Raccontare il telaio: quando la qualità non è abbastanza

7 Aprile 2014

Sarebbe interessante scoprire quanti sono i telaisti che operano sul territorio italiano, coloro che, armati di tubi, ottone e cannello, riescono a mettere insieme biciclette che rasentano la perfezione e rientrerebbero di diritto in qualunque galleria di bikeporn.

Molto più semplice è invece scoprire quanti sono i telaisti che sanno raccontare il proprio lavoro e il proprio prodotto rendendolo interessante e diverso da tutti quelli dei propri competitor. Tra questi svetta indubbiamente Dario Pegoretti, inarrivabile scultore e pittore di telai in cui il concerto di artigiano si sovrappone sempre al concetto di artista fino a farli scomparire entrambi.

pegoretti responsorium
Pegoretti non ti offre una bici, ti offre un’opera d’arte che, all’occorrenza, può essere pedalata.

Passando alle nuove leve, invece, mi è capitato ultimamente di imbattermi in una squadra di giovani pugliesi che hanno saputo unire il meglio del Made in Italy riguardo al mondo della bici (telai Vetta, manubri in legno Ghisallo, etc) e hanno iniziato a proporre biciclette come accessori di lusso per il ciclista urbano che non osa rinunciare al meglio del meglio.

Scatto Italiano manubrio

L’immagine che dà di sé l’azienda è estremamente accattivante e coglie nel segno.

scatto italiano dettaglio
L’azienda si chiama Scatto Italiano ed offre solo biciclette single speed (fixie, contropedale o ruota libera) che, attraverso un configuratore, possono essere realizzate a immagine e somiglianza di chi si ritroverà a pedalarle. Biciclette esclusive a un prezzo esclusivo, quindi: la bicicletta fatta e finita costa oltre 2.000 euro, una cifra che le rende inavvicinabili ai più e che, proprio per questo, possono fare la gioia degli amanti delle sartorie dove, partendo da un pezzo di stoffa accuratamente scelto, si arriva alla realizzazione del miglior possibile abito in cui neppure un dettaglio viene lasciato al caso.

scatto italiano dettaglio2
So che già che a molti dei lettori di Bikeitalia.it questo approccio un po’ snob farà storcere il naso, ma così come ci sono coloro che amano trascorrere le serate nelle ciclofficine bevendo birra e sporcandosi le mani di grasso per partorire nobili biciclette riciclate, ci sono coloro che amano trascorrere le serate in un loft sorseggiando vini liquorosi mentre palpeggiano una guarnitura a passo humber nuova di zecca ritrovata nel sottoscala di qualche velodromo in Groenlandia.

Scatto Italiano

violato il tabù: il testimonial della bici sta fumando.

Il grande merito di Scatto Italiano, in questo caso, è di riuscire a mettere insieme qualità del prodotto con un sapiente posizionamento di mercato che, se non altro, sta facendo parlare di loro, mentre il resto della concorrenza si limita a produrre bellissime biciclette nella speranza che questo basti a conquistare nuovi clienti.

Se la strategia pagherà nel lungo periodo non è dato saperlo, ma per adesso sembra funzionare.

Commenti

6 Commenti su "Raccontare il telaio: quando la qualità non è abbastanza"

  1. wiguzz25 ha detto:

    Legor e Ferriveloci sono conosciuti, mi dispiace che non ne abbia mai sentito parlare, però il paragone tra scatto italiano e pegoretti è eccessivo, oggettivamente, i signori di scatto italiano stanno cavalcando un’onda, come dice dr adre sono intermediari di assemblatori senza nessuna conoscenza nel campo, fanno tutto per rivendere un prodotto qualsivoglia ad un prezzo osceno facendolo passare sotto una finta alta qualità e pregiata fattura.

  2. Angelo ha detto:

    Paolo quello che scrivi vale oro. Le aziende che comprendono l’importanza del raccontarsi sono quelle che hanno ed avranno successo nel futuro.
    Chi non concorda o non vuol comprendere l’importanza del raccontarsi, si comporta come chi non crede alla legge di gravità. Liberissimo di non crederci…provare per credere… :)

  3. Ste ha detto:

    Insomma, l’importante è sapersi vendere e raccontare storie… un modo di pensare che speravo legato ai 20 anni appena trascorsi.

  4. dr.adre ha detto:

    Ma come si fa a parlare di telaisti, di artigiani, di arte, di poesia, di Pegoretti e poi finire a parlare di scatto italiano, assemblatori, anzi intermediari di assemblatori che vendono biciclette anonime a prezzi gonfiatissimi sperando nel ricco e ignorante pollo di turno da spennare?? Volete parlare di giovani artigiani, che fanno veramente biciclette da zero, che si sono messi in gioco imparando l’arte del telaista e intraprendendo questo duro e sporco lavoro? Fate un articolo su Legor e Ferriveloci, Brescia e Milano, nuove leve del telaismo su misura, quello fatto di sudore acciaio e cannello….

    1. Paolo Pinzuti ha detto:

      Caro dr.adre, tu cogli esattamente il punto: come dice il titolo e il resto del mio post “la qualità non basta”, bisogna anche saperla raccontare e metterla in bella forma. Scatto Italiano c’è riuscito e per questo si meritano tanti complimenti.

      Legor e Ferriveloci, non li conosco e non ho dubbi sulla loro bravura, ma sono in grado di parlare di se e di far parlare di se? Il punto è questo. Fare un articolo su di loro? Per dire cosa? che fanno delle bellissime bici? Certo, fanno bellissime bici come tutti i telaisti italiani. Per essere sul mercato oggi serve una storia da raccontare. Loro una storia da raccontare ce l’hanno?

      Dario Pegoretti dice che il marketing non può inventare la passione, ma neppure la passione da sola basta se è muta.

  5. Pietro ha detto:

    Le foto della Cantina sono a Conversano, città di uno degli autori di Scatto Italiano. Da quel luogo partono anche le ciclopasseggiate di Ciclammino Conversano.

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