, seguita da un breve tratto pianeggiante fino al traguardo, nella città Alta di Bergamo (dopo 238 Km), salendo alla Porta Garibaldi e quindi, con duecento metri in acciottolato, Largo Colle Aperto. Nella prima parte le pendenze sono sempre sopra il 10%, con punte del 12%. Ai meno 1800 metri dall’arrivo svolta secca con breve strettoia per il superamento di Porta Sant’Agostino. Dopo il triangolo rosso, un’ampia curva a sinistra immette infine nel rettilineo che conduce all’arrivo.
Di seguito planimetria e altimetria dell’edizione 2025, estratti dal sito ufficiale della corsa:


I protagonisti della corsa
Dopo la descrizione del percorso passiamo all’analisi dei possibili protagonisti della corsa. Anche se la lista ufficiale dei partecipanti sarà resa nota solo nei giorni precedenti alla gara, non è per nulla difficile fare l’identikit del favorito numero uno. Vincitore degli ultimi quattro Lombardia, fresco campione del mondo (bis iridato), nelle altre quattro classiche monumento della stagione, due vittorie e due secondi posti (solo l’Olandese Van der Poel l’ha messo dietro a Sanremo e Roubaix). Sì, esatto avete capito, il grande favorito del Lombardia è ancora una volta Tadej Pogačar, che punta al record di cinque vittorie consecutive.
I suoi due rivali più accreditati sono Remco Evenepoel e Tom Pidcock. Il campione belga è forma, al mondiale ha sfoggiato comunque una bella prestazione, chissà senza problemi meccanici cosa sarebbe riuscito a fare. A crono vola, negli ultimi 14 mesi ha vinto Olimpiade, titolo belga, Mondiale ed Europeo contro il tempo. Gli manca sicuramente qualcosa in salita rispetto allo sloveno, ma ha gamba e fondo per ben figurare in una corsa dura e impegnativa come il Lombardia.
Tra gli altri che potrebbero ben figurare mettiamo Healy, Skjelmose, Del Toro. Jonas Vingegaard non ha ancora sciolto le riserve sulla sua partecipazione anche se sembra difficile vederlo ai nastri di partenza a Como.
E voi su chi puntereste per la vittoria finale? Cinquina consecutiva e record di vittorie per Pogačar? O Remco che batte lo sloveno a va a prendersi il suo primo Lombardia? Oppure un outsider in giornata di grazia che sorprende tutti? Diteci la vostra nei commenti.
Come e dove vedere il Giro di Lombardia in tv e streaming
Diverse solo le opzioni per seguire il Giro di Lombardia. In Italia, la corsa (partenza da Como alle ore 10:55) viene trasmessa sui canali Rai, con la diretta su Rai 2 (parte finale della gara) e Rai Sport, che offrono una copertura completa dell’evento.
Anche Eurosport, disponibile su abbonamento, trasmetterà la corsa in diretta. Per gli appassionati che preferiscono seguire la corsa online, l’evento viene trasmesso da diverse piattaforme di streaming: gratuitamente su RaiPlay, in abbonamento su Discovery+, NOW, SkyGo, DAZN.
Maggiori informazioni e aggiornamenti sull’evento al sito ufficiale: www.ilombardia.it
Il Lombardia per cicloamatori
Alla Rinascente di Milano, in Piazza Duomo, RCS Sports & Events ha presentato il “Grande Weekend de Il Lombardia”, in calendario sabato 11 e domenica 12 ottobre. Eh già, perché oltre al Lombardia professionisti, c’è anche la Gran Fondo che si svolgerà il giorno successivo, domenica 12, con partenza e arrivo da Cantù.
Gran Fondo Lombardia Felice Gimondi
La Gran Fondo Lombardia Felice Gimondi, che quest’anno celebra il grande campione di Sedrina, non ricalca fedelmente la corsa dei pro (come succede invece per le Granfondo associate alle altre classiche monumento) ma offre comunque un percorso pieno di fascino, con panorami mozzafiato e sfide indimenticabili. Nei 110 chilometri del percorso si affrontano infatti le due salite simbolo del Lombardia, ovvero il Muro di Sormano e la Madonna del Ghisallo, entrambe dai versanti che ne hanno fatto la storia. Un’esperienza che unisce passione, sfida e divertimento.
Partenza da Cantù
Partenza come detto da Cantù con i primi 25 km di “mangia e bevi” attraverso la Brianza fino a Maglio.
Qui iniziano i 7 km di salita che portano alla Colma di Sormano. A circa meno due chilometri si svolta a sinistra e si imbocca una sottile linea d’asfalto che prima scende un poco e poi attraversa un ponticello.
L’ascesa al Muro di Sormano
Da qui iniziano gli ultimi 1920 metri di salita, quelli che sono diventati un monumento del ciclismo mondiale: il Muro di Sormano. Fino allo scollinamento la pendenza media è del 15,8% con punte massime che arrivano 27%. Le scritte sull’asfalto ed i cartelli a bordo strada faranno vivere al granfondista l’esperienza di un vero pro. Per i meno allenati si può comunque evitare il Muro salendo alla Colma dalla strada provinciale.
Nesso e il Ghisallo
Picchiata fino a Nesso, svolta secca a destra e lungolago fino Regatola-Bellagio, dove la seconda salita di giornata: il mitico Ghisallo. Le pendenze sono importanti, ma non aggressive come Sormano. La salita è pedalabile ed il paesaggio godibile. La pendenza media nei 9km è del 6.2%, e solo verso la fine tocca la punta massima del 14%. In cima, la Madonna del Ghisallo con le sue famose campane ed il museo più celebre della storia del ciclismo meritano una sosta e qualche foto ricordo.
La parte finale
Arrivati sul Ghisallo la Gran Fondo è al km 70 e quasi 2/3 di gara sono stati percorsi con le maggiori difficoltà ormai alle spalle. Una lunga e dolce discesa fino a Merone permette di recuperare un po’ di energie prima degli ultimi 20 chilometri che ripropongono strappi e salitelle per arrivare nel centro di Cantù.
Sul sito della manifestazione (Gran Fondo Il Lombardia – Ride Like a Hero) trovate tutte le info necessarie (tempi, modalità e costi di iscrizione, regolamento, logistica, altimetria e planimetria del percorso, ecc..) per partecipare a questo evento organizzato da RCS.


















Ottima lettura, leggera ma al tempo stesso dettagliata e completa .
Cenni storici su gare e campioni del passato e del presente e info utili per tutti i ciclo amatori o appassionati
Sempre descrizione dettagliata di percorsi e aneddoti su campioni del passato ,con una nota di romanticismo, si legge sempre volentieri!