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Cos’è l’urbanismo tattico?

Bikelife, News, Urban, urbanismo tattico • di

Le politiche pubbliche e in particolare la pianificazione territoriale, dopo anni di crisi e di parziale assenza, stanno finalmente ritrovando le loro origini intese come interventi per il bene comune. Anche per questo la figura del pianificatore è destinata a cambiare e a consolidarsi in una nuova stagione della disciplina urbanistica in cui vengono messi in luce i caratteri temporanei e sperimentali delle soluzioni progettuali (Talia, 2016, p. 8).
Questo approccio alla trasformazione si è ampiamente diffuso sotto il nome di “Tactical Urbanism” e tutt’ora si trova a doversi relazionare, spesso a contrapporsi, all’urbanistica convenzionale (Garcia & Lydon,2015).

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Non è così scontato trovare una definizione univoca che in poche righe sappia riassumere quello che di fatto è un vasto movimento e un tipo di approccio alla pianificazione e alle politiche urbane (Alberti, Rizzo & Scamporrino, 2016, p. 16).
Pertanto di seguito vengono riportate alcune definizioni per tentare di rispondere alla domanda più banale che un lettore può porsi : “Cos’è l’urbanismo tattico?”

Definizioni a confronto

“Si tratta di un approccio alla soluzione di problemi alla scala di quartiere che agisce sull’ambiente urbano sviluppando diverse policies. In particolare interviene sullo spazio pubblico grazie al coinvolgimento della cittadinanza, utilizzando interventi temporanei  e a basso costo.
Il Tactical Urbanism è utilizzato da numerosi attori del panorama urbano, tra cui ad esempio il governo locale, le società private, aziende no-profit, gruppi di cittadini ma anche singoli individui.”
Il TU si basa su un processo aperto e iterativo, sull’uso efficiente delle risorse e sulle potenzialità nascoste nell’interazione sociale. In qualche modo l’urbanismo tattico è una risposta dal basso al normale processo di pianificazione e di sviluppo delle città.
Per i cittadini rappresenta un modo immediato per riappropriarsi o per riprogettare parte dello spazio pubblico, per restituire spazio alle persone e toglierlo al degrado, all’abbandono o all’uso inefficiente di una risorsa scarsa come è il suolo e lo spazio pubblico.
Per le associazioni del territorio rappresenta una modalità per mostrare l’efficacia e i risultati di alcuni interventi ottenendo così un consenso da parte degli organi decisionali e dalla società civile. Per gli amministratori pubblici e il governo locale è invece un modo per sviluppare buone pratiche in tempi brevi e con un occhio al portafogli.

Lydon e Garcia, Tactical Urbanism Short term action for long term change,
Washington, Island press, 2015

 

Molti casi studio mostrano che questo tipo di soluzioni a piccola scala sono adatte alle sfide di pianificazione locale e che ci permettono di ottenere dei risultati efficaci e a lungo termine. La nozione di urbanismo tattico nasce come processo di iniziativa dal basso, promosso dalla cittadinanza locale senza seguire il protocollo ufficiale. L’evoluzione dell’ urbanismo tattico in alcune città degli Stati Uniti consolida alcuni aspetti legati alla recente propensione delle persone di tornare a vivere nelle grandi città. Tendenza che si somma ad altri fattori come la crisi economica del 2008, il crescente uso di Internet e dei social media e il sempre più evidente divario tra necessità percepite dai cittadini e volontà degli amministratori politici.

Ahmed S. Abd Elrahman,
“A pop-up Local change for Cairo’s built environment”
Shams University, Department of Urban Design and Planning, Cairo, Egypt Urban Planning and Architecture Design for Sustainable Development,
UPADSD 14- 16 October 2015

 

Nello studio di Ocubillo (2012) sull’emergere dei Public Parklet, l’urbanismo tattico viene discusso come una sintesi di azioni comunitarie e di una progressiva sperimentazione governativa, promuovendo pratiche di progettazione urbana e di collaborazione dal basso attraverso programmi e progetti temporanei che vengono continuamente sottoposti a verifica e valutazione.

Hélène Littke,
Revisiting the San Francisco parklets problematizing publicness, parks, and transferability.
Division of Urban and Regional Studies, Department of Urban Planning and Environment, School of Architecture and the Built Environment, Royal Institute of Technology,
Stockholm, Sweden

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Gli aspetti salienti

Da queste tre definizioni possiamo trarre alcuni aspetti comuni e condivisibili. Il Tactical Urbanism può essere una soluzione per creare nuovi spazi, aiutando quindi la progettazione di nuovi interventi nella fase preliminare oppure può essere usato per “riparare” e quindi rigenerare alcuni spazi che col tempo hanno perso forme e funzioni (Guiducci, 1990, p. 52).
Il principio sotteso è quello di sviluppare una serie di interventi in grado di innescare un processo di moltiplicazione degli effetti (Alberti, Rizzo & Scamporrino, 2016, p. 16).
Questo approccio dimostra, a differenza dei grandi masterplan, che per incrementare la qualità degli spazi pubblici non è necessario spendere ingenti somme di denaro.
Spesso questi progetti sono frutto della diretta partecipazione dei cittadini nella creazione e riattivazione del loro quartiere, ma anche attraverso il lavoro svolto da associazioni e amministratori locali, collettivamente dimostrano che alcune soluzioni temporanee e a basso costo possono creare e sviluppare un cambiamento di lungo periodo (Garcia & Lydon, 2015).

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Il Tactical Urbanism è frequentemente applicato a quello che William White (1988) definisce “enorme quantità di spazio ancora non sfruttato dall’immaginazione”, quello che oggi nelle nostre città è costituito da lotti vuoti, brown field, fronti commerciali inutilizzati, strade sovradimensionate, sottopassi, parcheggi di superficie e altri numerosi spazi pubblici.
Si tratta di un modo per vedere le nostre città come un laboratorio di creatività, per testare nuove idee in tempo reale. Inoltre l’urbanismo tattico crea proposte di cambiamento “fisico-materiali”, intese come azioni “dal vivo” in cui non si limita a soluzioni visive come i rendering informatici a cui i progettisti di tutto il mondo sono ormai abituati.

 

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