Come sempre, introdurre il tandem in treno non è mai una passeggiata, ma sono finalmente in viaggio verso Bologna.
Non rivedo Davide da ottobre, da quando l’ho intercettato in Toscana nei suoi primi giorni di viaggio con destinazione Africa. L’ho seguito via social e ci siamo sentiti spesso durante questi mesi, ma un conto è un racconto filtrato da un cellulare, tutt’altro invece è parlarne davanti a una birra. E qualcosa mi dice che nei prossimi giorni di birre ne berremo.
Non dobbiamo fare molto, solo una due giorni da Bologna a Padova. Io e lui ce ne intendiamo di Tandem e la nostra missione è testare il modello da viaggio della ditta Alef di Cortemaggiore (PC). Che ha chiamato questo modello Amelia.

Mi piace che una bici, un tandem, abbia un nome femminile, un po’ come le grandi imbarcazioni che hanno come missione solcare gli oceani.
I tandem… quanti ne abbiamo pedalati? Un mezzo che non ci unisce solo quando pedaliamo, ma è proprio il tassello principale della nostra amicizia.
Ci siamo conosciuti nel 2018 grazie a Facebook e al contatto comune di Sergio Borroni. Davide cercava un tandem adatto a un lungo viaggio verso la Cina. Io e mia moglie Cassandra dal 2016 doniamo tandem ad associazioni che si occupano di disabilità. E proprio in quel periodo avevamo un bel tandem MTB che sembrava proprio destino cercasse i suoi veri cavalieri.
Davide doveva solo rispettare una regola, donare a sua volta il tandem ove sarebbe arrivato. Ha fatto di più in quel viaggio, ha fatto suo il nostro esempio e ha donato il tandem che gli avevamo dato all’associazione non vedenti in Iran, a Teheran, ne ha acquistato e fatto arrivare un secondo tandem e quando ha terminato il suo viaggio, non in Cina per la mancanza del visto, ma in Kirghizistan ha donato anche quello sempre a un’associazione non vedenti.

Perché le associazioni non vedenti? Perché Davide è non vedente, ma in primis è un grande curioso del mondo, lo vuole esplorare tutto, uno sportivo, un Dottore in Psicologia che usa le sue conoscenze per aiutare altri disabili, un amico, un fidanzato, un burlone, una persona affidabile. Perché tanti aggettivi? Perché non voglio che chi legga si fermi solo alla sua disabilità, Davide ha fatto e farà cose che molti non pensano neanche di provare a fare.
E io cosa c’entro con i non vedenti? Io con Cassandra siamo “Il Tandem Volante“, un progetto dedicato al sociale con la missione di donare tandem a chi da solo non può pedalare. Perché? Perché è giusto così, perché per fare tutto quello che abbiamo fatto abbiamo conosciuto migliaia di persone, vissuto migliaia di esperienze, pedalato migliaia di km e finché ci farà stare bene continueremo a farlo.
Ad oggi abbiamo donato 43 tandem a diverse associazioni in Italia e due all’estero (uno appunto in Iran come già detto e un altro in Nepal). Abbiamo fatto tante altre cose, ma non è questo lo spazio dove raccontarle.
Sono arrivato a Bologna, è inizio giugno, fa caldo, ma sono le 20 e si sta già bene, ora pedalo da solo per intercettare Davide e finalmente cenare. Ma la casualità della vita mi fa incontrare, in una città enorme, Antonio. Uno dei piloti del tandem di Davide nel suo ultimo viaggio in Africa. È buffa la vita, l’ho conosciuto nei suoi primi giorni da pilota di tandem e lo rivedo dopo 6 mesi e un’esperienza elevatissima sui mezzi a due ruote per due persone. Inutile dire che come mi ha visto mi ha chiesto di provare Amelia.
Fa pochi metri e sorride e urla che è una figata. Anche lui, come me, ha avuto le stesse sensazioni che difficilmente trovi in un tandem. Ne è entusiasta. Leggero, reattivo, ma soprattutto ci fai inversione a U come fosse una bicicletta normale.
Tutte le altre persone che incontro e lo provano mi dicono le stesse cose. A conferma che ciò che sto pedalando è il risultato di un lungo e preciso lavoro svolto da chi sapeva cosa voleva tirare fuori da questo telaio e queste ruote. Alberto, il creatore dei tandem Alef, non è solo un artigiano preciso e meticoloso, ma è lui stesso un cicloviaggiatore, quindi capisce esattamente ciò che un pedalatore cerca quando gli chiede una particolare sensazione nel tandem che gli costruirà. Che sia per viaggiare, per fare sentieri o fare gare su strada o pista.
Finalmente incontro Davide che ha appena finito di allenarsi con Francesca. E di nuovo… vuoi che un pilota di tandem non voglia provare Amelia? E via che la scena si ripete, anzi… prima fa un giro da sola, poi lo fa con Davide e anche Davide in pochi metri ha sensazioni positive. La prima affermazione è: fila come un treno!
Finalmente scorrono i racconti e le birre… e i gin tonic… e gli amari. Il tavolino di un bar con le parole di Davide si trasforma in una giungla verde e umida a un deserto arido e silenzioso a un villaggio di bambini festosi.

Mi racconta sempre e solo di aver ricevuto sorrisi e ospitalità, non ha mai avuto la sensazione di essere in pericolo, anzi. Rimango affascinato dai suoi racconti e nella mia testa le sue parole girano come la pellicola di un film. Ma è tardi, domani sveglia presto per pedalare col fresco e il tempo di parlare non mancherà.
In nostro viaggio in tandem
Dobbiamo andare via appena due giorni, ma lo scopo è provare il mezzo carico come un mulo. Sembra che dobbiamo stare via mesi dalla quantità di borse attaccate al tandem. Potendo caricare il mezzo sia in modalità classica che in modalità bikepacking eccoci che carichiamo due ortlieb posteriori, la tenda, due borse da telaio, due borse alla forcella anteriore. C’è tutto quel che serve, anche se non servirà a niente.
Nonostante il carico, muovere anche a piedi il mezzo risulta facile. La traccia disegnata prevede un serpente poco diretto verso la destinazione, con l’intento di fare più chilometri e toccare il meno possibile l’asfalto.
Siamo solo io e Davide e oltre ai racconti di viaggi passiamo ai fatti nostri, ci sfoghiamo un po’ a vicenda di quello che non va e di quello di cui invece siamo contenti. Ci diamo a vicenda consigli, opinioni, come si fa tra amici di vecchia data e di cui ci si fida.
Come dice sempre Davide: “In tandem le chiacchiere tra pilota e passeggero solitamente sono: viaggi, rapporti sentimentali, vari intrighi della vita e soprattutto tantissime boiate! Il tandem è uno strumento sociale e relazionale straordinario, oserei dire quasi terapeutico. Dopo qualche ora trascorsa a pedalare sullo stesso mezzo ci si sente più vicini, come se quel pezzo di metallo che si flette sotto la spinta delle nostre gambe riesca a stabilire un canale preferenziale tra le anime, un corridoio dove emozioni e pensieri fluiscono più liberamente”.

In tutto questo inizio anche ad avere un resoconto iniziale delle prime impressioni da copilota su Amelia. Comodo, veloce, le ruote in carbonio assorbono bene le asperità, veloce. Veloce sarà l’aggettivo che più spesso mi dirà. Certo, la sella scelta non è perfetta per il sui fondoschiena, ma come si dice… a ogni culo la propria sella. [Si può scrivere “culo” in un articolo? Beh… al massimo sarò censurato, nda].
Io che guido invece non ho difficoltà nelle manovre anche più strette o negli slalom tra ostacoli. Che siano alberi o paletti che delimitano l’inizio e la fine di una ciclabile. Passa l’ora di pranzo, passa pure la pennichella post pranzo, passano i km, le ore e le risate che finalmente siamo alle porte di Ferrara. Non monteremo la tenda, saremo ospiti di Dario. Amico comune, gran pedalatore, padre e marito di una bellissima famiglia che vive vicino alla darsena di Ferrara.
Tocca a Dario voler sapere tutto del viaggio di Davide e tocca a Davide ripetere un’altra volta gli aneddoti che avrà ormai ripetuto mille volte e altre mille ripeterà, ma prima che Davide inizi e mentre mettiamo il tandem in box, Dario mi guarda e mi strappa una promessa, la mattina dopo possa guidare Amelia con Davide per qualche km. Certamente, più sensazioni abbiamo e più riferimenti potrò dare ad Alberto: d’altra parte siamo qui (anche) per questo. Inoltre, Dario ha disegnato la traccia per il giorno dopo e da Ferrara a Padova allungheremo per salire sui Colli Euganei per strade bianche e single track.
La cena scorre tra risate, racconti e birre. Dopo una giornata a pedalare non si può finire in modo migliore.
La mattina dopo mi trovo in sella alla bici di Dario, nonostante lui sia molto più alto di me riesco a mettermi comodo e a provare le prolunghe della profile design, da tanto le ammiravo montate su tante bici da viaggio, ma finalmente posso farmene un’opinione personale. Inutile dire che appena sono tornato a casa ne ho ordinato un paio anche per la mia bici da viaggio…
Dario e Davide sono pronti, il cielo è coperto. Filiamo via lungo un argine assieme per una ventina di km. Dario mi dice le sue impressioni, anche lui ha una certa esperienza coi tandem, in particolar modo con gli eventi che organizza Davide di camminate e pedalate per i colli bolognesi con altri ragazzi non vedenti per il quale si propone come pilota per i tandem della fondazione nella quale Davide lavora.
Il telaio permette di sentire il mezzo come fosse una bicicletta normale. Le ruote in carbonio ad alto profilo danno sensazione di velocità su asfalto e non fanno sentire l’assenza di forcelle ammortizzate quando percorrono lo sterrato. Il tandem fila che è una bellezza, più che per i viaggi sembra pronto per le gare.
Ma il segreto di Amelia che lo rende così speciale è sicuramente la cinghia di trasmissione che unisce la pedalata del pilota a quella del copilota. È silenziosissima, non se ne percepisce la presenza se non ti metti a guardarla, ma soprattutto non richiede minimamente manutenzione, che già nei modelli classici a catena è poca, ora inesistente.
Dario ci saluta e torna indietro appena in tempo, sta diluviando, noi aspettiamo che passi il temporale dentro un bar, poco male, io faccio una seconda colazione, mentre Davide fa una videochiamata con una scuola delle medie e racconta ai ragazzi che lo ascoltano il suo ultimo viaggio e risponde alle domande più variegate. Ripartiamo, ancora un po’ di chilometri in pianura su asfalto bagnato, ma i Colli Euganei iniziano a presentarsi davanti a noi.
Finalmente proviamo le marce più leggere. Amelia è dotata di un cambio XT 2×10 e nonostante il carico di borse saliamo agili. Il percorso è molto “guasto”, devo zigzagare durante la salita per evitare buche o ostacoli più grandi, ma il mezzo e Davide mi seguono senza dover usare più forza sul manubrio.
L’afa si fa sentire, ma finalmente arriva anche la prima discesa. Single track rotto, ma le ruote in carbonio fanno un ottimo lavoro, ci alziamo fuori sella, ma la governabilità rimane alta senza troppe correzioni. Altra salita, altra discesa e così via. Fino a che non recuperiamo l’asfalto e giungiamo a Selvazzano. Qui faccio una sorpresa a Davide e ci intercetta la nostra cara amica Silvia. Altra birra, altri racconti. Poi insieme raggiungiamo Padova.
La mattina dopo ci raggiunge Alberto con la moglie, si vede dal sorriso che è curioso di sapere cosa ne pensiamo. Passiamo un’ora al bar a parlare di dettagli tecnici. Cosa ci è piaciuto e cosa troviamo da correggere. Le poche osservazioni non sono così negative e si riassumono nel scegliere un modello a 4 pistoncini per il freno posteriore e nel tenere maggiore luce da terra della tubazione inferiore per i cicloviaggiatori che vorranno un mezzo più portato al gravel o mtb.

Ma in realtà nell’ora trascorsa non riusciamo a trovare difetti, ma solo tanto entusiasmo di vedere finalmente novità nel mondo tandem: un mercato di nicchia che non ha molta progettazione dietro se non acquisire la componentistica dal mondo del ciclismo normale.
L’idea di partecipare alla nascita e lo sviluppo di un progetto è sempre affascinante. Lo senti più tuo. Come se un pezzo di quel metallo che lo costituisce fosse parte di te.
E, oltre lo scopo ciclistico, alla fine quei due giorni sono stati sufficienti per ricordarci che quando si è in viaggio in bicicletta con un caro amico anche le vicende esistenziali più complicate possono cambiare volto, apparendoci più accettabili e di facile risoluzione.
[Diego Guerriero (con Davide Valacchi)]















Bello ma il vero problema (e l’unico vero limite del tandem) è il suo trasporto. Come siete tornati da Padova? In treno non è possibile (Max 2metri di lunghezza) e non è che si puó sempre partire e tornare in tandem se si fanno viaggi lunghi. NB: io e mia moglie non vedente abbiamo fatto circa 18.000 km negli ultimi 4 anni.