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Buone pratiche per una mobilità ciclistica inclusiva

Bikelife, Mobilità ciclistica, News, Urban • di

L’associazione inglese “Wheels for Wellbeing” nata a Brixton (Londra) nel 2007 ha redatto un manuale in cui si elencano una serie di interventi per fare in modo che le strade delle nostre città siano davvero inclusive, anche per quelle persone con problemi di mobilità che non hanno però rinunciato alla bicicletta, declinata in tutte le sue forme.

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In Gran Bretagna infatti, un numero crescente di persone con disabilità motorie si avvicina sempre più a mezzi a due/tre ruote per ritrovare un po’ di libertà di movimento. A fronte di questo utilizzo non si è però visto un aumento di interesse da parte dei decisori pubblici, per questo l’associazione ha deciso di realizzare un documento in cui si cerca di sensibilizzare tecnici e amministratori al fine di diffondere buone pratiche per una mobilità ciclistica inclusiva. 

Anche al progettista più bravo potrebbero sfuggire una serie di accorgimenti utili a rendere un percorso o una strada più sicura e fruibile a tutte le persone, indipendentemente dalle loro abilità motorie.
Secondo l’istituto nazionale di ricerca inglese, una persona su cinque che vive in Inghilterra o nel Galles soffre di forme di disabilità più o meno accentuate. Queste possono essere a carattere motorio, psicologico o di altro genere, inoltre le persone con disabilità risultano più soggette a fenomeni di isolamento sociale, per questo offrire loro la possibilità di muoversi in bicicletta è un modo per farle stare meglio, non solo dal punto di vista fisico.

La rete ciclabile è tendenzialmente progettata senza considerare i bisogni di persone con qualche difficoltà, tuttavia le città devono offrire infrastrutture per una mobilità ciclistica inclusiva per tutti.

Un buon indicatore per valutare l’inclusività di uno spazio pubblico è osservare la tipologia di utilizzatori dello spazio, la presenza di persone con difficoltà motorie, anziani, disabili e bambini è un buon segno.

Secondo una ricerca dell’associazione “Wheels for Wellbeing”, l’inaccessibilità delle infrastrutture e dei percorsi ciclabili sono la prima causa che frena l’utilizzo di biciclette da parte dei disabili.
Le indicazioni di base per sviluppare una corretta rete ciclistica sono di realizzare percorsi privi di diversità di quote, che siano continui ed evitino interruzioni inutili e in ultimo, che siano dotati di una segnaletica ben visibile anche da altezze ridotte.

Di seguito riprendiamo solo alcuni dei passaggi più interessanti promossi all’interno del manuale.

Accesso al percorso

Le piste ciclabili in sede propria, separate dalla strada con cordoli di sicurezza rendono il ciclista segregato all’interno del percorso, riducendo la possibilità di accesso e uscita dall’infrastruttura. Allo stesso modo, l’ampiezza ridotta di queste soluzioni rende scomodo l’utilizzo di certe bici, o comunque non consente di effettuare sorpassi. Si consiglia pertanto un’ampiezza minima di 1.50 metri, che diventano preferibilmente 2 se la sezione della strada lo consente.

Dissuasori verticali

Pali e paletti posti al centro della ciclabile rappresentano già oggi un ostacolo per la ciclabilità diffusa, la loro presenza può peggiorare ulteriormente le condizioni di movimento nel caso di persone con difficoltà motorie. La soluzione è inserire i dissuasori solo dove sono realmente necessari, e di posizionarli a una distanza di almeno 1.5 metri tra loro, in una zona non troppo prossima alla conclusione della pista, in modo da facilitare le manovre di immissione dalla strada.

Cartellonistica

Cartelli e mappe devono essere pensati per essere accessibili e visibili a chiunque, per questo non possono essere posti a un’altezza da terra eccessiva e devono essere realizzati in modo chiaro e comprensibili, con font semplici e l’icona della bici che richiami il percorso.

Superfici

È opportuno che le piste ciclabili abbiano una superficie liscia e priva di imperfezioni, il ciclista con disabilità infatti difficilmente riuscirà ad alzarsi dalla sella per evitare le vibrazioni del terreno.
Anche le pendenze non possono essere eccessive, soprattutto nel caso di rampe per l’accesso a ponti o attraversamenti.

Cordoli

L’impossibilità o la difficoltà di alzarsi dalla sella rende difficile superare alcuni ostacoli, per questo è consigliabile realizzare percorsi dotati di cordoli arrotondati, che semplificano il passaggio dalla parte ciclabile a quella pedonale o di parcheggio.






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