Buone Pratiche

La bici e gli adolescenti: percorsi educativi per ragazzi in crescita

La bici e gli adolescenti: percorsi educativi per ragazzi in crescita

“Dove andiamo?” e “Dove si trova?”, sono le prime due domande che Matteo, insegnante di educazione fisica, si è sentito fare da uno dei suoi alunni del Liceo, quando ha proposto come attività scolastica una merenda in un parco cittadino da raggiungere con le bici. Da lì è nata poi l’intuizione di fare delle lezioni programmate in bici. Con la scusa di un’attività motoria diversa, Matteo vuole proporre dopo l’orario scolastico delle uscite in città con la bici.

L’idea è semplice e affascinante allo stesso tempo. Ragazzi adolescenti che attraversano la città in lungo e largo, prendono confidenza con le bici, esplorano la città e pedalano verso i luoghi del tempo libero. Matteo è convinto che pedalare in città possa appassionare alla bici, facendo leva sul desiderio di libertà e avventura che questa trasmette.

Gli adolescenti e la bicicletta

Solo 1 adolescente su 10 va a piedi o in bicicletta a scuola. Gli spostamenti nella fascia di età compresa tra i 12 e i 14 anni avvengono perlopiù con mezzi pubblici, con scooter oppure accompagnati dai genitori. Una maggiore diffusione della bici tra i ragazzi e le ragazze avrebbe diversi vantaggi pratici, fisici ed educativi. I genitori smetterebbero di essere i tassisti dei loro figli, le famiglie spenderebbero meno e i figli potrebbero fare un’esperienza di autonomia. Infine, usare la bici giocherebbe un ruolo importante nello sviluppo mentale e fisico.

Adolescenti in bici di Luciano Coluccia

Il ciclismo è tra le attività sportive quello meno praticato dai giovani, anche se chi pratica sport in questa fascia di età è circa il 70% (61% in modo continuativo, il 7% in modo saltuario). Il ciclismo è praticato dal 33% della popolazione sportiva, al quinto posto secondo l’ultima indagine Istat ed è maggiormente diffuso fra le persone sopra i 35 anni. Costi che bisogna sostenere da un certo livello e una tradizione “calcistica” ancora molto radicata potrebbero essere tra i motivi della disaffezione a questo sport.

Promuovere l’attività fisica e sportiva in orario extrascolastico è molto utile, per svariate ragioni. Consente di prendersi cura della propria salute (i dati dell’ISS riportano che gli adolescenti in sovrappeso sono il 22,6% e negli ultimi 5 anni si ha una prevalenza maggiore tra gli 11 e i 13 anni). Rappresenta uno stile di vita ecologista, vista anche la mobilitazione che ha coinvolto soprattutto i giovani negli ultimi anni, a partire dai Friday for Future. Si hanno effetti positivi nello sviluppo della consapevolezza e della responsabilità e si cresce in autonomia e libertà.

A livello educativo e pedagogico si hanno dei risultati positivi per la crescita degli adolescenti. Le cronache riportano spesso episodi critici e problematici che riguardano la generazione giovanile. Si assiste ad una limitata autonomia individuale, i loro confini sono meno estesi della loro libertà di movimento. I ragazzi sovrastimano le loro capacità, mentre i genitori tendono a sottostimarla.

L’adolescenza, l’età critica

L’adolescenza per molti non è un bel periodo della propria vita. «Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita» scrisse Paul Nizan. È l’età meno facile per prendere decisioni e avere comportamenti maturi. Fare le scelte giuste a quell’età è molto difficile, ma non è colpa loro.

La corteccia frontale di un adolescente non è ancora formata del tutto e questo spiega la turbolenza tipica di questa età. I comportamenti che consideriamo maturi per fare progetti a lungo termine, il controllo degli impulsi, la capacità di fare la scelta giusta hanno a che fare con lo sviluppo di questa parte del nostro cervello. È anche la parte cerebrale che viene modellata più dall’esperienza, meno dal genoma e i giovani hanno meno esperienza.

Così mentre le emozioni viaggiano a tutta velocità, la corteccia frontale sta ancora leggendo il libretto delle istruzioni. Questo spiega perché i ragazzi hanno un’attrazione per le attività rischiose: alcune parti della corteccia frontale si attivano meno e di conseguenza la valutazione dei rischi è minore.

Adolescenti in bici di Luciano Coluccia

Ma tutto questo non è affatto negativo a meno che non si risolva in comportamenti autolesionisti le cui cause sono di natura diversa. Ad esempio, gli adolescenti sono aperti alle novità, si buttano nelle cose, gettano il cuore oltre l’ostacolo, hanno una generosità disinteressata, sentono il dolore degli altri in modo intenso e s’indignano per le ingiustizie più di altri. Gli adolescenti sono un esempio splendido di empatia. Hanno energie praticamente inesauribili e un senso di onnipotenza che li rende pronti ad affrontare le sfide. La quantità di dopamina rilasciata, fa il resto.

La bicicletta come strumento educativo

Educare nella sua etimologia significa “tirare fuori” quello che ogni ragazzo possiede, non c’è metodo migliore che attraverso l’esperienza diretta. I percorsi educativi diventano fondamentali perché valorizzano le risorse interne e magari nascoste, meno evidenti e sviluppano la cosiddetta memoria “sociale” che è una delle caratteristiche che modellano un cervello adulto. Se da adulti sapremo autoregolarci, vedere i diversi punti di vista, controllare gli impulsi, essere cooperativi, dipenderà anche dalle occasioni formative incontrate durante l’adolescenza.

Uno strumento che si presta bene a tutto questo è la bicicletta. Intanto soddisfa quel bisogno di libertà e avventura che in quell’età è molto forte concedendo all’attrazione per le attività rischiose un modo per esprimersi, in particolare se si considerano MTB, Downing Hill o Ciclo Cross.

Inoltre, la bici consente di sperimentare le tecniche, di acquisire abilità, di toccare i limiti delle proprie prestazioni per gestirle e magari superarle in modo ragionato e progressivo. Non solo, in bici si può esprimere il bisogno di prestazione e di agonismo.

Adolescenti in bici di Luciano Coluccia

Le skill personali offerte da una proposta educativa che vede la bici al centro si arricchiscono di ulteriori elementi: la pazienza nell’imparare tecniche nella conduzione, il miglioramento delle abilità manuali attraverso il controllo delle parti meccaniche come la regolazione dei freni o del cambio. Inoltre, imparando a utilizzare il cambio si aiuta lo sviluppo del pensiero astratto (la combinazione per azionare sui due lati del manubrio i deragliatori anteriori e posteriori non risulta così immediata nel circuito cerebrale interessato), mentre assumere la giusta postura del corpo favorisce la sensazione di benessere, che poi nel tempo aiuta a scegliere ciò che ci fa stare bene.

Progetti educativi in ambito urbano

Altri aspetti educativi di una proposta ciclistica rivolta agli adolescenti si possono praticare in città. I benefici? Prevedere e vedere cosa accade nel traffico mentre si pedala aumenta la concentrazione. La necessità di una gestualità visibile e comprensibile implica scelta, prontezza, comunicabilità. L’apprendimento dei comportamenti da adottare nel traffico fa crescere la consapevolezza e l’autocontrollo e permette di orientare l’empatia verso il rispetto degli altri.

“Guida la tua canoa”, il celebre motto di Baden Powell, fondatore del movimento scout, si può adattare alla bici perché il ragazzo, spingendo la sua bicicletta, guarda avanti e, soprattutto, non ci sono altri che guidano al posto suo. Il manubrio diventa il suo timone, protagonista attivo che apre la strada alla sua crescita. Destreggiarsi in maniera sicura sia nel traffico che in un sentiero nel bosco rende l’esperienza ancora più affascinante

Adolescenti in bici URBAN di Luciano Coluccia

Esempio di un programma educativo in bici dedicato agli adolescenti

Ma come tradurre tutto questo in un programma praticabile per una scuola media superiore o un’associazione che intende proporre attività mirate e misurate per ragazzi/e tra gli 11 e i 16 anni?
È vero che sono molto più diffusi i percorsi educativi per le scuole elementari e qualcosa c’è anche per le scuole medie, quasi nulla per i primi anni delle superiori. I vari Pedibus, Bicibus, bike to school sono le proposte più diffuse laddove ci sono. Eppure non è complicato programmare un cammino didattico extrascolastico e multidisciplinare.

Oltre la pratica e la conoscenza del proprio corpo con l’educazione fisica, si possono coinvolgere altre materie, ad esempio la Fisica attraverso la meccanica delle moltipliche, la Scienza dei Materiali, la produzione e lo studio delle filiere e delle innovazioni tecnologiche. Possono essere coinvolte materie come la geografia attraverso l’uso pratico della cartografia e della strumentazione sia digitale che classica; il disegno tecnico o artistico, non ultima l’educazione civica attraverso la conoscenza della mobilità della propria città o dei dintorni.

Un programma minimo il cui obiettivo è quello di sapersi muovere in sicurezza nel traffico, acquisire la padronanza di guida della bici e scoprire la bellezza e le opportunità di questo mezzo si può articolare nel primo almeno in tre fasi.

Le fasi di un programma educativo ciclistico

La prima fase – non più lunga di un paio di mesi, prevede alcune pratiche che si possono fare anche nel cortile di una scuola, in un parco, in uno skate e bike park o comunque in uno spazio delimitato e non trafficato. Le attività si propongono di far conoscere la bici, l’equipaggiamento necessario, il materiale di base, le regole sulla circolazione in generale e stradale in particolare e la scoperta delle diverse discipline sportive, delle diverse tipologie di biciclette, sia sportive che di tipo urbano, con prove sul campo.

Esercizi possibili sono ad esempio montare in sella in tutte le varianti possibili: di lato, in stile monopattino, saltando da dietro, oppure in corsa. Oppure scoprire i diversi modi di pedalare: fuorisella e spostando il manubrio a destra e sinistra, provando partenze in piedi da fermo e in equilibrio. Si passa poi alla posizione da assumere in bicicletta e ai percorsi: seguire una linea retta senza usare i pedali, riuscire a stare fermi sul posto; procedere con slalom e gimkane, superare diversi gradi di ostacoli; saper distribuire il proprio peso a seconda dei passaggi come quando si scendono scalini e marciapiedi.

Adolescenti in bici di Luciano Coluccia

Un livello successivo, che può durare almeno tre mesi, può già prevedere delle uscite in città, purché siano state impartite le competenze minime per la manutenzione della bici (regolazione freni, posizione sella, cambiare una camera d’aria, regolare il cambio). Studiando sulle app i percorsi ciclabili e cercando di ridurre al minimo i tratti su strada si possono creare dei percorsi per raggiungere un determinato luogo in città come un parco o, perché no? un museo.

La terza fase: attività di progettazione

La terza e ultima fase può concludersi con un’attività più complessa e sfidante: cogestire la progettazione e la realizzazione con i ragazzi e le ragazze della classica gita scolastica, ma in bicicletta. Un percorso breve e di pochi giorni, alla portata di tutti. Una tratta magari raggiungibile con il treno. Una breve vacanza scolastica di tre giorni che mette in moto molteplici competenze e capacità che interessano l’ideazione (dove andiamo? Perché andiamo proprio lì?), la progettazione (Come ci arriviamo? Quanto costa? Di cosa abbiamo bisogno? Quanto pedaliamo e come è suddivisa la giornata?) fino alla realizzazione (cogestire il gruppo che pedala, come procedere, come e con cosa alimentarsi, dove dormire, gestire la cassa comune). L’utilizzo della cartografia e dello smartphone in modo diverso dal solito, l’essenzialità del bagaglio, che aiuta a saper scegliere meglio le priorità, e la possibilità di misurare i limiti e riempire quel bisogno di avventura e di entusiasmo completano l’esperienza.

L’attività alternativa: l’Alleycat race

In alternativa si può organizzare un’Alleycat race, esperienza che nasce nell’ambiente dei bike messenger che simulano una loro giornata lavorativa. Il funzionamento di una Alleycat race è molto semplice. Di base c’è una partenza conosciuta e un arrivo sconosciuto e alcuni check-point intermedi dove si svolgono delle prove di abilità. Vince chi supera le prove e arriva a destinazione nel minor tempo possibile.

La valenza educativa di una Alleycat race sta nel fatto che una pratica che nasce in modo spontaneo e fuori dalle regole (in genere è una corsa in cui non ci si cura della segnaletica, delle precedenze o dei semafori e si rischia molto) può essere ribaltata in un’occasione di educazione civica molto forte. Ad esempio, i percorsi possono essere studiati in sicurezza, privilegiando solo le piste ciclabili e, laddove mancano, optare per percorsi sicuri come bike lane o strade meno trafficate. I checkpoint possono essere punti significativi presenti nel programma scolastico (musei, enti, istituzioni, realtà urbane e architettoniche) o anche altre scuole. Diventa così un’occasione di divertimento, di sfida e di agonismo e competizione sana che si accompagna ad una dimensione civica significativa.

Come realizzare il percorso di una Alleycat race

Realizzare un percorso extra scolastico o da parte di una associazione richiede sicuramente alcune competenze. Bisogna tenere conto di alcune accortezze che meritano di essere approfondite:

  • il numero del gruppo che non dovrebbe mai superare i 24 componenti con almeno 2 o 3 accompagnatori;
  • evitare i percorsi lunghi senza interruzioni;
  • scegliere percorsi senza salite troppo ripide;
  • valutare la presenza di punti pericolosi e di punti ristoro, lungo il tragitto punti dove sia possibile effettuare eventuali riparazioni;
  • privilegiare percorsi fotografici e valutare percorsi a stella (un unico punto di partenza e diverse destinazioni);
  • una pausa prima delle grandi discese, perché richiedono molta concentrazione e un’attenzione sulla distanza di sicurezza da mantenere;
  • lasciare che i ragazzi e le ragazze più lenti pedalino davanti. Infatti i più esperti in fondo alla fila possono controllare meglio l’andatura ed eventuali anomalie di chi sta davanti. La maggiore prestanza permette di raggiungere chi è in difficoltà. In questo modo, inoltre, si limita la tentazione dei più atletici di smarcarsi dal gruppo e allontanarsi per banali motivi di esuberanza fisica.

Gli accompagnatori dovranno assicurarsi di alcuni aspetti pratici:

  • I ragazzi conoscono le regole stradali?
  • Come sono le previsioni meteorologiche della giornata?
  • Controllo preliminare delle bici
  • Avere i numeri di emergenza a portata di mano
  • Avere con sé un set di riparazione e assicurare che ciascuno ne abbia uno minimo (chiavi, camere d’aria, scaccia copertoni)
  • Organizzare insieme ai ragazzi il materiale necessario
  • Verificare le coincidenze e degli orari dei mezzi pubblici

FONTI
Stili di Vita di Bambini e Ragazzi (ISTAT)
La Pratica Sportiva in Italia (ISTAT)
Osservatorio sullo Sport System Italiano (Banca Ifis)
La Mobilità autonoma dei bambini in Italia (Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione, CNR)
Dude, Where’s My Frontal Cortex? (Robert Sapolsky)

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Commenti

  1. Avatar Paolo Morelli ha detto:

    Ciao Carlo,
    da legnanese temo tu abbia ragione: l’amministrazione comunale di Legnano è imbattibile nel fare annunci sulla mobilità sostenibile in città, ma di azioni veramente pochissime. Tre anni fa (giugno 2021) organizzarono un evento nel quale annunciarono la prossima apertura di una velostazione in prossimità della stazione ferroviaria: coinvolsero la cittadinanza chiedendo un contributo di idee, che venne puntualmente dato – la partecipazione fu entusiastica, anche perchè da diversi anni non c’è possibilità di un parcheggio sicuro in prossimità della stazione.

    Ad oggi, a distanza di quasi tre anni, nulla è stato fatto.

    E sarebbero in tanti io credo tra gli utenti della ferrovia di Legnano e comuni limitrofi a cambiare volentieri il mezzo di spostamento, dall’auto alla bicicletta. O anche semplicemente ad andare in stazione in bicicletta anzichè a piedi, risparmiando tempo.

    Certo, quando hai scritto circa l’indifferenza dell’amministrazione di fronte alla vostra lodevole iniziativa è anche peggio…

    Cordiali saluti,
    Paolo

  2. Avatar Carlo ha detto:

    Sono il Presidente della Ciclofficina Riciclo locata presso la Casa delle Associazioni dove paghiamo affitto e utenze.
    Ogni anno proponiamo al Comune ,assessorato all’Istruzione , corsi di ciclomeccanica dedicati alle scuole medie.
    Senza il loro intervento non è possibile entrare nelle scuole (fino alla terza media sono proprietà comunale).
    Abbiamo anche proposto la donazione di alcune bici “recuperate”,il posizionamento di stalli per il parcheggio,una colonnina per la manutenzione spiccia…nulla !
    Abbiamo già lavorato , con buoni risultati,in una scuola media in un Comune limitrofo.
    Ciò è stato possibile grazie all’interessamento della Vicepreside di quell’Istituto .
    Quando è andata in pensione tutto è finito.
    La nostra città ha circa 60.000 abitanti e 11.000 studenti , la maggior parte accompagnati a scuola dalla mamma col SUV.
    Ho chiesto più volte al Sindaco ,anche attraverso i media, di chiudere le strade scolastiche…niente !
    Il bello è che nei discorsi ufficiali ci si vanta di essere la città della bicicletta .
    Abito a Legnano , la città della Coppa Bernocchi

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