10 motivi per mollare il lavoro e partire per un lungo viaggio in bici

9 Febbraio 2016

Da quando nasciamo fino al momento della pensione, ci sentiamo in qualche modo costretti a seguire un percorso predeterminato. Ci sono i nostri genitori che ci insegnano la buona educazione e i valori, poi la scuola che ci insegna a leggere, scrivere e a fare di conto, poi i vari sport che ci insegnano la disciplina e lo spirito di abnegazione, poi l’ambiente lavorativo che ci insegna a obbedire al capo anche se questo è un poco di buono.

In qualche modo, sembra quasi che, per tutto il corso della nostra esistenza, siamo costretti a seguire un copione in cui non possiamo intervenire in cui si prevede massima dedizione alla scuola per poter riuscire a trovare un buon lavoro, poi massima dedizione all’azienda per riuscire a fare carriera, comprarsi una casa, mettere su famiglia e mantenere i propri figli e, infine, per godersi i frutti del proprio lavoro durante il periodo della pensione.

tempo sprecato

Solo che, mentre a qualcuno questo percorso può sembrare il perfetto coronamento delle proprie aspirazioni, ad altri l’idea di percorrere la propria vita seguendo dei binari prestabiliti può creare un profondo senso di disagio, tanto più se, come avviene di questi tempi, le premesse del copione si rivelano, invece privi di fondamento.

Ecco perché, dunque, 10 buoni motivi per cui mollare il lavoro e tutto il resto per partire per un lungo viaggio in bicicletta può essere la soluzione migliore da intraprendere.

1. Mettere in ordine le proprie idee.

“Lavora, produci, consuma, crepa” recitava una canzone di protesta degli anni ’80. Solo che, mentre seguiamo questo percorso, spesso ci dimentichiamo di noi stessi, delle cose veramente importanti e dei sogni che volevamo realizzare quando eravamo bambini. Prendersi un periodo sabbatico consente proprio di rivedere la propria vita: quello che era, quello che è, quello che sarà e, invece, quello che potrebbe essere se interrompessimo i circoli viziosi che ci costringono a vivere in funzione del lavoro che svolgiamo e non viceversa.

“Viviamo tutti sotto il medesimo cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte.”

2. La pensione non arriverà mai

Allo stato attuale, per andare in pensione bisogna aver compiuto 66 anni e 7 mesi o, in alternativa, aver maturato un’anzianità contributiva di 41 anni. Secondo alcune proiezioni, invece, i nati negli anni ’80 dovranno lavorare fino a 75 anni per potersi concedere il meritato riposo. Capito? Se oggi ne avete 30, dovrete aspettare altri 45 anni per godervi la vita e fare ciò che più vi piace, nella speranza di essere ancora vivi, di non soffrire di demenza senile e di riuscire a tenere ancora la pipì e la pupù. Non vale la pena, piuttosto, prendersi una pausa adesso per assaporare il gusto della vita invece che aspettare quando sarà troppo tardi?

3. I cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici sono un dato di fatto innegabile. Questi andranno di pari passo con l’innalzamento dei livelli degli oceani e quindi con la scomparsa di luoghi meravigliosi che hanno le ore contate. Ci sono luoghi che se non li vediamo adesso, non li vedremo più perché scompariranno. Tocca darsi una mossa.

4. Sviluppare nuove competenze.

La nostra società è fatta di rituali e il nostro ruolo nella società è proprio quello di celebrare la nostra funzione, con il risultato che, lentamente, smettiamo di imparare perché operiamo per abitudine, facendo quello che abbiamo sempre fatto, nel modo in cui l’abbiamo sempre fatto. Interrompere questa routine e partire per un viaggio ci può portare a prenderci il tempo per imparare cose nuove: si possono imparare nuove lingue, oppure a scrivere, o a maneggiare una macchina fotografica e i software di fotoritocco, a riparare le biciclette o, nel caso in cui si decida di fermarsi per un po’, a fare il formaggio, a costruire case o qualunque cosa ci possa interessare.

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5. Avere nuove storie da raccontare.

“Beh, che c’è di nuovo?” È difficile rispondere a questa domanda se la tua vita è fatta della solita routine lavoro-famiglia-palestra-escursioni nel fine settimana. Nella migliore delle ipotesi ci sarà la storia divertente capitata in metropolitana o la rabbia dell’ultimo provvedimento ingiusto del governo. Al limite qualche esperienza particolare durante le ferie, ma le cose veramente straordinarie avvengono nel momento in cui usciamo dall’ordinario. Vi ho mai raccontato di quella volta in cui sono stato ospitato a casa di un agente dei servizi segreti israeliani? Forse è meglio che non ve la racconti…

“Preferisco morire di passione che di noia.”

6. Il mondo non è così brutto come lo raccontano.

Avete guardato il telegiornale ieri sera? Ci avete fatto caso? Metà delle notizie riguardano guerra, distruzione, rapine, furti e stupri, omicidi, attentati terroristici, invasioni barbariche, corruzione e malasanità. La restante metà sono di gossip, sport e pubblicità travestita da notizia. Se uno desse retta ai media, sembrerebbe quasi che il mondo là fuori sia proprio così, che basta mettere la testa fuori dall’uscio perché questa venga mozzata e lasciata come monito ai vicini sul pianerottolo di casa. Il fatto è che questo non è vero! I giornali e i TG parlano di sangue e delinquenza perché sangue e delinquenza sono ciò che lascia le persone incollate allo schermo e quindi aumentano il valore degli spazi pubblicitari. Le persone là fuori sono proprio come noi: belle e oneste, pronte ad aiutare, tolleranti e disponibili al confronto. Ho fatto decine di viaggi in bicicletta in paesi musulmani: nessuno mi ha mai torto un capello e nessuno ha mai preteso che io cambiassi di una virgola il mio modo di essere. Anzi, mi sono quanto mai trovato in imbarazzo a dover rifiutare i continui inviti a pranzo, cena, colazione e pernotto avanzati da perfetti sconosciuti.

7. Imparare a vivere con poco.

Quanto serve per essere felici? C’è chi dice che servano 2.000 € al mese, chi dice che servano ancora più soldi e chi dice che i soldi non facciano la felicità. Una cosa è certa: più guadagniamo più spendiamo e più abbiamo bisogno di soldi. Partire per un lungo viaggio in bici significa fare il conto con la frugalità, rinunciando al lusso e stando attenti all’essenziale. C’è chi con una spesa di circa 10 € al giorno ha fatto il giro del mondo e ha scoperto che i momenti speciali della vita non si comprano coi soldi e che vestiti di marca, l’ultima tecnologia, le automobili con l’arbre magic, etc. sono cose molto seducenti, ma che ci distraggono da ciò che è veramente importante. Quanto vale una serata con un amico davanti a un fuoco? Quanto vale un pomeriggio passato a passeggiare su una spiaggia? Quanto vale fare l’amore sotto le stelle in un prato dove non c’è nessuno? Ma soprattutto, quanto costano? Niente.

8. Conoscere persone interessanti.

Vivere all’interno del proprio quartiere o paesino significa avere a che fare con persone che sono sempre un po’ uguali a sé stesse e che ci danno sicurezza perché rispondono esattamente come ci si aspetta alle varie fasi della vita evitando accuratamente di mettere in discussione l’ordine costituito. Abbandonare il proprio luogo di origine e la propria zona di comfort ci permette di incontrare persone nuove tra le quali, statisticamente, si nascondono persone estremamente interessanti che incontreremo difficilmente se continuiamo a starcene rinchiusi nel nostro tran tran quotidiano fatto di casa&lavoro.

9. Mettersi alla prova.

“Scommettiamo che prendo la bicicletta e arrivo fino a Pechino?”. Questa è una frase che, chiunque la pronunciasse, genererebbe reazioni contrastanti nel proprio interlocutore che possono essere di incredulità, stupore, meraviglia o cinismo. Provate a dirvi la stessa frase e verificate la vostra reazione. Ce la potete fare, oppure no? C’è solo un modo per saperlo: inforcare la bici e partire. E non importa che il punto di arrivo sia Pechino, Timbuktu o Vertemate con Minoprio. Quello che importa è porsi un obiettivo e raggiungerlo. Dopo essere arrivati a Pechino in bicicletta attraversando catene montuose e deserti, pensate ancora che ci siano cose impossibili da realizzare?

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10. Ripartire da capo.

Fare un lungo viaggio significa trovarsi spesso da soli con sé stessi a pensare, quell’attività che nella vita quotidiana ci viene negata dalle contingenze del momento: finire il lavoro, pagare le fatture, pulire il bagno, ritirare i vestiti in lavanderia, etc. E quando hai mollato tutto per partire per un viaggio significa chiedersi cosa succederà alla fine di questa esperienza. Pedalata dopo pedalata ci si rende conto dei propri limiti e dei propri punti di forza, di quello che c’è e di quello che manca, di quello che serve e di quello che non serve, di quello che vogliamo e di quello che non vogliamo fare. Questa prospettiva può sembrare sconcertante perché dà un senso di vertigine, ma è il punto di partenza migliore per rimettere in discussione tutto e per riformulare la propria vita, non secondo i canoni prestabiliti da altri, ma secondo il desiderio di realizzare i propri sogni. Esiste niente di più bello?

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