Bike to Work: proteggersi dallo smog (non solo mascherine)
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Bike to Work: proteggersi dallo smog (non solo mascherine)

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Chiamatelo come volte: smog, PM10, inquinamento atmosferico, polveri sottili, miasmi chimici, l’aria delle nostre città è sempre più irrespirabile e noi ciclisti urbani ne siamo coscienti e dobbiamo adeguarci. Per troppo tempo l’idea dell’inquinamento ha bloccato molti ciclisti entusiasti, che sono stati demotivati dai continui fumi di scarico dei mezzi motorizzati. Con questo articolo cercheremo di capire l’entità del problema e come proteggerci.

Inquinamento atmosferico e ciclismo

Una delle idee più radicate nell’opinione comune sostiene che i ciclisti siano esposti più degli altri utenti della strada all’inquinamento e alle polveri sottili. In passato ne abbiamo già parlato e potremmo citare numerosi studi che dimostrano quanto il ciclismo sia una delle attività che permetta di ottimizzare l’esposizione allo smog. Eppure noi ciclisti veniamo visti come atleti sudati e dai polmoni spalancati, che spingono sui pedali con la stessa capacità polmonare che doveva avere l’indimenticato Marco Pantani quando scalava il Gavia. In realtà la maggior parte degli studi scientifici si basa su un semplice concetto: l’esposizione agli inquinanti atmosferici non è pericolosa per la salute nell’istante in cui noi entriamo a contatto con essi ma quando l’ambiente in cui viviamo ne diviene saturo. In sostanza maggiore è il volume d’aria a nostra disposizione, migliore sarà il ricambio e quindi più debole l’esposizione. Quando noi pedaliamo, il volume d’aria da cui attingiamo per respirare è molto elevato ed è influenzato dalle correnti d’aria naturali sia da quelle smosse dai mezzi motorizzati. Immaginate invece l’abitacolo di un’autovettura: quant’è il volume d’aria a disposizione e con quale ricambio? Cercare di risolvere il problema accendendo l’aria condizionata non è certo una scelta brillante, poiché si sta scacciando l’aria cattiva pompando nell’abitacolo altrettanta aria cattiva. Quindi, per citare le parole dell’esperto inglese Peter Walker: “pedalare rimane comunque la soluzione migliore per la salute rispetto al non pedalare, nonostante tutti i problemi d’inquinamento presenti al giorno d’oggi”.

Per cui, quando vi sentirete afflitti dalla paura di esporvi ai PM10 o qualcuno vi dirà la fatidica frase “mica sono scemo che uso la bici così respiro i gas di scarico” (è stata detta a chi scrive più volte e in svariate circostante), ragionate su queste considerazioni e non abbandonate la bici in cantina, poiché quella sarebbe la scelta peggiore per la vostra salute.

Proteggersi dallo smog: consigli pratici

Ovviamente il paragrafo precedente non vuole minimizzare il problema ma solo ridimensionarlo e riportarlo su un piano reale. Ora però vediamo com’è possibile proteggersi dallo smog. Come nella maggior parte dei casi non esistono prodotti miracolosi, bacchette magiche promosse a colpi di marketing che propongono soluzioni definitive: la miglior ricetta è il caro e vecchio buonsenso. Vediamo ora quali strategie attuare per proteggersi in modo efficace:

Evitare le ore più trafficate: il grosso del trasporto su gomma si concentra nelle fasce orarie 7-9 e 17-19, per cui se si ha la possibilità di pedalare nelle ore precedenti o successive, sarà possibile ridurre il rischio di esposizione ai gas di scarico e aumentare anche la propria sicurezza sulla strada. Un buon metodo è quello di anticipare la sveglia di mezz’ora. Sembra un tempo ristretto (anche se per alcune persone può sembrare un’eternità) ma è sufficiente per incontrare la metà dei mezzi motorizzati a cui si è abituati;
Pedalare su strade secondarie: di solito le stradine di paese sono meno esposte all’inquinamento atmosferico anche se numerosi studi hanno dimostrato come, per via delle correnti d’aria, spesso alcuni punti meno trafficati di una città come Londra presentino valori in linea alle grandi arterie di comunicazione stradale. Un buon metodo è quello di testare il percorso con calma, magari il sabato pomeriggio o la domenica mattina, in modo di avere tempo per valutare il vantaggio dovuto alla minor presenza di auto con gli svantaggi in termini di tempistiche di trasferimento;
Evitare le prime ore pomeridiane: in estate il livello di ozono nell’aria raggiunge il picco nelle ore del primo pomeriggio, che sono quelle più inquinate. Pedalare al mattino o alla sera permette di ridurre notevolmente l’esposizione alle polveri sottili, poiché grazie alla diminuzione del livello di ozono tendono a precipitare sul terreno (magra consolazione, direi);

Maschere per ciclisti: utili o no?

Da qualche tempo le maschere da indossare per proteggersi dallo smog sembrano essere diventate il rimedio vincente. Lo sono davvero?
Una maschera ha il compito di filtrare l’aria che respiriamo, quindi che inaliamo dall’esterno, bloccando le particelle pericolose, cioè le famose polveri sottili. Quindi l’azione di queste maschere è volta a “depurare” l’aria che introduciamo nei polmoni e per farlo sono dotate di filtri, detti “a carboni attivi”, sostanze in granuli formate in maggior parte da carbonio vegetale. L’aria che respiriamo viene veicolata all’interno del filtro, dove si scontra con i granuli di carbone e l’impatto fa sì che le polveri più pesanti precipitino e vengano assorbite dai carboni attivi, che nonostante la dimensione ridotta (nell’ordine dei nonometri, ovvero 10 elevato alla -9 metri) sono molto porosi e s’impregnano con facilità. Solo maschere dotate di questa tecnologia sono efficaci per ridurre l’esposizione e l’inspirazione degli inquinanti, per cui dimenticate quelle semplici mascherine da chirurgo (alla Michael Jackson per capirci), perché lavorano al contrario: sono pensate per bloccare quello che ci esce dalla bocca e non quello che respiriamo.

I carboni attivi hanno dei difetti, si saturano rapidamente e la resa si abbatte rapidamente, poiché si creano delle vie preferenziali dove l’aria passa senza subire alcuna depurazione e per questo i filtri (o le mascherine stesse) vanno cambiati di frequente. I carboni attivi inquinati sono ritenuti un rifiuto speciale, per cui non andrebbero gettati nell’immondizia comune o peggio nei rifiuti solidi urbani. Inoltre fare attività motoria, dove la ventilazione polmonare è elevata, indossando una mascherina non è proprio il massimo della vita. Infine il costo non è così banale (diffidate da quelle troppo economiche).

Il mio consiglio, come sempre, è quello di provare: se avvertite la necessità di diminuire l’impatto delle polveri sottili sul vostro sistema respiratorio, magari perché vi sentite affannati oppure la sera tossite o avete la gola bruciata, acquistatene una, provate a usarla qualche giorno (un’uscita soltanto non è un test affidabile) e valutate le vostre sensazioni. In bici dovete andarci voi e dovete sentirvi sempre al meglio, ricordatevelo.
Quando acquistate una mascherina non focalizzate l’attenzione solo sull’estetica, bensì ponete la vostra attenzione sulla qualità dei filtri, poiché è da essi che dipende la depurazione dell’aria che immetterete nel vostro organismo. Le etichette riportano alcuni valori che descrivono la capacità filtrante (di solito in percentuale, ovvero se c’è scritto 75% significa che ogni 100 particelle inspirate 25 riusciranno a passare e 75 invece verranno bloccate dai filtri), la durata nominale dei filtri e le normative rispettate. Controllate anche che abbiano il marchio CE.

Concludendo

Lo smog è un problema serio e mette tristezza sapere che sarebbe necessaria una politica oculata e di lungo raggio per risolvere la questione, invece delle solite scelte raffazzonate. Forse basterebbe che il 15% dei mezzi motorizzati presenti su strada si tramutasse in biciclette per vedere dei notevoli miglioramenti. Chissà, magari ci arriveremo, un giorno. Per ora vi basti sapere che quello dell’inquinamento “riservato” ai ciclisti è un altro mito da smontare e che molto spesso delle scelte pratiche offrono migliori risultati di qualunque maschera antigas.
L’importante, per ritornare alla frase di Peter Walker, è che saliate sulla sella: questa sì che è la scelta giusta per la vostra salute.

4 Risposte a Bike to Work: proteggersi dallo smog (non solo mascherine)

  1. Giovanni ha detto:

    tutto vero. Spesso chi non pedala per paura dello smog poi fuma in auto o respira il fumo del passeggero. Cosa accade lo si può leggere qui: http://www.epiprev.it/articolo_scientifico/fumare-macchina-l%E2%80%99inquinamento-da-polveri-da-composti-organici-volatili-e-da-mo

    Un’altro accorgimento importante è proteggere la gola e la faccia dal freddo e dall’aria. Gli effetti delle polveri sono anche (ma non solo) la nascita di infezioni e bronchiti che si vanno a sommare agli effetti dello smog.

    Io uso tutto l’anno quando fa fresco un economico e funzionale scaldacollo in pile.

  2. Maria ha detto:

    Quindi mi sembra di capire che la bandana di tessuto che tengo accuratamente davanti a naso e bocca quando sono in bici in mezzo al traffico di Roma è del tutto inutile? Speravo che potesse bloccare almeno il particolato più grosso, invece nulla?

    • Omar Gatti ha detto:

      Ciao Maria,
      Il particolato si blocca con filtri appositi. Un fazzoletto davanti alla bocca serve solo a far condensare l’aria che respiri.

      Buone pedalate!

      Omar

  3. Robert ha detto:

    Buoni consigli certo, grazie, ma del tutto inapplicabili, un po come quelli dell’OMS :))
    Speriamo che le cose migliorino con l’impegno di tutti, consapevolezza individuale permettendo

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