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Oltre 600 km in 36 ore: la mia pedalata più estrema (dopo l’intervento al cuore)

Oltre 600 km in 36 ore: la mia pedalata più estrema (dopo l’intervento al cuore)

Il 19 settembre 2025, alle sei del mattino, sono partito da Schio per una delle sfide più dure e significative della mia vita.

Davanti a me avevo oltre 600 chilometri da percorrere, con un unico obiettivo: arrivare. Ma soprattutto, farlo con un senso preciso.

Dopo circa 36 ore consecutive in sella, senza dormire e quasi interamente in solitaria e totalmente senza assistenza, ho raggiunto la Costa dei Trabocchi, a Fossacesia. 

616,5 chilometri.

Un numero che può impressionare, ma che da solo non racconta davvero ciò che c’è stato dietro ogni pedalata.

Per capire il significato di questa impresa bisogna tornare indietro nel tempo. Negli ultimi anni il mio cuore è diventato qualcosa di molto concreto, lontano da ogni metafora: tre interventi, nel 2021, 2022 e poi, nel dicembre 2023, l’impianto di un defibrillatore.

Ci sono momenti in cui la vita ti costringe a fermarti e ti mette davanti a una scelta molto chiara: accettare il limite… oppure provare a riscriverlo.

Io ho scelto di ripartire.

Dal primo intervento, nell’aprile del 2021, la bicicletta è diventata il mio modo per farlo, ma non solo per me stesso. Ho deciso che ogni pedalata avrebbe avuto un significato più grande, costruendo un percorso guidato da tre obiettivi chiari con il progetto #pedalaconilcuorediffondere la cultura della prevenzione, perché troppo spesso ci si accorge della salute solo quando viene meno; dare speranza a chi vive la mia stessa condizione o altre patologie, dimostrando che è possibile continuare a muoversi e a vivere con intensità; e promuovere raccolte fondi a favore di ragazzi disabili e associazioni, trasformando uno sforzo personale in qualcosa di utile per altri.

È dentro questo percorso che nasce la mia pedalata più estrema.

Pedalare per 36 ore consecutive significa entrare in una dimensione completamente diversa, in cui il tempo perde consistenza e il corpo cambia linguaggio. Le prime ore scorrono quasi naturalmente, poi arriva la fatica, ma è con il calare della notte che tutto diventa più difficile: la lucidità si abbassa, i pensieri si fanno più pesanti e ogni chilometro sembra più lungo del precedente.

E quando sei quasi sempre da solo, senza una ruota da seguire, senza qualcuno con cui condividere immediatamente la fatica, non puoi nasconderti. Rimani solo con te stesso, con il ritmo della pedalata e con il motivo per cui sei partito.

Ed è proprio lì che capisci davvero tutto.

Io non sono partito per dimostrare qualcosa.
Sono partito per dare voce ad Ale.

Perché ci sono storie che non possono restare in silenzio e che meritano di essere portate lontano, anche a costo di fatica, di stanchezza, di notti senza dormire. Durante quelle 36 ore ogni chilometro ha assunto un significato diverso: non era più solo strada da percorrere, ma un modo per trasformare la fatica in un messaggio.

Ci sono stati momenti difficili, inevitabilmente, momenti in cui fermarsi sarebbe stata la scelta più semplice. Ma è proprio in quei momenti che ho ritrovato il senso di tutto il percorso fatto fino a qui.

La resilienza non è una parola da usare con leggerezza.
È la capacità di rialzarsi quando sarebbe più facile restare a terra.
È la scelta di rimettersi in movimento anche quando non hai certezze.

Io ho imparato a rialzarmi negli ultimi anni, un intervento dopo l’altro, una difficoltà dopo l’altra. E questa pedalata è stata la sintesi di tutto questo: non un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso più grande.

Alla fine restano i numeri, perché 616,5 chilometri in 36 ore senza dormire sono qualcosa che colpisce.

Ma la verità è che ciò che conta davvero è altro.

Conta la scelta di non fermarsi.
Conta la volontà di dare un senso a ciò che vivi.
Conta la possibilità di trasformare una fragilità in forza.

E soprattutto conta il fatto che, per tutto quel tempo, anche quando ero solo su strade spesso vuote, non ero davvero solo.

Perché con me, chilometro dopo chilometro, c’era una voce da portare lontano.

Quella di Ale.

[Gianluca Santacatterina]

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Commenti

  1. Nico Andriotto ha detto:

    Ciao…hai avuto del coraggio nel fare il tutto dopo tre interventi.I miei più grossi complimenti,a dimostrazione del fatto che la voglia,la tenacia e la resilienza hanno avuto la meglio,sulla rassegnazione ,e sul piangersi addosso.
    Buon proseguimento… Guerriero…
    by Nico.

  2. Armando ha detto:

    grandissimo ,persona di enorme spessore umano.

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