Business

Parliamo di prezzi delle bici (parte 1)

Parliamo di prezzi delle bici (parte 1)

Anche quest’anno, come di consueto, sono andato a Eurobike, la fiera di riferimento del mondo della bici. Girare tra gli stand è sempre un piacere perché, oltre a vedere le diverse novità e a captare l’energia, si incontrano i vari personaggi che hanno fatto la storia, il presente e il futuro di questo settore.

Tra uno stand e l’altro, una presentazione di prodotto e una consacrazione dell’ennesima novità non nuova, sono incappato nello stand di Bixxis, marchio artigianale portato avanti con orgoglio e maestria da Doriano De Rosa e sua figlia Martina. Doriano è un uomo di poche parole, un uomo di acciaio e titanio come le biciclette che produce con le sue mani intelligenti, saldandole e fresandole una a una. Un brianzolo vero, in questo: uno che parla poco e fa tanto.

Abbiamo parlato di come vanno le cose, delle fiere e così via. Nel frattempo i miei occhi continuavano a cadere su una bicicletta meravigliosa: telaio in titanio, freno a disco, passaggio cavi interno, manubrio integrato in carbonio. Pura pornografia.

Gli ho chiesto informazioni è lui, dritto al punto mi ha detto: “Si chiama Bagarre HC, l’abbiamo montata con il nuovo Super Record a 13 velocità, manubrio Spirit di Columbus, ruote Speed Fulcrum. È praticamente tutta made in Italy”. Ho provato un brivido lungo la schiena: non sono un patito delle bici da corsa, ma quando vedo una cosa bella non riesco a rimanere indifferente.

E poi mi riecheggiava nelle orecchie quella frase “è praticamente tutta made in Italy”.

“Il prezzo?”, gli ho chiesto.

“Così come la vede” – Doriano De Rosa è forse l’unico dell’industria della bicicletta che dà ancora del Lei non per creare distacco, ma per dimostrare rispetto – “viene attorno ai 14.000 euro”.

Quattordicimila euro.

Ora, quattordicimila euro sono un sacco di soldi.

Sono un anno di stipendio di uno che lavora dal MacDonald’s. Ma, senza offesa per chi fa lavori umili, la Bagarre non è una bicicletta per tutti, è una bicicletta che costa una follia perché un titanio con passaggio cavi interni è di per se una follia ed è adatto solamente a qualcuno innamorato a tal punto della bellezza da essere disposto a spendere quella cifra per un oggetto di arte. In Titanio. Con il passaggio interno dei cavi.

Ho spostato gli occhi e c’era una gravel, più il mio stile. Questa volta in acciaio e ho chiesto informazioni: “Questa si chiama Fronda, monta un Ekar a 13 velocità, ruote Fulcrum Rapid Red, reggisella in titanio. Montata così costa intorno ai 6.300 euro. Chiaramente il prezzo poi dipende dal tipo di montaggio”. Dice.

“Perché solo il telaio quanto costa?”, chiedo

“Il kit telaio di questa – che include telaio, forcella, serie sterzo e reggisella in titanio – costa 2.950 euro”.

Ora, anche in questo caso si parla di soldi veri ma, fermi tutti, stiamo anche parlando di biciclette fatte a mano da uno dei pochi che lo sa ancora fare e che non produce una bicicletta a cui poi tu ti devi adattare attraverso una visita biomeccanica, ma ti prende le misure e ti realizza una bicicletta addosso, come un sarto della tradizione napoletana che ti misura, ti chiede dove porti il “difetto”, ti dà del voi, ti fa scegliere il tessuto mentre il garzone ti serve il caffè con una sfogliatella. Un’esperienza e una qualità finale che non può essere minimamente paragonata a un abito che compri in un negozio di marca in un outlet fuori dall’autostrada.

Però, tenendo fermo a mente il parallelo con il mondo dell’abbigliamento sartoriale vs. industriale, quanto saremmo stupiti di sapere che un abito su misura in molti casi costa meno di un abito di marca realizzato in modo industriale?

Beh, il mondo della bici è così: un kit telaio da 2.950 euro è un prezzo che per molto tempo è stato considerato normale per un telaio monoscocca in carbonio prodotto a Taiwan in serie e marchiato altrove per farlo sembrare più nobile. E chi è stato alla fiera della bicicletta di Taipei sa esattamente di cosa sto parlando. Gli altri possono guardare la foto sottostante presa da un ecommerce qualsiasi.

La domanda è quindi: come è possibile tutto questo? Come è possibile che un abito di alta sartoria fatto su misura costi più di un abito prêt-à-porter?

Credo che la risposta sia un mostro a due teste.

La prima testa è il contenuto del prodotto: quando uno compra una bicicletta di un marchio prestigioso, oltre ai costi di produzione, di ingegnerizzazione, di prototipazione, trasporto, distribuzione e commercializzazione, uno deve sostenere anche i costi del marketing. Cioè una parte dello stipendio del campione che usa quella bicicletta e che va in fuga apposta per farla vedere al pubblico. Questo, in altri termini significa: se vuoi usare la bicicletta del campione del mondo devi pagare un prezzo premium. Mentre se compri la bicicletta prodotta da un telaista la quota di marketing che devi sostenere è molto vicina allo zero.

La seconda testa è il lavaggio del cervello di cui ci siamo stati resi responsabili noi media del settore del ciclismo. Poiché noi viviamo con la vendita della pubblicità alle aziende di bici, abbiamo tirato loro la volata e abbiamo raccontato che se vuoi andare in bici ti serve una bici leggera che un tempo era in alluminio, poi è diventata in carbonio e la devi sostituire ogni due anni. E nessuno ha mai alzato un ditino per dire che una bicicletta più leggera rischia di essere più fragile, meno guidabile, più scomoda, più pericolosa e meno duratura. Voi consumatori ci avete creduto e questo ha aumentato la domanda di telai industriali in carbonio e, come da manuale di economia, questa attività ha spinto i prezzi verso l’alto.

Questo per quanto riguarda i telai, nella prossima parte di questa serie di articoli, parliamo anche di componenti.

Commenti

  1. Andrea ha detto:

    Il problema è che pochissimi comprano in base alle loro esigenze e quasi tutti in base a suggestione. Ogni tipo di utilizzo ha le sue priorità: comfort, semplicità di gestione e manutenzione, economicità di esercizio, affidabilità, peso, rigidezza, aerodinamica e chi più ne ha più ne metta, hanno ordine di importanza ben differente tra ventenni e sessantenni, cavatappi della domenica e agonisti rifiniti, cicloturisti compassati e sprinter più o meno improvvisati, fondisti da 15.000 km/anno e kamikaze da 800. Questo sia per i telai che per le meccaniche e l’accessoristica. Detto per inciso, quanti se ne vedono che comprano dei Super Record o dei Dura Ace e poi sostituiscono con catene, corone, pignoni del Chorus o dell’Ultegra perchè i consumabili top di gamma costano uno sproposito e durano niente?
    Personalmente (70 anni, da 40 in bici, mai corso, quest’anno 13.000 km) ne ho provate tante per tornare al vecchio Columbus Max d tanti anni fa e farmi un nuovo acciaio SL su misura: comodi, affidabili, semplici. Chi mi parla di carbonio, gli sego il telaio in due per il lungo!! Vi infliggo qualche aneddoto…
    1) Al Salone del Ciclo e Motociclo (non era ancora EICMA) del 1993 ho assistito a un dialogo surreale.
    Un agonista della domenica pomeriggio massacrava timpani e …altro (…!!) a un tecnico della Campagnolo, chiedendo se fosse meglio per le amatoriali dotarsi di Super Record o se bastava un Record. Il poveretto, esaurita la pazienza, lo ha preso da parte e lo ha ammaestrato: “Dovrei dirle il Super Super Super Record, io vendo gruppi…però nessuno è mai andato forte con un cambio. Parta da quanti soldi ha e si metta bene a posto con il telaio, che quello fa la differenza. E non parlo del peso, parlo di misure e tubi giusti. Se avanza qualcosa, investa nelle ruote. Non in Shamal o altro da milioni, due bei cerchi rigidi e scorrevoli tipo i Mosca (36 raggi, 35.000 lire cadauno) e recupera ancora qualcosa. Poi si compra il cambio con quello che resta, e vedrà che migliora…
    2) Anni addietro ho conosciuto Billato (noto e importante telaista veneto), ciacolando gli ho detto che equipaggiavo la bici con un Campagnolo Centaur 3×10 e mi ha detto che era già un lusso, il miglior rapporto qualità prezzo – con funzionalità di alto livello – si aveva con il Veloce 3×10.
    Ognuno è libero di vederla come vuole, certo che il sapere bene cosa si sta facendo fa risparmiare un sacco di soldi, fatica e mal di c..o!!

  2. Stefano ha detto:

    Faccio solo presente che le bici da corsa le fanno di tutti i prezzi. Si puo’ scegliere. Il problema di molti è che vorrebbero la bici top di gamma ma non vogliono spendere e quindi si lamentano. Questo da sempre …

  3. Andrea ha detto:

    Buonasera, scrivo questo, perché appunto ho 53 anni e vado in bici da sempre, a scuola al lavoro, dappertutto ogni giorno, estate, inverno,pioggia, neve, ghiaccio, usando vari tipi di bici, da corsa, Mountain, etc, qualcuno potrà dirmi ma perché non usi l’auto? me l’hanno detto in molti, andare in bici mi piace, mi rilassa, mi fa sfogare quando sono arrabbiato, fa insomma parte di me.
    Ora non mi dilungo, le biciclette costano, quelle che usano i professionisti, lo sanno tutti, costavano già molti anni fa’, circa 35 si parlava di 8, 10 milioni di lire, e non parlo di quelle da crono, ed erano solo nei sogni delle persone comuni, o chi correva nei dilettanti.
    Stupirsi oggi per i costi delle bici non serve a nulla, degli ingaggi degli atleti, dei telai, della componentistica, abbigliamento, i costi nel mondo di oggi aumentano così come il ciclismo, tralasciando, il mondo E bike.
    Dipende tutto da quanta disponibilità economica si ha, questo vale per il ciclismo, come per altri sport, se non puoi permetterti una determinata cosa, ti devi adattare al livello economico alla tua portata, e questo vuol dire comperare una bici usata, il problema semmai è trovare vicino a casa un vero meccanico che nel retro casa, tratta bici usate nelle competizioni che gli atleti cambiano per passare ad altra bici, che sappia consigliarti cosa vada bene per il tuo fisico, e per l’uso che devi farne, oppure sconsigliati, non certo andare per negozi.
    Concludendo una bici da 15 Milà euro, non costa tanto, come un caschetto da 300, se puoi permettertelo, se fai equitazione un cavallo costa, se paragonato a una bicicletta da gara anche professionistica molto di più, se gareggi, te ne servono 2, 3 o più, a meno che come nel ciclismo sei forte allora la bici o il cavallo te lo danno e non è tuo.
    Un saluto a tutto il mondo bici.

  4. Vittorio ha detto:

    Alla buon’ora che anche qualcuno tra i media cominci a fare mea culpa. Avanti così, si guadagna in credibilità

  5. Spinoza ha detto:

    mah, telai con tubi tondi, come trent’anni fa, anche no

  6. Riccardo ha detto:

    Finalmente un pezzo (non prezzo…) onesto. Finora non ho fatto che leggere articoli dove “si è vero, costano tanto, ma l’ingegnerizzazione, i materiali top, la ricerca tecnologica…”. Ma quale ricerca tecnologica. I telai industriali in carbonio sono tutti uguali: bellissimi, (inutilmente) leggerissimi, scomodissimi per i più, e fatti con lo stampino. E non valgono quello che i costruttori chiedono. Allora perché? Perché il mondo dei cicloamatori è molto particolare, e sono tanti quelli che fanno rate per sfoggiare l’ultima top di gamma col gruppetto della domenica … E’ la legge della domanda e dell’offerta, bellezza. Ma credo che i signori Trek, Cannondale, Specialized (ma pure Pinarello e Colnago) abbiano iniziato a tirare troppo la corda.

  7. Giuseppe ha detto:

    Sempre le solite critiche sui prezzi alti che ammazzano lo sport…
    ma andatevi a leggere le biografie dei grandi campioni anche quelli recenti, quasi tutti di umili origini non hanno certo avuto bisogno di mezzi cosi` per farsi notare dalle squadre sportive.
    E` cosi’ per tutti gli sport, se hai passione e dedizione la tua bici la trovi in un modo o nell’altro.

    Cordialita`

  8. stefano ferraro ha detto:

    Decathlon. Decathlon. Decathlon. Tutta la vita.

  9. Marco ha detto:

    Pura follia, le aziende con 1 pezzo guadagnano come con 10 di prima senza fare magazzino e personale inferiore, date un’occhiata al bilancio Colnago x esempio, cosi si ammazza il ciclismo e il relativo vivaio giovanile, si fa di uno sport di massa uno sport d’elite.

  10. Gianluca Scarpa ha detto:

    la faccio breve… le biciclette da corsa COSTANO una follia ! Avanti così si avrà l’ effetto “prugna secca” ci si rinsecchisce in particolare dalla base cioè i giovani che invece dovrebbero essere avvicinati al ciclismo. con bici da 8-19-12k€ le comprano prevalentemente i “vecchi” ! Avete voluto trasformare un attrezzo umile ecologico che tutti potevano accedere senza grosse differenze tra mezzi a finte macchine super tecnologiche com prezzi assurdi . Basta vedere la storia dei freni rim brake e i freni a disco . considerando poi che nella bicicletta e solo il telaio l’ elemento distintivo di un marchio , perché tutto il resto è un pul di aziende ristretto che fa delle , gruppi,ruote. In una moto e con 10k€ se ne comprano di buone il produttore deve fare il telaio, produrre il proprio motore ( sicuramente più complicato di un gruppo da bicicletta) prodursi le ruote … Voi della stampa in questa situazione avete una grossa responsabilità nell’ assecondare e giustificare questo stato🤔

  11. Roberto ha detto:

    Sono un profano, l’articolo è per me molto interessante, considerazioni molto intelligenti. Mi affascina il mondo delle biciclette perché è sbalorditivo come ad un mezzo così semplice, da più di un secolo immutato nella sua concezione, si possa applicare così tanta tecnologia

  12. Luca ha detto:

    come tante “cose”al giorno d’oggi ci vengono spinte per poterle vendere di più o meglio…sta a noi decidere.
    certo é che in molti si sono presi delle bici ben superiori per l’utilizzo finale, magari solamente più per esibirla che utilizzarla🙄.

    in ogni caso lo stile e l’ unicità di un prodotto artigianale non è paragonabile ad uno industriale… ciò non vuol dire migliore o peggiore,ma semplicemente diverso.

  13. Hans ha detto:

    Quando a sera torno dal lavoro, do sempre un occhiata al locale bici. L’occhio cade sui bei telai, sullo loro congiunzioni, sul difficile rapporto, forcella, piantone sterzo e telaio. Alcuni richiedono una ricerca in rete per capire, dove è chi li ha fatti.
    Lascio ad ognuno di loro una barretta e un gel per rifocillare il loro proprietario, che il giorno seguente salirà la Tremola o Novena o scenderà a sud per cercare il Lucomagno, lo Spluga o il San Bernardino. Ogni tanto mi fermo a bordo strada, al bar per sentire la loro giornata. Se non é al primo sguardo e dopo poche parole che abbini lo splendido telaio a chi lo pedala.
    Da noi non si vive ancora di bici, ma la bici ne sta facendo un posto migliore.
    Saluti dal Gottardo.

  14. Franco ha detto:

    Forse vado off topic ma per avvalorare l’ultima parte dell’ articolo ci aggiungo anche i negozianti.A quasi cinquant’anni volevo iniziare con la bdc ma, anche se su internet si trovano bici in alluminio, a Roma ho girato svariati negozi e ti prendono per matto, anche per chi vuole iniziare propongono bici in carbonio da almeno duemila euro che onestamente per chi vuole andarci un paio d’ore la domenica mi sembra troppo

I commenti non vanno online in automatico ma vengono prima letti e moderati dalla redazione: la loro pubblicazione di norma avviene nei giorni feriali tra le 9 e le 18.
I commenti che non rispettano queste linee guida potranno non essere pubblicati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *