Ciclismo ad alta quota e mal di montagna

Questo articolo nasce dopo la nostra esperienza in due viaggi in alta quota compiuti quest’anno, tra i 4000 e 5300 metri sul livello del mare. Ho raccolto dei dati e fatto, da medico, alcune osservazioni personali frutto di queste esperienze.

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Indice
Cenni di fisiologia
Conseguenze del mal di montagna
Consigli per ciclismo ad alta quota
Osservazioni

Cenni di fisiologia


Evito una trattazione esaustiva e complessa dell’argomento, mi limito a quelle poche considerazioni che possono essere utili a chi ha deciso di avventurarsi in bici a quote sopra i 3.000 metri e anche oltre, vedi Tibet, Ladakh, Bolivia etc.
L’aria è una miscela di gas, composta per l’78% da azoto per il 21 % da ossigeno ed il resto da altri gas, ma in una minima percentuale, e che non sono interessanti in questa sede.
Tale percentuale di composizione non varia con l’aumento della quota, quello che varia è la pressione atmosferica col risultato di rendere meno ossigeno disponibile ad ogni respiro man mano che si sale. Ricordiamocelo, non diminuisce la quantità d’ossigeno, ma c’è una diminuzione della sua pressione parziale.

Dato che per quanto riguarda i gas la pressione per volume risulta una costante (legge di Boyle PV=costante) ne consegue che alla diminuzione della pressione barometrica corrisponde un aumento del volume dell’aria che tende quindi ad espandersi. Nei nostri polmoni arriverà un aria con molecole più distanti tra di loro. Se i nostri polmoni contengono, per esempio, 5 litri, avremo sempre 5 litri a disposizione ma di un aria con meno molecole di ossigeno. Ovviamente più si sale più il fenomeno si accentua.
Qui sotto una tabella illustrativa del varare della p.a. con l’aumento della quota e i dati per i singoli gas.

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Nei nostri polmoni a livello del mare il sangue che giunge ai polmoni cede CO2 e si satura di O2. La percentuale di saturazione, che può essere misurata con semplici strumenti (saturimetri) è mediamente del 97/99 % nelle persone sane.
Visto che gli scambi di gas, a livello degli alveoli polmonari, sono frutto della differenza di pressioni parziali dei gas (gradiente), e visto che man mano che si sale la pressione parziale di ossigeno cala, ne deriva che l’emoglobina tende a saturarsi di meno, col risultato che il sangue circolante diventa più povero d’ossigeno.

Indipendentemente che si facciano o meno sforzi o attività fisiche, il nostro organismo mette in atto dei sistemi compensatori. Alcuni sono immediati, altri impiegano invece più tempo ad essere prima di essere disponibili. Intanto avremo una iperventilazione, a causa dell’ipossia, anche a riposo. Ovvero un aumento della frequenza del nostro respiro. Questo fenomeno porta ad una alcalosi respiratoria e un malfunzionamento della pompa sodio/potassio. Questa pompa ha lo scopo di controllare il volume cellulare, e far mantenere alle cellule nervose e muscolari la loro caratteristica di eccitabilità. In questo caso l’utilizzo del Diamox (un diurertco) è di aiuto in quanto, come effetto collaterale della sua assunzione, porta ad una lieve acidosi compensatoria. Purtroppo, invece, l’aumento della diuresi conseguente non serve anzi è controproducente.
L’iperventilazione è una condizione che, sopratutto la notte, può dare molto fastidio obbligandoci a frequenti sveglie notturne. (in Bolivia avevo in parte risolto il problema posizionando un cuscino abbastanza alto sotto la testa).

Avremo anche un innalzamento della frequenza cardiaca. Ma anche con questi primi sistemi compensatori, i livelli di saturazione di ossigeno non torneranno normali. Dal midollo osseo ci sarà un contributo al tentativo di normalizzare la situazione anche se questo richiede un certo tempo.

Un sofisticato sistema di controllo obbligherà il midollo a produrre un numero maggiore di globuli rossi per facilitare il trasporto di ossigeno, con conseguente aumento dell’ematocrito, ovvero del rapporto tra la parte corpuscolata del sangue ed il plasma. Questo rapporto, anche se con variazioni individuali, si aggira normalmente sul valore del 45%.

Ci vogliono, però, circa due settimane di permanenza in alta quota perché questo meccanismo compia la sua opera.
L’aumento dell’ematocrito è influenzato inoltre dall’aumento della diuresi, anche se questo fenomeno non è ancora del tutto chiarito. Anche l’utilizzo del Diamox, di cui vedremo l’uso, aumenta la diuresi.
Altri fattori che ne influenzano l’innalzamento sono la sudorazione e la perdita di vapore acqueo tramite il respiro (in alta quota abbiamo visto che la frequenza del respiro aumenta e quindi anche la perdita di acqua tramite il respiro).

In conseguenza di tutto questo, inevitabilmente, l’ematocrito aumenta. Sarebbe stato interessante poterlo calcolare durante il viaggio, ma portarsi dietro una centrifuga da laboratorio ed effettuare prelievi del sangue non era ovviamente fattibile.
Da tutto ciò deriva anche un certo affaticamento cardiaco, visto che il cuore fa più fatica a pompare un liquido che diventa, col trascorrere dei giorni, sempre più denso.
In linea di massima dal punto di vista fisiologico questo è quello che ci interessa.

Conseguenze del mal di montagna


Contrariamente alle credenze chiunque può cadere vittima del mal di montagna. Questo è legato alla fisiologia individuale (fattori genetici) e parzialmente alla velocità di salita.
Età, sesso, allenamento o precedenti esperienze in quota è provato che non hanno effetti significativi.
Alcuni si acclimatano rapidamente e possono salire veloci ed altri non riescono a star bene nonostante una lenta ascensione. Abbiamo visto in Bolivia una ragazza stare malissimo, nonostante avesse cominciato il viaggio a livello del mare e avesse impiegato una settimana per portarsi in quota a 3.500 metri.

Sfortunatamente non c’è ancora la capacità di prevedere chi sia più soggetto al mal di montagna.
Il primo sintomo in genere è la cefalea a cui si possono accompagnare altri sintomi più o meno gravi e fastidiosi. Nausea e vomito (col rischio di peggiorare la disidratazione e ulteriore aumento dell’ematocrito) fatica, vertigini e, come abbiamo detto, difficoltà nel dormire. Siamo in una situazione fastidiosa ma non siamo ancora a rischio. In genere questi sintomi possono essere mitigati o quasi eliminati tramite la preventiva assunzione di un farmaco: il Diamox (meglio cominciare l’assunzione qualche giorno prima dell’ascesa) e ovviamente scompaiono se si scende di quota.
Ricordiamoci anche di evitare di assumere alcool e/o prendere sonniferi per via della depressione del centro di controllo respiratorio.

Le conseguenze più gravi che possono insorgere, potenzialmente letali, sono le seguenti:

Edema polmonare acuto

Questo si manifesta con difficoltà alla respirazione, respiro affannoso e frequente, tosse, sonnolenza e al limite respiri gorgoglianti. Può essere presente da solo o portare ad un più grave sintomo ovvero:

Edema cerebrale

Le manifestazioni si manifestano con senso di ubriacatura, sonnolenza, difficoltà nel formulare pensieri e perdita dell’equilibrio. Se si prova a far camminare il soggetto lungo una linea retta può avere fatica nel restare in linea o addirittura a cadere (atassia).

In presenza di questi sintomi è bene pensare immediatamente alla possibilità dell’edema cerebrale. Non va nemmeno escluso il rischio di infarto cardiaco. Se siamo abituati a pensare che a 150 battiti cardiaci al minuto siamo al “medio” ricordiamoci che il cuore, in altura, pompa un liquido più denso e fa quindi, a parità di battiti, più fatica. Inoltre, anche il sangue che gli arriva attraverso le arterie coronarie è sempre più povero man mano che si sale e questo pesa notevolmente sul muscolo cardiaco.

Anche il rischio di trombosi aumenta con la quota. Il sangue più denso circola più lentamente, sopratutto durante le ore notturne, e tende a formare dei trombi potenzialmente molto dannosi e addirittura letali. Ben lo sanno gli atleti che con ematocrito alto (doping!) si svegliano forzatamente durante la notte per dedicarsi a esercizi aerobici! Il Diamox non serve a eliminare questi rischi.

Se non abbiamo a portata di mano una bombola d’ossigeno, la sola soluzione da mettere in atto nel caso di edema polmonare e/o cerebrale è la discesa immediata, cercando di evitare qualunque tipo di sforzo.
Infarto e trombosi non sono curabili con la sola discesa di quota. Se quanto esposto ci induce ad un atteggiamento attendo e prudente, volto a prestare massima allerta a sintomi che possono precludere al mal di montagna, va aggiunto ancora qualche considerazione pratica.
Non c’è dubbio che i paesaggi straordinari, il senso di assoluta libertà e di avventura e la voglia di provare sensazioni forti che le quote altissime danno siano un richiamo irresistibile per un cicloviaggiatore. Purtroppo però i paesi dove questo è possibile non sono molti. Bolivia, Nepal, Tibet, India, Cina.

Se abbiamo visto che la prima cosa da fare è scendere rapidamente di quota evitando sforzi, teniamo a mente che non sempre è possibile in questi luoghi. In molti casi possono occorrere ore o giorni prima di mettere in atto la discesa. Recentemente in Ladakh, per citare un esempio, mi è capitato di pedalare su un altopiano a 4600 metri. Ma davanti a me c’era un passo a 5000 e dietro uno a 5300. Per perdere quota avrei dovuto prima salire! Se poi dobbiamo evitare sforzi l’unico sistema è fermare una macchina o un camion. Ma in certe zone desertiche può voler dire aspettare a lungo prima di ottenere un passaggio. Da ultimo non dimentichiamoci che il livello di medicina disponibile in questi paesi, sopratutto nelle zone remote, è lontano da quello a cui siamo abituati. Da quanto ho avuto modo di vedere direi molto lontano.

Consigli per ciclismo ad alta quota


• Pianificate bene viaggio e sopratutto la salita che è bene sia progressiva, dandovi tempo di acclimatarvi.
• Se partite già da una quota importante meglio fare qualche giorno di attesa prima di pedalare.
• Meglio fare un elettrocardiogramma sotto sforzo prima di intraprendere il viaggio. Difetti o alterazioni della conduzione lo sconsigliano. Tali difetti possono anche essere asintomatici. Nel dubbio il vostro medico saprà consigliarvi al meglio.
• Per prudenza anche un esame del sangue sarebbe utile, per scongiurare anemie. Anche queste possono essere anche asintomatiche o misconosciute. Per le donne penso sia saggio evitare questo tipo di viaggio durante il ciclo mestruale sopratutto in caso di abbondanti perdite ematiche (menorragia).
• Portatevi dietro il Diamox e assumetelo qualche giorno prima di salire in quota. 1 compressa ogni 12 ore per 4/5 giorni dovrebbe bastare.
• Evitate sforzi importanti e violenti. Se avete un cardiofrequenzimetro dietro cercate di stare sotto la soglia del “medio”.
• Se avvertite disturbi cercate di scendere il più velocemente possibile evitando di pedalare e affaticarvi ulteriormente.
• Evitare, come già accennato, di assumere alcool o prendere sonniferi.

Osservazioni


Quest’anno dopo il primo viaggio a maggio in Bolivia ho deciso, per il secondo viaggio in Laddakh di luglio, di fare alcune osservazioni personali avvalendomi di pochi strumenti. Intendiamoci, siamo lontani dall’aver fatto della scienza, ma i risultati sono stati interessanti.
Il materiale usato è stato un saturimetro, un cardiofrequenzimetro e un misuratore di potenza al pedale con trasmissione Ant+ (Stages Power Meter) e un Garmin 801 per memorizzare dati di frequenza e potenza. Purtroppo le pile del power meter nonostante fossero nuove mi hanno abbandonato in fretta ma alcuni dati sono comunque interessanti. Mi riservo appena possibile nel prossimo viaggio in altura di completare ed integrare queste prime osservazioni.
Alla partenza da Milano la mia personale saturazione di ossigeno era 98% con battito cardiaco a riposo di 40 bpm, situazione direi ottimale.

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Giunti a Srinagar (1600 mt. dlm.) la sola variazione degna di nota è stata il battito cardiaco che la mattina a riposo si attestava a 60 bpm. mentre la saturazione sembrava essere invariata. Aggiungo, ma era facile immaginarlo, che fino a dopo i 2.500 metri non ci sono state variazioni significative di saturazione e f.c. Intorno ai 3.200 metri, mentre il battito non era salito significativamente, la saturazione di ossigeno invece si attestava intorno all’90%.

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A 4800 metri la situazione è diventata difficile con dati che in Italia avrebbero consigliato un ricovero in terapia intensiva sotto osservazione e con maschera d’ossigeno! 80% con 81 bpm!

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Il diagramma potenza/velocità/quota della salita da 2700 mt fino a 3600 mt. indica che a una frequenza media di 140 bpm la potenza media sviluppata è stata di 150 watt.
purtroppo la salita avvenuta su terreno fortemente sconnesso non dava modo di mantenere ritmi costanti per cui il diagramma è fortemente a “sega” ma i valori medi sono quelli.

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Aggiungo, come considerazione finale, che a livello del mare che a 140/145 bpm. sono mediamente a 190/200 watt.
Ne consegue che ad alte quote il decadimento delle prestazioni è notevole, e i rischi seri e da non prendere sotto gamba.

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