800 km, da Torino a Roma, in otto tappe, pedalando su un triciclo. Una sfida, quella di Angelo Catanzaro, che mette alla prova il suo fisico e la sua volontà. Ma la sua impresa non è solo un’esigenza personale, lui ha un obiettivo importante: farci capire che in Italia c’è ancora tanto da fare per avere una mobilità sostenibile e inclusiva. Pedalare in sicurezza, pedalare tutti. Anche chi ha problemi fisici, fragilità e disabilità e può ricorrere a cicli speciali, per vivere la propria esperienza di viaggio, sport, scoperta. E libertà.
Angelo, puoi dirci qualcosa di te?
Ho 42 anni, sono nato a Castelvetrano con una paralisi spastica e all’età di 8 anni mi sono trasferito a Torino per curare la mia disabilità. Questo cambiamento ha segnato profondamente la mia vita: ho imparato presto cosa significa affrontare barriere e trasformarle in occasioni di crescita.
Le difficoltà non ti hanno fermato…
No, anzi, sono diventate il motore del mio impegno civile e politico. Sono stato eletto consigliere della Circoscrizione 1 di Torino nel 2016 e successivamente, nel 2021, consigliere comunale della Città di Torino, ruolo che tuttora ricopro con l’impegno di rendere la città più accessibile e inclusiva.
Qual è il tuo lavoro e che importanza ha per te e gli altri?
Nel 2016, l’Associazione Italiana Paralisi Spastica, di cui sono presidente, ha presentato insieme al Comune di Torino il primo bike sharing accessibile in Italia, con l’introduzione di otto handbike nel circuito “Tobike Sharing”, aprendo per la prima volta la mobilità sostenibile anche alle persone con disabilità. Dal 2018 sono responsabile regionale dell’Ufficio Disabilità della UIL Pensionati Piemonte, un ruolo che mi permette di sviluppare e realizzare iniziative importanti come l’impresa “Oltre i Limiti – 800 km in triciclo da Torino a Roma”. Le organizzazioni sono fatte di persone, e per questo devo ringraziare Lorenzo Cestari, segretario generale della UIL Pensionati Piemonte, che ha voluto fortemente la nascita dell’Ufficio Disabilità.
Affronti questa sfida per te stesso?
Questo non è solo un viaggio personale, è un modo per portare un messaggio collettivo di inclusione, autonomia e diritti. La disabilità non deve mai essere vista come una resa, ma come un punto di partenza. Con i miei 800 km in triciclo da Torino a Roma voglio dimostrare che i limiti non sono invalicabili. Possono diventare un’occasione per generare cambiamento, per parlare e far parlare di inclusione, accessibilità e diritti, portando per strada un concetto chiaro: la società è più ricca quando è capace di dare spazio a tutti. Pedalando attraverso città e paesi, voglio incontrare persone, associazioni e istituzioni per costruire insieme una rete che testimoni che la disabilità non è isolamento, ma parte viva della comunità. In fondo, questo triciclo non è solo un mezzo: è il simbolo di un sogno che corre su tre ruote e che, chilometro dopo chilometro, vuole abbattere barriere e costruire ponti.

La bici è uno strumento di libertà e autonomia, per te?
Sono salito in sella per la prima volta nel 2016, con una handbike a pedalata manuale. È stata una scoperta che mi ha cambiato la vita: finalmente potevo muovermi in autonomia, sentire il vento sul viso e percorrere strade che fino a quel momento sembravano irraggiungibili. Successivamente ho iniziato a usare il triciclo e da allora questo mezzo è diventato per me sinonimo di libertà. Mi ha permesso di vivere momenti semplici ma preziosi: una passeggiata con gli amici, un’uscita con mia moglie Laura, il piacere di muovermi senza dipendere da nessuno. È la dimostrazione concreta che la mobilità non è solo spostarsi da un punto all’altro, ma anche sentirsi parte del mondo.


E la fatica? Come la vivi?
La vivo come parte del viaggio. Certo, ci sono giorni più difficili, ma ogni pedalata è una conquista. La fatica diventa quasi una compagna di strada: mi ricorda i miei limiti, ma allo stesso tempo mi fa sentire che sto andando oltre.
Come hai organizzato la tua impresa?
L’ho fatto insieme a un gruppo di amici che hanno scelto di regalarmi tempo e professionalità. Non è un progetto costruito da grandi strutture, ma da persone che ci credono davvero. Il triciclo, ad esempio, è stato acquistato da Weelo, e alla fine del viaggio verrà messo all’asta per devolvere il ricavato all’associazione sportiva Pandha, che si occupa di attività accessibili».
Chi ti sostiene?
Dal punto di vista economico, il sostegno arriva soprattutto dalla UIL Pensionati Piemonte, che ha al suo interno l’Ufficio Disabilità, dalla Camera sindacale UIL di Ivrea e del Canavese e dall’associazione ADA Piemonte. Con me ci sarà un team che è prima di tutto una famiglia allargata: Simone Andreello ed Emanuela Ranucci, che realizzeranno gratuitamente un documentario; Marco Bellagamba, il mio primo insegnante di sostegno alle medie, oggi psicologo e amico inseparabile; Adolfo Granito, presidente di ADA Piemonte, un’associazione impegnata da sempre al fianco delle persone anziane e con disabilità, e riferimento politico-sindacale; e naturalmente mia moglie Laura, che è la mia forza quotidiana. Un aiuto fondamentale arriva anche da Riccardo Levi, responsabile ufficio stampa della UIL Pensionati Piemonte, e dalla società Mongini Comunicazione, l’ufficio stampa dell’iniziativa, che sta aiutandoci ad avere una giusta visibilità.

Dove dormirete? E se piovesse?
Per dormire ci siamo organizzati affittando appartamenti su Airbnb, una soluzione semplice e adatta a un viaggio così lungo. La mia intenzione è quella di continuare a pedalare finché sarà possibile, anche in caso di pioggia. Certo, il meteo può complicare le cose, ma fa parte dell’avventura e non voglio che diventi un ostacolo. In questo mi aiuta molto anche il sostegno di Erreà Sport, che ha donato l’abbigliamento tecnico brandizzato Oltre i Limiti: un equipaggiamento che mi permetterà di affrontare condizioni difficili e proseguire il viaggio con maggiore sicurezza e comodità.
La partenza è fissata per domenica 7 settembre: quali difficoltà ti aspetti nelle tappe in programma?
Mi aspetto tanta stanchezza fisica, i crampi che spesso arrivano a causa della mia spasticità e poi, ovviamente, le salite del percorso e la condizione delle strade, che non sempre sono semplici da affrontare con un triciclo. Sono aspetti che mi preoccupano, ma che fanno parte della sfida. La differenza la fa la forza di volontà e soprattutto il supporto degli amici che saranno al mio fianco e di tutte le persone che seguiranno il viaggio attraverso i miei canali social (www.angelocatanzaro.it). Sapere che non pedalo da solo, ma che porto con me un messaggio collettivo, sarà lo sprone più grande a non mollare.

Disabilità e mobilità sostenibile: a che punto siamo in Italia?
Purtroppo in Italia manca ancora una vera cultura della mobilità ciclistica accessibile: spesso si pensa che una persona con disabilità motoria non possa utilizzare la bici, ma non è così. Servono piste ciclabili progettate meglio, che tengano conto anche di tricicli, handbike e altri mezzi alternativi all’auto, così che davvero tutti possano muoversi in autonomia e sicurezza.
Hai in programma di incontrare gente e autorità: come sono organizzati questi momenti di scambio e contatto umano?
Incontrerò molte associazioni di persone con disabilità e diverse amministrazioni locali, venute a conoscenza delle tappe, che ci hanno contattato per organizzare momenti di incontro. Saranno occasioni per confrontarci, ascoltare esperienze, condividere idee e far crescere insieme questo messaggio di inclusione. A oggi abbiamo già un calendario completo: il viaggio si concluderà a Roma, con l’arrivo al Teatro Capranichetta il 15 settembre alle ore 11, in un evento organizzato dalla UIL Pensionati Nazionale. Ho anche un sogno personale: il 12 settembre a Siena mi piacerebbe che si unisse a noi Jovanotti. La sua presenza sarebbe un segnale fortissimo e aiuterebbe a dare ancora più voce a questa iniziativa.
Cosa porterai alla Ministra per la Disabilità, Alessandra Locatelli, oltre a una maglietta con tante firme?
Spero davvero che la Ministra accetti il nostro invito. Oltre alla maglietta simbolica, firmata da tutte le persone incontrate lungo il percorso, porterò con me il vissuto delle realtà che ho incontrato: storie, esperienze, difficoltà e speranze. Il mio impegno sarà quello di trasformare queste voci in richieste concrete, perché non restino parole isolate ma diventino un patrimonio collettivo su cui costruire politiche più giuste e inclusive.
Girerete un film: dove lo vedremo?
La prima del documentario sarà proiettata a Torino, al Cinema Massaua, un luogo simbolico, perché da sempre attento alle iniziative sociali e culturali. Subito dopo il nostro obiettivo è portarlo nelle scuole, per parlare direttamente ai ragazzi e alle ragazze di inclusione, resilienza e diritti. E poi chissà? Il sogno è che questo lavoro possa viaggiare ancora, partecipare a festival, rassegne e incontri pubblici, così da far conoscere a un pubblico sempre più ampio il messaggio di Oltre i Limiti.
Che futuro vedi per la bici in Italia e in Europa?
Vedo un futuro in cui la bici sarà sempre più protagonista della mobilità sostenibile e, soprattutto, sempre più accessibile anche a noi persone con disabilità. Perché il diritto alla mobilità è un diritto universale, e nessuno deve restarne escluso.
Un’ultima domanda, per Gianluca Pin, Ceo di Weelo – Bicincitta Italia, un’azienda che offre soluzioni integrate per la mobilità sostenibile, per incentivare l’uso della bicicletta in città: velostazioni modulari, con accesso automatico, servizi di bike sharing e noleggi.
Perché ha voluto far parte di questo progetto?
Conosco Angelo da 10 anni, da quando è partito il progetto Tobike Sharing, in cui abbiamo collaborato. Mi ha emozionato vedere come per lui la bici è diventato uno strumento di libertà. Il nostro rapporto si è evoluto e in questa sua impresa, oltre al triciclo, abbiamo anche fornito un furgone, bellissimo. Il nostro obiettivo, come Weelo, è riservare sempre più posti dedicati a bici speciali nelle velo stazioni che costruiamo in tutta Italia, collaborando con i Comuni, e progettiamo di mettere in rete, grazie alla nostra app. Quello dei disabili è un target di clienti che deve essere servito. E il target lo deve sapere. Ecco un motivo in più per farci conoscere e far conoscere l’impresa di Angelo.





















Buon viaggio , saluti.