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Napoli: commercianti contro la pista ciclabile, ma gli conviene?

Bikenomics, News • di 12 Novembre 2012

pista-ciclabile-napoli-protesteDomenica 10 novembre è stata inaugurata dal sindaco Luigi De Magistris, dalla giunta, e dai tanti ciclisti presenti per l’occasione, la prima pista ciclabile di Napoli.
Ok, non siamo ai livelli di Copenaghen, anzi, ci sono ancora delle carenze che il Corriere, in un’analisi spietata quanto inoppugnabile, ha messo in luce: una quarantina di interruzioni, più o meno importanti, di cui sei su strisce pedonali.

E va bene – tanto non è questo il punto – ma intanto la nuova ciclabile è lunga 20 chilometri, c’è una bella e riconoscibile pavimentazione arancione in molti tratti, cordoli e divisioni sicure che separano la pista dedicata ai ciclisti dalla strada. Insomma pro e contro.

Però – è questo invece il punto – oltre ai tanti cittadini che hanno pedalato trasformando l’evento in una grande festa, c’erano anche gli scontenti. Scontenti di una pista ciclabile, si, nemmeno fosse una discarica d’amianto. Qualcuno ha invitato il sindaco a preoccuparsi del verde, piuttosto di fare ciclabili, riferendosi nello specifico ad alcune palme impiantate nel 1940 ed ora quasi completamente scomparse a causa del diffondersi di un parassita. Questo francamente è sembrato più un pretesto, perché i due interventi non sono legati in alcun modo, anzi, dopo la pista ciclabile ci auguriamo che il Comune trovi la maniera di risolvere anche il problema delle palme.

Ma la critica più feroce è stata, come spesso accade, quella dei commercianti, che hanno lamentato l’eliminazione di parcheggi per le automobili per far spazio ai ciclisti, andando ad intaccare gli acquisti nella zona e quindi i loro guadagni. Tecnicamente si potrebbe rispondere, e se ne avrebbe ben diritto, che in una società democratica l’interesse di una categoria (i commercianti) non può prevalere su quello della collettività (i cittadini, perché la ciclabile, che poi è una pista ciclopedonale, è di tutti, i ciclisti di oggi e di chiunque lo voglia essere da domani), ma mi interessa di più, con senso di comprensione verso i commercianti che in tempo di crisi tirano l’acqua al proprio mulino, mettere in discussione la tesi secondo cui eliminare parcheggi riduce lo shopping ed il passeggio davanti alle vetrine. Senza contare poi, e qui siamo davvero al paradosso, che l’unico commerciante che ha accettato di buon grado la realizzazione della pista ciclabile è un benzinaio (un benzinaio!).

Innanzitutto due casi interessanti che riguardano il territorio italiano.

Ospedaletti (Sanremo): cantiere pista ciclabile. Il giudizio dei commercianti, dal timore iniziale alla fiducia nel rilancio turistico. Come da titolo i commercianti, inizialmente dubbiosi, hanno poi ben visto la presenza della pista ciclabile, forse con qualche critica comprensibile, ad esempio di iniziare i lavori a settembre e non alla vigilia dell’estate, per non interdire il lungomare al passeggio dei turisti. Ci può stare.

Lanciano: Biciclette in città, in trecento chiedono le piste ciclabili. Successo dell’appello di commercianti e ambientalisti A Lanciano, in provincia di Chieti, i commercianti hanno lanciato addirittura una manifestazione, “Il ciclista urbano a Lanciano”, per chiedere più piste ciclabili e promuovere l’uso della bicicletta in città. Pazzi?

Ma soprattutto, ecco cosa dice questo estratto di uno studio dell’Unione Europea (l’Unione Europea, non la Critical Mass).

Città in bicicletta – Pedalando verso l’avvenire
Biciclette e negozi, pag 20-21

L’equazione «vitalità delle imprese commerciali = accesso in automobile» non corrisponde ai fatti. Il contributo della clientela che arriva con mezzi pubblici, in bicicletta e a piedi è molto sottostimato così come l’impatto negativo per le nostre città e l’ambiente urbano delle sedi di ipermercati e di migliaia di posti di parcheggio in periferia.
Uno studio realizzato a Munster (Germania) rivela diversi elementi poco noti. Lo studio ha riguardato tre supermercati o minimarket il cui assortimento è sufficiente per effettuare una «grande spesa», una volta alla settimana o una volta ogni 15 giorni e un grande magazzino a reparti multipli (vestiti, boutique, articoli di lusso ecc.).

Gli automobilisti non sono migliori clienti dei ciclisti, dei pedoni o degli utenti dei trasporti pubblici. In alcuni casi i ciclisti sono addirittura dei clienti migliori. I ciclisti acquistano quantità minori per visita e si recano quindi più regolarmente al negozio (11 volte al mese in media contro sette volte in media per gli automobilisti) e sono quindi esposti più spesso alla tentazione.
Nella zona commerciale in città gli automobilisti sono minoritari (25 %-40 % della clientela a seconda che sia durante la settimana o il sabato).
Appena il 25 % degli automobilisti esce da un negozio con due o più sacchetti di spesa (il 17 % dei ciclisti). Tre quarti degli automobilisti non ha quindi nulla da trasportare che li impedirebbe di usare un diverso modo di trasporto.
• In relazione alle distanze, alle destinazioni dopo la visita ai negozi e alle quantità acquistate, lo studio conclude che un gran numero di automobilisti potrebbe rinunciare all’automobile per i suoi acquisti.

È da sottolineare inoltre che la redditività dei negozi è legata alla qualità dell’ambiente. A Berlino si è constatato che gli spostamenti di pedoni e ciclisti all’interno dei quartieri sono fortemente aumentati dopo l’introduzione generale di un limite di velocità a 30 km/h al di fuori dei grandi assi di circolazione. Per gli spostamenti domicilio-negozi, questo aumento sfiora talvolta il 40 %.

Un’indagine svolta a Strasburgo indica altresì che nel centro città, con una superficie commerciale invariata, vi è stato un aumento dei passaggi nei negozi superiore al 30 %, dopo la creazione dell’area pedonale e la chiusura del traffico di transito.
A Berna un’indagine effettuata presso 1.200 consumatori ha stabilito secondo una media annua il rapporto tra il valore degli acquisti e la superficie di parcheggio utilizzata da ogni cliente.

Risultato: la «redditività-parcheggio» è la più elevata con i ciclisti: 7.500 euro per metro quadro. Seguono gli automobilisti con 6.625 euro per metro quadro.
Vi è un paradosso, allora, se si considera che i ciclisti non hanno un bagagliaio per deporvi i loro acquisti e sono quindi obbligati a limitare le quantità che comprano.

Foto | gmflive







4 Risposte a Napoli: commercianti contro la pista ciclabile, ma gli conviene?

  1. felino ha detto:

    ho iniziato ad andare nei negozi che mi lasciano entrare con la bici con borse per portare a casa la spesa. farsi vedere con due belle borsone crea una simpatia come sempre e sempre più spesso mi aprono.(loro desiderano riempire quelle borse)
    cosa voglio dire: cominciamo tutti con questo piccolo gesto a far capire che la bici fa vendere. e’ successo che dal fruttivendolo , per esempio, adesso cominciano ad arrivare altri allo stesso modo dopo avermi visto. perfino uno con carrello fai da te. solo una presenza convince. combattiamo la nostra battaglia anche in questo modo.

  2. Alessandro Micozzi ha detto:

    Questo si che mi sembra un buon suggerimento, sicuramente un buon inizio perché gli tessi supermercati/negozi, prendano iniziative come questa, in Belgio http://www.amicoinviaggio.it/sconti-e-incentivi-in-belgio-il-supermercato-e-bike-friendly/
    Ciao Felino!

  3. maurizio ha detto:

    Ancora qui nel 2013 a spiegare che se esiste un sistema per risollevarci, se ci puo essere un modo per vivere senza dover per forza avvelenare l’aria che tutti noi siamo costretti a respirare, quello della bicicletta e l’unico.
    Cosa stiamo ancora a parlare di persone che non incoraggiano l’uso di questo mezzo che oltre ai tanti vantaggi non avvelena nessuno, non occupa lo spazio di una macchina, non e rumoroso e fa tantissimo bene alla salute?
    Siamo coscienti del fatto che non esiste una metropoli in europa che non e provvista almeno per la sua meta’ delle strade di pista ciclabile?
    Una città moderna si misura anche per la sua vivibilità e sfido chiunque a dire che napoli di buon mattino sia una città moderna.
    ogni mattino sono costretto a farmi rispettare dagli automobilisti che di rispettare il ciclista non ci pensa proprio, e fin qui va anche bene ma spiegare a un autista di un pulman che non può e non deve farmi le fermate addosso la dice lunga sull’abitudine che abbiamo nel vedere bici che circolano nelle nostre strade.
    E ancora stiamo qui a parlare e a decidere se fu fata cosa buona o meno a disegnare uan pista ciclabile lunga neanche chissà quanto.
    Invito tutti a farsi un giro nelle metropoli europee per comprenderne la spettrale differenza con la nostra.

  4. maurizio ha detto:

    Volevo inoltre stabilire che va bene la pista a viale augusto, ma non ci illudiamo di aver creato piste ciclabili disegnando una bicicletta sul manto stradale, e talvolta anche sui marciapiedi ad alta densità di traffico pedonale.
    Sicuramente le avranno fatte risultare come metri di pista ciclabile a tutti gli effetti, ma tutti noi siamo consapevoli della truffa ai danni della comunità europea che le ha finanziate.
    Con quel tipo di truffa ci siamo coperti di ridicolo per l’ennesima volta.

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