Mentre sto pedalando lungo la ciclovia dell’Alpe Adria, con la pioggia che viene giù impietosa mi viene in mente una vecchia canzone che si cantava durante le nostre escursioni: “Se la pioggia cadrà e tutto bagnerà, se la pioggia cadrà, più divertente ancor sarà!”. Insieme ad altri 5000 ciclisti stiamo andando verso i laghi di Fusine dove ci aspetta Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti che dopo aver pedalato 770 km da Cortona fino a questo angolo di mondo sulle Alpi Friulane aspetta il nostro arrivo, per il suo concerto per soli ciclisti.
La ciclovia piena di ciclisti
La bellissima ciclovia è un insieme di persone che non si fa piegare né abbattere dal diluvio che non accenna tregua, siamo così tanti che ad un certo momento pensi che un giorno le ciclovie come queste avranno bisogno di una doppia corsia e magari sogni l’allargamento con una terza.

Guardando intorno questo popolo in bicicletta sento che c’è una affinità che trascende tutti e tutte, qualcosa che lega l’amore per la bici alla musica di Jova, un sentimento diffuso che non conosce la frustrazione per il cattivo tempo e non si lamenta. Un sentimento positivo, una predisposizione al buon umore che ogni ciclista conosce nel momento in cui pedala e che incontri quando ascolti le canzoni di Lorenzo.

La pioggia
“Non esiste buono o cattivo tempo, ma buona e cattiva attrezzatura”, è un altro di quei mantra che ti ripetono dopo anni di escursioni e pedalate. Intorno, un insieme di persone attrezzata come può e come sa. C’è chi ha delle invidiabili coperture in Gore-Tex e chi ha coperto le scarpe con buste di plastica, ognuno di noi ha il suo modo per affrontare il cattivo tempo, come le avversità che possono capitare durante la vita e il fiume di biciclette di tutti i tipi, dalla Graziella, alla bici “Eroica”, le bici elettriche, bici da corsa, Gravel, normali bici da città; rimorchi e seggiolini.

Una volta arrivati al lago, ci incamminiamo verso un gigantesco parcheggio per bici, la pioggia insiste, ma ci sono dei ragazzini di una malga più su che hanno attrezzato un piccolo gazebo di benvenuto che offre the e sciroppi di lampone e sambuco. L’atmosfera è rilassata e molto bagnata.

Alle 14:00, la pioggia ha smesso da un po’. Compare Jovanotti per scusarsi del piccolo ritardo, ma ci sono “ancora 1000 bici da sistemare”. Nell’attesa mi guardo intorno: ragazze dagli sguardi luminosi, coppie imbiancate che si abbracciano, bambini assonnati, fidanzati abbracciati, amici a quattro zampe, gruppi organizzati e solitari felici. Una tribù che l’inclusione la pratica e non la proclama. La libertà non ha confini come lo slogan del Festival e chi va in bici, lo sa: attraversare confini è la nostra specialità.
Il concerto
Il concerto inizia e un’onda di libertà felice vibra in tutti fin dalla prima canzone, siamo noi l’ombelico del mondo e siamo noi, insieme a lui che pedaliamo senza tirarci indietro, che pensiamo positivo e ci sentiamo ragazze e ragazzi fortunati.

La pioggia ci ha risparmiato e si affaccia un Raggio di Sole, che a questo punto non è solo una canzone o un auspicio. Le canzoni scorrono via una dietro l’altra e spingono a muoverci, un’onda di cappellini e cartelli, urlando in coro tutto quello che siamo e capisci che il legame tra te, la bici e la sua musica è un modo, uno stile di vita semplice, ballare è come pedalare.
È una tribù variopinta e mite. Felice. Il più grande spettacolo siamo noi, lì sotto al palco con i cappellini variopinti che ondeggiano e la suggestione di essere una tribù che balla coincide con la tribù che pedala. Ad un certo punto i brani coincidono con i sentimenti quando “stiamo in movimento” e “andiamo controvento”. “Viva la libertà” incontri dopo aver “girato mezzo mondo con il cuore in gola” e “un bagaglio di fantasia”; viaggiare in bici è dove “convergono le esperienze”.
Senza filtri
Sul palco, nella vita e in bici Jovanotti è sempre sé stesso: il suo modo di essere coincide con quello che fa, senza filtri o infingimenti e questo ce lo rende vicino: cadere 100 volte e rialzarsi 101 volte, magari chiedendo una mano. Quante volte è capitato in bici e nella vita? Intrepidi, ma non impermeabili ai fallimenti. Sentiamo di poterci fidare, “disposti a perdere”. Quando pedaliamo da soli sappiamo di non essere soli: “forza e coraggio” e voglia di viaggiare.

In questo scenario incastonato da boschi e cime Lorenzo Jova ci regala dal vivo “Grande da far paura” e tornano in mente “certi giorni niente ha senso e niente ha direzione”, quando stanchi e disillusi l’unica soluzione è mettersi in strada per alleggerire i pesi interiori e “un passo dopo l’altro prendo il ritmo” per vivere la propria avventura. Quando tutto diventa difficile “muoversi è un buon metodo” per ricordarsi di vivere anche se rimane un solo battito, se ci “restasse solo un attimo”.
E fortunati
Sentirsi fortunati e grati, mentre ci muoviamo contagiati dall’energia, anche se impacciati, mai immobili se non per contemplare e mettersi in ascolto. Sentire la molla che scatta e sentirsi un tutt’uno tra le parole che cantiamo in coro e i corpi che si muovono. In quest’ombelico del mondo “si incontrano uomini nudi” che piangono senza nessuna timidezza con “A te”, pensando a chissà quale ferita esposta.
Il resto lo fanno il paesaggio, il raggio di sole spuntato, le coriste, i fiati e le sezioni ritmiche, i bambini addormentati sulle spalle, gli abbracci, la libertà, le movenze di un’energia ricostruita con pazienza e la tenacia di una testimonianza; il feeling sul palco che si riverbera e ciascuno di noi “smette di aspettare” perché viviamo adesso “su una strada d’asfalto”. Il pomeriggio s’inoltra, la “luce dei tuoi occhi” continua a illuminare la giornata. La strada per arrivare qua è stata lunga, ma non è faticosa se lo fai insieme agli altri che sia il tuo amore, la tua comunità, il tuo gruppo. Qualcosa che ti fa sentire immortale senza esserlo, “masticando una gomma al gusto di bicicletta”.
Il rientro e l’organizzazione
“La casa dov’è?” È tempo di tornare, l’organizzazione è perfetta; inoltre, l’arte essenziale di arrangiarsi, tipica di chi affronta in bici la quotidianità e il buonumore per un concerto sincero e bello, soprattutto in un periodo di concerti ipertecnologici, fatto di mega schermi e show pirotecnici a discapito della musica ci fa defluire con fatica e pazienza, ben disposti e contenti. Mentre ripercorro la ciclovia così affollata di bici, che poi è come la sogniamo, canticchio “Per non dimenticare la strada che ho percorso fino ad arrivare qua / E ora dove si va? / Adesso si riparte per un’altra città / Voglio andare a casa / La casa dov’è?”.
Altri vi racconteranno la cronaca del concerto, degli aspetti organizzativi (complimenti), dell’evento in sé. Io ho voluto solo raccontare quello che è arrivato ad uno dei tanti ciclisti che erano lì sotto il palco. Grazie Jova.
















È stato davvero un bel concerto. Tutti molto ordinati ed educati👏 panorami mozzafiato, pista ciclabile top
Leggendo l’articolo è scesa una gocciolina. Grazie, perché ho sentito la gioia che avete provato ad essere stati lì, presenti, arrivati con le vostre forze e sfidando il meteo. Mi rammarico solo di essermelo perduto. Grazie per la condivisione, è stato il primo e forse ce ne saranno altri ma al primo non dovevo mancare…caspita!
bellissimo
Giusto per correttezza andrebbe precisato che i più hanno pedalato qualche km per raggiungere Fusine da dove avevano lasciato l’auto, Tarvisio o anche più avanti.
Se non in bici 5000 persone non avrebbero avuto modo di accedere alla stradina che porta ai laghetti.
Inoltre la metà delle persone non indossavano il casco, forse avevano paura che impedisse di ascoltare la musica.
Mi sono commosso nel vedere la quantità di ragazzini e anche bimbi che pedalavano felici, anche sotto la pioggia, in mezzo a tanti adulti di cui oltre la metà usava mastodontiche ebike 🤷♂️
ho partecipato al jova bike party
fantastico
sono partito il giorno dopo nel momento in cui arrivavano quelli del concerto di domenica
sabato file di bici, festanti, nessun problema…tutti felici
domenica file kmetriche di auto inquinanti e infestanti il territorio.
capiamo la differenza?
Ciao Stefano,
grazie per il tuo commento.
Buona lettura e buone pedalate,
Manuel Massimo – Direttore responsabile di Bikeitalia.it