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Come i bambini imparano ad andare in bici

Bambini, Bici, Bikelife, News • di

Pedalare è un gesto innaturale. Non si offendano gli amici ciclisti ma è così: l’essere umano non è “progettato” per pedalare. Infatti è uno dei primi gesti motori/sportivi che vengono insegnati a un bambino, poiché tale movimento non fa parte del patrimonio genetico dell’essere umano. Chi ha visto un bambino nella fase della prima infanzia (0-3 anni), avrà notato che evolve e matura naturalmente il movimento, senza che ci sia nessuno che glielo spieghi. Una volta acquisita la stazione eretta, il bambino mette in atto la camminata, che poi si tramuta in corsa, si arrampica sui mobili, vuole saltare sul letto e ogni giorno affina questi movimenti grazie alle capacità senso-percettive e allo sviluppo di uno schema corporeo sempre più fine. Andare in bici richiede un approccio completamente diverso.

Andare in bici è forse il primo movimento realmente complesso che un genitore insegna a un bambino. Mangiare, usare le posate o bere dal bicchiere non sono gesti complessi e soprattutto vengono appresi per imitazione: il bambino vuole imitare il mondo degli adulti e finisce per apprenderne i movimenti. Andare in bici non si può copiare, per cui il bambino deve per forza di cose avere una guida che lo stimoli e lo indirizzi.

Anche se a guardarlo dal di fuori sembra un movimento semplice e ripetitivo, per un bambino alle prime armi pedalare è qualcosa di estremamente complesso, che richiede l’utilizzo di numerose capacità:

  • A livello condizionale pedalare richiede forza muscolare e resistenza aerobica;
  • A livello coordinativo il bambino deve dominare l’equilibrio, la ritmizzazione (l’alternanza della spinta con le gambe), la differenziazione cinestesica (attivare alcuni muscoli e altri no) e la capacità di apprendimento motorio;
  • A livello psicologico imparare a pedalare presuppone il superamento della paura e soprattutto del distacco dal genitore;

Imparare a pedalare è il primo momento in cui il bambino prende coscienza di essere altro dal genitore, poiché si fa accompagnare per un pezzo poi se ne distacca e acquisisce la prima esperienza di indipendenza. Il bambino impara che può fare da solo, che la bici (o la balance bike) può portarlo lontano dal genitore, che rimane spettatore e non attore del processo. Sarà il bambino poi a vivere un’emozione e a volerla condividere con il genitore, con il classico: “Mamma, Papà, Guardate”.

E’ importante quindi permettere ai bambini di imparare a pedalare, stimolandoli sin dalla prima infanzia, senza aspettare che vadano a scuola. La prima infanzia e l’età prescolare sono considerate epoche auree per l’apprendimento motorio, dove al bambino in sostanza “risulta tutto facile” e riesce a imparare gesti complessi con una facilità sbalorditiva per un adulto. Da un lato pedalare e andare in bici permetteranno al bambino di migliorare le proprie capacità cognitive, poiché si troverà ad affrontare un gesto nuovo, per il quale non è “programmato”. Dovrà perciò comprendere le informazioni che provengono dall’esterno e dall’interno del corpo e dominare la risposta motoria, gestendo l’equilibrio e la contrazione muscolare. Dall’altro potrà scoprire cosa significa essere indipendente e quindi vincere la paura e aumentare l’autostima. Un bambino che pedala sarà un futuro adulto più in gamba, meno portato a lamentarsi e più predisposto a farsi carico dei problemi e delle situazioni. In bambini con difficoltà di apprendimento motorio imparare a pedalare è uno dei momenti più importanti per incentivarne lo sviluppo cognitivo.

Se vogliamo davvero bene ai nostri bambini, dobbiamo far imparare loro a pedalare.

Sarà uno dei doni più belli che potremo far loro.





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