Milano-Torino: in bici sulle tracce della corsa ciclistica più antica del mondo

Milano-Torino: in bici sulle tracce della corsa ciclistica più antica del mondo

La Milano-Torino compie 150 anni. La gara che unisce i capoluoghi di Lombardia e Piemonte è la corsa ciclistica più antica del calendario UCI, neanche la decana delle classiche monumento, la Liegi-Bastogne-Liegi, può vantare un secolo e mezzo di sfide alle spalle essendo nata “soltanto” nel 1892. La prima edizione della classica italiana – che andrà in scena per la 106esima volta mercoledì 18 marzo 2026 – si disputò sotto il regno di Vittorio Emanuele II, ad appena 15 anni dall’unificazione a opera dei Savoia.

Milano-Torino | 150 anni fa: otto partenti, in quattro al traguardo

Alle 4 del mattino del 25 maggio 1876 otto corridori si presentarono alla partenza di Porta Magenta, davanti alla chiesa di San Pietro in Sala. Da regolamento la gara non avrebbe dovuto disputarsi con meno di dieci partecipanti, ma alla fine gli organizzatori del Veloce Club di Milano diedero il via alla corsa per velocipedi.

La medaglia d’oro e le 100 lire in palio per il vincitore andarono al ventunenne Paolo Magretti che coprì i 150 chilometri del percorso in 10 h 09’ a una media di 14,7 km/h davvero ragguardevole sulle strade e con i mezzi meccanici dell’epoca. Il secondo arrivato, Carlo Ricci Gariboldi, tagliò il traguardo di Porta Milano (in prossimità dell’attuale mercato di Porta Palazzo) dopo 1 h 15’. Bartolomeo Balbiani fu 3° a 1 h 21’ e Luigi Greco 4° a 1’ 27”.

Nelle 21 righe di cronaca apparse sulla Stampa, si scopre che “tutti i velocipedisti furono di ritorno in Milano il giorno seguente nel migliore stato di salute e contenti tutti come pasque sia del brillante esito della corsa, come dell’accoglienza cordiale dei Torinesi”. Nella cronaca pubblicata dal Corriere della Sera si legge che gli atleti hanno portato a termine la gara “nonostante che per due volte lungo la strada una pioggia che scendeva a catinelle abbia molestato gli arditi viaggiatori e che la strada non si sia presentata propria alla corsa”.

Messa alle spalle la carriera ciclistica, Magretti si iscrisse alla Facoltà di Scienze naturali dell’Università degli Studi di Pavia diventando uno dei più eminenti entomologi del Regno d’Italia. Il desiderio di viaggiare dimostrato in gioventù come pioniere del ciclismo italiano, trovò la sua espressione professionale nelle esplorazioni che Magretti compì negli ultimi due decenni del XIX secolo. In Sudan Orientale (1883), Tunisia (1899) ed Eritrea (1900) raccolse materiale zoologico non solo entomologico. Nelle esplorazioni in terra d’Africa, Magretti maturò una posizione fortemente critica nei confronti del colonialismo e dell’eurocentrismo che ne giustificava le azioni.

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Milano-Torino | 150 anni dopo: sulle tracce di quella prima epica pedalata

Per ricalcare, a un secolo e mezzo di distanza, la strada fatta da Magretti e soci, ho caricato la mia bicicletta sul treno prima dell’alba. Sono arrivato alla Stazione di Porta Garibaldi alle 7.45 e da lì, in un quarto d’ora, ho raggiunto la chiesa di San Pietro in Sala, sede di partenza della prima edizione della corsa.

Nel progettare il mio itinerario ho messo insieme filologia ciclistica e attenzione alla sicurezza. I pionieri del 1876 pedalavano su strade prive di autoveicoli e, dunque, potevano scegliere la strada più breve per unire i capoluoghi di Lombardia e Piemonte. Oggi, la capillarità delle ciclovie, permette di pedalare per lunghi tratti in sicurezza sfruttando piste ciclabili, strade poderali e provinciali a bassa intensità di traffico.

La partenza da Milano

Alle 8.08 sono partito da San Pietro in Sala. Dopo aver percorso Via Washington e la ciclabile di Viale Carlo Troya, ho raggiunto l’Alzaia Naviglio Grande in corrispondenza della Chiesa di San Cristoforo sul Naviglio. Al centro di questo pittoresco angolo meneghino ci sono due chiese gemelle adiacenti con un unico nome: una struttura romanica più antica affiancata da un edificio risalente al XV secolo.

Chiesa di San Cristoforo sul Naviglio (Milano)

Nello spazio prospiciente ci sono Oltreunpo’ Teatro e Montalcino Caffè, due luoghi che da decenni stimolano sinapsi e papille gustative di chi vive a ridosso di questa antica via d’acqua. Pedalando lungo il lato sinistro dell’Alzaia Naviglio Grande ho incontrato runner mattinieri, camminatori seriali, cicloamatori alto spendenti e cicloturisti in fuga dalla metropoli.

Messa alle spalle Milano, ho visto dissolversi progressivamente la trama urbana transitando nei territori amministrativi di Corsico, Cesano Boscone, Trezzano sul Naviglio. A Gaggiano, dopo una dozzina di chilometri lungo l’alzaia, il primo scorcio di bellezza. Mi fermo per scattare una foto. Da lì altri 7 chilometri per arrivare a Castelletto, frazione di Abbiategrasso nella quale, la pista ciclabile cambia direzione puntando verso nordovest.

Gaggiano

Il passaggio da Robecco sul Naviglio è sicuramente il più suggestivo della parte lombarda dell’itinerario. Villa Gaia, il Ponte degli Scalini, ma soprattutto l’imponente Palazzo Archinto, con le sue torri merlate, testimoniano il nobile passato di questo borgo. Altri 4 chilometri lungo l’Alzaia Naviglio Grande e si giunge a Ponte Nuovo. Da qui, seguendo le indicazioni per Trecate si imbocca la SS11, un’arteria stradale piuttosto trafficata nella quale vi è però una banchina piuttosto ampia che consente di pedalare in condizioni di relativa sicurezza.

Robecco sul Naviglio

Ci vogliono 17 chilometri di un rettilineo interrotto solamente dalla circonvallazione di Trecate per raggiungere Novara. La cupola della Basilica di San Gaudenzio che ne domina la skyline è una sorta di anticipazione del simbolo della città di destinazione: la Mole Antonelliana concepita dall’ardimentoso genio di Alessandro Antonelli.

Pedalando in mezzo alle risaie

Nell’abitato di Novara si pedala per 5,5 chilometri su piste ciclabili: Corso Milano, Via 25 Aprile 1945, Viale Curtatone, Viale Giulio Cesare, Via Monte San Gabriele. Esaurita la ciclabile ci si trova nella frazione di Torrion Quatrara. Da qui, seguendo la SP97 di Mercadante, si entra nel territorio delle risaie, un segmento del percorso caratterizzato dai campi che, fra primavera ed estate, si trasformano nei preziosi specchi d’acqua della risicoltura.

Nel panorama orizzontale delle risaie novaresi, Monticello, Granozzo, Casalino e Vinzaglio testimoniano il profondo legame di questo territorio con il cereale più consumato al mondo. Pedalando costantemente in pianura, su stradine dal traffico motorizzato ridotto, si arriva a Vercelli. Fra le molte torri edificate nel Medioevo, la più emblematica è la Torre dell’Angelo che si trova nella centralissima Piazza Cavour.

Torre dell’Angelo (Vercelli)

Quando esco da Vercelli ho già una novantina di chilometri nelle gambe. Fedele al mio approccio filologico, procedo verso Tronzano Vercellese prima sulla SP11, poi sulla SP26 che transita da Salasco. Supero il Canale Cavour voluto dal lungimirante politico risorgimentale, poi, verso Cigliano, anche il Canale Depretis. A ridosso delle colline canavesane, i campi dedicati alla risicoltura diventano sempre più rarefatti e altre coltivazioni prendono il sopravvento.

L’arrivo nel cuore pulsante di Torino

Dopo 130 chilometri di pianura, la prima vera discesa è a Rocca, sulla strada che unisce Cigliano a Rondissone. Ad eccezione della circonvallazione che aggira quest’ultimo comune, la strada che porta a Chivasso è un lunghissimo rettilineo che punta verso le colline monferrine. Nel suo centro cittadino si pedala a lungo sul pavé.

La temperatura ben al di sopra della media del periodo mi fa riempire la borraccia per la terza volta a una fontana di Brandizzo. Raggiungo Settimo Torinese, operosa cittadina dell’hinterland da alcuni decenni caratterizzata da una febbrile attività culturale negli spazi della Biblioteca Civica Archimede e della Suoneria.

Mancano 4 chilometri all’ingresso di Torino, li percorro, laddove possibile, su piste ciclabili. Le Torri Di Vittorio del quartiere Pietra Alta segnano il mio ingresso a Torino. Proseguo su una ciclabile in sede propria fino a Piazza Rebaudengo. Un po’ troppe buche nell’asfalto a dire la verità. Forse perché siamo in periferia?

Per rispetto filologico, devo condividere l’epilogo con le automobili lungo l’asse di Corso Giulio Cesare. Il quartiere di Barriera di Milano è il cuore multietnico di Torino, un intreccio di culture che vanno dal Sud America all’Estremo Oriente, dal Nord Africa all’Europa dell’Est. Arrivo davanti alla Stazione di Porta Milano alle 17.08. Praticamente nove ore tonde per coprire i 163 chilometri da San Pietro in Sala alla meta situata a poche centinaia di metri dal mastodontico e vivacissimo mercato di Porta Palazzo.

Porta Palazzo nei pressi del primo storico arrivo della Milano-Torino (150 dopo il 1876)

La media di 18 km/h è comprensiva di tre soste per rifocillarmi e di una decina di brevi stop fotografici e logistici. A chi volesse ripetere l’impresa consiglio di evitare i mesi estivi a causa del clima particolarmente afoso e della proliferazione di zanzare nel lungo segmento delle risaie.

Maggiori informazioni al sito ufficiale della Milano-Torino: https://www.milanotorino.it/

[Tutte le foto a colori presenti nell’articolo sono di Davide Mazzocco, le foto storiche in bianco e nero sono presenti sul sito ufficiale della Milano-Torino]

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