Mobilità

Il nuovo Codice della Strada e la sicurezza dei ciclisti

Il nuovo Codice della Strada e la sicurezza dei ciclisti

Nel 2025 il Codice della Strada (collegato al tema della sicurezza dei ciclisti) è tornato con forza al centro del dibattito su Bikeitalia, diventando uno dei temi più letti e discussi dell’anno. Non per un improvviso interesse per la burocrazia, ma perché le norme che regolano la circolazione incidono in modo diretto sulla sicurezza quotidiana di chi pedala e, troppo spesso, finiscono per trasformarsi in uno strumento punitivo anziché di tutela.

Gli articoli pubblicati nel corso dell’anno hanno messo in luce una contraddizione evidente: il Codice della Strada – pur nella sua versione aggiornata a fine dicembre 2024 – continua a essere pensato principalmente attorno all’automobile, mentre la bicicletta resta un argomento secondario, regolato da norme frammentarie, datate o applicate in modo rigido e incoerente.

Bici fuorilegge (spesso senza saperlo)

Uno dei punti più emblematici riguarda la conformità delle biciclette. Moltissime persone pedalano ogni giorno su mezzi che, dal punto di vista normativo, non sono perfettamente in regola: mancano i catarifrangenti sui pedali o sulle ruote, non c’è il campanello, le luci non sono presenti o non vengono utilizzate correttamente, oppure i freni non sono due e indipendenti.

Il problema non è solo il rischio di una multa, ma il fatto che il Codice della Strada continui a prescrivere requisiti tecnici che mal si adattano alle biciclette moderne, soprattutto sportive e urbane. Il risultato è paradossale: bici nuove, vendute nei negozi, che una volta messe su strada diventano improvvisamente “irregolari”. E la legge, com’è noto, non ammette ignoranza.

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Ebbrezza, bici e confusione normativa

Un altro tema che ha generato molta attenzione è quello della guida in stato di ebbrezza in bicicletta. Il chiarimento giuridico è netto: la bici non è un veicolo a motore e quindi non può comportare, di per sé, il ritiro o la sospensione della patente. Eppure, nella pratica, non sono mancati casi di applicazioni errate della norma, poi annullate dai giudici.

Ubriaco in bici alcoltest multa

Resta però una zona grigia: comportamenti particolarmente pericolosi possono portare a conseguenze indirette, come la revisione della patente per presunta inidoneità alla guida. Un quadro che conferma quanto sia fragile l’equilibrio tra sicurezza stradale e tutela dei diritti di chi pedala, soprattutto quando entrano in gioco interpretazioni discrezionali.

Infrastrutture ciclabili: tra riforme e incertezze

La riforma del Codice della Strada ha aggiunto ulteriore confusione sul fronte delle infrastrutture ciclabili. Corsie ciclabili, doppi sensi, strade urbane ciclabili e corsie bus+bici sono improvvisamente finite sotto una lente normativa che ha spaventato amministratori e tecnici.

corsie ciclabili Milano

Il webinar organizzato da Bikeitalia ha chiarito un punto fondamentale: non tutto è stato cancellato, ma serve competenza giuridica e tecnica per continuare a progettare in modo legittimo. Ancora una volta, emerge un problema strutturale: senza chiarezza normativa e senza formazione, la sicurezza dei ciclisti resta ostaggio dell’incertezza amministrativa.

Parcheggi bici: multe al posto delle soluzioni

Uno dei casi più simbolici del 2025 riguarda i parcheggi per biciclette. In molte città italiane non esistono stalli sufficienti, sicuri o accessibili. Eppure, legare la bici a un palo o a una ringhiera può costare multe pesantissime, giustificate in nome del “decoro urbano”.

Parcheggio bici sul marciapiedi fonte pixabay

La sentenza del Consiglio di Stato ha sancito la legittimità di questi divieti, ma ha anche messo a nudo un paradosso tutto italiano: si punisce un comportamento senza offrire alternative. Mentre in Europa si costruiscono velostazioni integrate e sicure, in Italia chi pedala viene spesso lasciato solo, tra furti, regolamenti e sanzioni.

Pedalare affiancati: sicurezza o infrazione?

Infine, il tema della fila indiana ha mostrato quanto il Codice della Strada sia rimasto ancorato a un’altra epoca. Multare ciclisti che pedalano affiancati, soprattutto fuori dai centri abitati, è legale: ma è anche discutibile dal punto di vista della sicurezza.

ciclisti affiancati

Sempre più studi e pratiche internazionali dimostrano che l’affiancamento aumenta la visibilità e riduce i sorpassi azzardati. Non a caso, in molti paesi europei è consentito o addirittura incoraggiato. In Italia, invece, resta una norma che spesso alimenta conflitti e rafforza l’idea della bici come intralcio, non come utente da proteggere.

Una sicurezza ancora sbilanciata

Il filo conduttore di tutti questi articoli è chiaro: il Codice della Strada italiano continua a chiedere ai ciclisti di adattarsi a uno spazio pensato per altri, senza offrire reali strumenti di protezione. Le regole ci sono, ma spesso non migliorano la sicurezza; le sanzioni arrivano, ma le infrastrutture mancano.

Se davvero vogliamo più sicurezza per chi pedala, serve un cambio di prospettiva: meno norme punitive e più norme abilitanti.

Meno interpretazioni restrittive e più spazio, fisico e giuridico, per la mobilità ciclistica.

Leggi tutti gli articoli di Bikeitalia sul Codice della Strada

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Commenti

  1. Orence ha detto:

    Buongiorno a tutti. Nel 2025 ho percorso 21.000 km. Un po’ da solo e altre volte in compagnia. Ne abiamo viste di situazioni critiche. La piu’ ‘gettonata’ e’ il sorpasso azzardato. Specie quando sono da solo o al massimo in due. Uso una onboard camera quindi le infrazioni sono tutte registrate. A volte le ho trasmesse agli uffici del vigili dei comuni di competenza. La risposta e’ rimasta nel vento oppure viene spiegato che questi non sono in grado di notificare l’infrazione. In pratica ci vuole l’incidente!. Invece noi ciclisti pensiamo che sarebbe megio prevenire e di conseguenza notificare l’infrazione sempre. quando c’e’ a rischio la vita di una persona.

  2. Paolo ha detto:

    Uso la bici da sempre per tutto quello che posso: commuting, svago, etc. L’ho usata in molti paesi in tutto il mondo e la uso adesso che sono rientrato a Bologna.

    La mia impressione è che sia particolarmente pericoloso qui muoversi in bici. Sia a causa degli automobilisti, che degli stessi ciclisti che dei pedoni. E soprattutto per come è disegnata l’infrastruttura. In questo senso è difficile fare un confronto con altri paesi, salvo che per un fatto: siamo in un periodo di transizione, in cui la convivenza tra bicicletta e traffico auto è complicato. Ma è esattamente quello che è già successo anche nelle città olandesi, dove fino agli anni ’70 c’era un traffico bestiale. Poi si è deciso di cambiare modello urbano.

    All’inzio la gente si lamentava. Poi ha cominciato a scoprirne i vantaggi: meno rumore, meno inquinamento. Più facilità di spostarsi (grazie all’integrazione con un buon trasporto pubblico). Più salute, più sicurezza per i propri figli. E un notevole risparmio visto che il possesso di un auto non era più necessaria a molti.

    Lentamente le città sono cambiate. Oggi sono completamente diverse. Ovviamente c’è chi non può fare a meno dell’auto ma, paradossalmente, costoro ne hanno ricevuto un ulteriore vantaggio, perché c’è meno traffico in città.

    Noi siamo in quella fase di transizione. Auto e bici si conciliano male, ma se insistiamo il futuro è migliore.

  3. Max ha detto:

    Sono un vecchio ciclista ho passato oltre cinquanta anni in bici facendo girate, Granfondo, Corse su strada e MTB. Un mio consiglio per i ciclisti è di mettere sempre il casco anche in città con luci ant .e post . Per fuori città idem ,in più consiglio di indossare indumenti vistosi e fluorescenti. troppa gente va in giro vestita di nero. Consiglio anche di andare in fila non accoppiati. Ciao a tutti e Auguri di buone Feste

  4. Fabio ha detto:

    Mi piace come nell’articolo anziché scrivere ‘Non è legale pedalare affiancati’ venga invece scritto ‘Multare ciclisti che pedalano affiancati è legale’…

    [Perché la frase continua:”Multare ciclisti che pedalano affiancati, soprattutto fuori dai centri abitati, è legale: ma è anche discutibile dal punto di vista della sicurezza”. E viene spiegato anche quali sono le ragioni di questa affermazione – Bikeitalia.it]

  5. salvatore ha detto:

    [Questo commento non è stato pubblicato – Bikeitalia.it]

  6. ALESSANDRO DALL'IGNA ha detto:

    ciao io mi chiamo Alessandro vengo da Dueville in provincia di Vicenza io sono un amatore ciclista io dico solo una cosa che non serve fare tante leggi le strade sono di tutti e serve il rispetto e educazione di tutti noi ciclisti non possiamo essere vittime tutti i giorni in altri paesi Europei c’è una cultura diversa del ciclismo che in Italia non c’è

  7. Marco ha detto:

    Le persone che utilizzano per i loro spostamenti una bicicletta vanno rispettate a prescindere,non fosse altro che per il basso impatto ambientale,specialmente se confrontato con chi per i suoi spostamenti utilizza sovente da solo mezzi che potrebbero contenere intere squadre di calcetto…a questi dico vi piace viaggiare comodi? Bene rilassatevi e godetevi le vostre comodità invece di guidare come se foste i padroni delle strade.Buon Natale

  8. Francesco Felarte ha detto:

    Ancora una volta mi preme enfatizzare il PRIMO DEI PARADOSSI cui deve sottostare il ciclista (specie urbano) in Italia: lunghissimi tratti dove NON esistono ciclabili e carreggiate dove NON esiste un margine destro pedalabile in sicurezza perchè non c’è spazio o perchè il MANTO STRADALE è AMMALORATO, devastato da crepe, avvallamenti, dossi, tombini sporgenti, lavori precedenti che hanno generato un multistrato disomogeneo e disconnesso.

    Risultato ovvio e prevedibilissimo: ciclisti che rischiano la vita anche per brevi tratti in strada, o zero bici in giro.

    Il Cds e il suo (dovuto) rispetto dovrebbe prevedere innanzitutto la costruzione e la MANUTENZIONE puntuale delle STRADE stesse. Per poter procedere in strada restando il più possibile sulla destra, DEVE esserci margine ciclabile e la superficie idonea per pedalare, senza rischiare di continuo di essere sbalzati via, perdere equilibrio o essere sfiorati da auto e camion che si disinteressano completamente dei pericoli corsi dal ciclista di turno. O viceversa, come già specificato in tante altre occasioni, prevedere CICLABILI dedicate e complete FUORI della carreggiata.

    1) Strade funzionali, in ordine, percorribili e puntualmente controllate e riparate con la dovuta manutenzione—->

    2) Cds che NORMI regole di convivenza reciproca sensata e sicura per TUTTI gli utenti della strada

  9. Fanry ha detto:

    sono d’accordo con chi dice che ci vuole più rispetto da entrambe le parti ma da ciclista sono infastidito da ciclisti che pedalano affiancati su strade strette e a curve ,dove sorpassare è pericoloso per entrambi , ciclisti che non rispettano i semafori, altra parte automobilisti che stringono in curva nei sorpassi , penso che c è bisogno di rinfrescare il codice stradale per entrambi!

  10. Ennio ha detto:

    senza chiarezza normativa e senza formazione, la sicurezza dei ciclisti resta ostaggio dell’incertezza amministrativa.

    condivido questa frase, gli stessi vigili interpretano diversamente regole che sono chiare ed univoche.
    Incertezza, anzi incompetenza amministrativa, fanno sì che, per fare un esempio, ciclopedonali (marciapiedi!) vengano segnalate come ciclabili pure.
    O ciclabili pure con buche, ciuffi di arbusti e pali della luce piantati in mezzo!
    e nessuna sanzione, o “caloroso” avvertimento, a pedoni e auto in sosta sulle ciclabili pure.

  11. Salvatore ha detto:

    A Milano, oltre le biciclette normali, ci sono le biciclette elettriche, velocissime più degli automobili nel centro città, ho notato seguendone con la macchina che percorrono ad una velocità di circa 70 Km all’ora. la città è diventata un problema, creando aree ztl inutile, che poi il traffico si sposta su una sola arteria, tutti percorrono con la fretta, le code di precedenza si allungano, le bici arrivano all’improvviso velocissimo, anche i monopattini e così aumentano gli incidenti.

  12. Giuseppe Fanari ha detto:

    Pedalare affiancati è pericoloso per i ciclisti e per gli automobilisti, la strada non è una pista ciclabile né una palestra per allenamento.

    [Gentile Giuseppe, le migliori esperienze internazionali dimostrano che non è così e all’estero pedalare affiancati non solo è consentito ma incoraggiato, proprio perché aunenta la visibilità e la sicurezza di chi pedala – Bikeitalia.it]

  13. Davide Tambuchi ha detto:

    Basterebbe prendere come esempio il codice della strada elvetico, che mette tutti in sicurezza: autotrasportatori, automobilisti, ciclisti, pattinatori e pedoni. Senza penalizzare nessuno.

  14. Rossano ha detto:

    sarebbe opportuno più educazione da entrambe le parti, ma spesso a certi automobilisti i ciclisti anche singoli, danno fastidio, e più che stare sulla striscia bianca sulla tua destra, non so cosa si possa fare, alcuni ti sfiorano lo stesso.
    non parliamo nelle rotonde, ti stringono sulla destra, personalmente mi hanno buttato a terra per ben tre volte.
    ora le rotonde le percorro tutte al centro strada, mi sposto sulla destra all’ uscita.
    EDUCAZIONE stradale da parte di entrambi, non servono tante leggi

  15. Massimo Desiati ha detto:

    È vero che la normativa è insufficiente, ma è anche vero che il codice stradale va rispettato, a norma di legge. Come automobilista di idee moderate vedo comportamenti dei ciclisti che fanno rabbrividire e potrebbero portare a reazioni esagerate. Diritti dei ciclisti si, ma anche il rispetto delle regole esistenti fino ad un cambiamento positivo per tutti è dovuto.

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