“Se la buca è a centro strada niente risarcimento al ciclista”

30 Settembre 2015

La sentenza n. 18865 del 24 settembre 2015 della Corte di Cassazione rischia di creare un pericoloso precedente per chi pedala, insidioso quanto una buca che non si riesce ad evitare e provoca una rovinosa caduta dalla bici. La sentenza della Terza Sezione Civile può essere riassunta così: “Se la buca è a centro strada niente risarcimento al ciclista” che dovesse malauguratamente incapparvi. E così – dopo l’assurdo caso della signora di Sandrigo “multata per incapacità” dai vigili per aver perso il controllo della sua bici a causa del manto stradale dissestato – la Suprema Corte emette una sentenza da annoverare negli Annali dell’ampia letteratura “La colpa è dei ciclisti”.

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La sentenza depositata consta di dodici cartelle e riporta per filo e per segno circostanze, luoghi e fatti degli eventi occorsi che sono stati esaminati e valutati per formulare la decisione. Il ricorso in Cassazione, terzo grado di giudizio, era stato fatto dai familiari di un ciclista (poi deceduto tra un ricorso e l’altro per altre ragioni, visto che i tempi della giustizia in Italia sono quello che sono…) in seguito alla caduta dalla bici a causa – a loro dire – di una buca presente sul manto stradale.

Nella fattispecie, la buca era di dimensioni ridotte e presente al centro della strada e, anche se nel tratto di strada dove si era verificato l’incidente erano in corso dei lavori per conto del Comune, il resto della carreggiata era in buone condizioni e perfettamente percorribile. Però non era stata fornita alcuna prova che il ciclista fosse transitato proprio nelle immediate vicinanze delle buca, che tradotto in giuridichese suona così: “motivazione petitoria ed insufficiente sul punto deciso e controverso ex. art. 360 comma 1 5) c.p.c. relativo alla circostanza che…”, e via argomentando.

Resta il fatto che i giudici della Corte di Cassazione hanno rigettato il ricorso ribadendo che l’onere della prova spetta al danneggiato, in questo caso il ciclista che avrebbe dovuto fornire la prova del nesso causa-effetto tra la cosa in custodia (la bicicletta) e il danno subito (la caduta) cagionate a suo dire dalla buca (di responsabilità del Comune). In assenza di questa prova il ricorso dei familiari del ciclista è stato rigettato, così come il risarcimento richiesto, e i ricorrenti sono stati condannati a pagare anche le spese legali.

Ma questa sentenza crea un pericoloso precedente perché la Cassazione mette nero su bianco che “la concreta possibilità per l’utente danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo occulto vale ad escludere la configurabilità dell’insidia”, come a dire che il ciclista caduto in una piccola buca a centro strada non è stato diligente e non ha fatto di tutto per evitarla, come se la fosse andata a cercare.

E, ancora: “Si rileva infatti che il difetto del manto stradale è ubicato al centro della strada, cioè in una zona nella quale non è ragionevole presumere il transito di un ciclista, a meno di particolari circostanze di traffico”. Quindi in buona sostanza secondo la Cassazione chi non pedala tenendo la destra lo fa a suo rischio e pericolo e in caso di cadute difficilmente potrà rivalersi sul Comune su cui insiste la strada.

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