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Dario Fo e quella sua passione per la bicicletta

News • di 14 Ottobre 2016

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Il primo amore non si scorda mai e quello di Dario Fo per la bicicletta è stato grande ed è durato tutta la vita. L’eclettico Premio Nobel per la Letteratura – autore, attore, giullare, pittore e persona curiosa di sperimentare -se n’è andato ieri a 90 anni dopo un’esistenza dedicata all’arte nelle sue molteplici sfaccettature. In una delle sue ultime interviste, andata in onda su Radio1 nella trasmissione ExtraTime, Dario Fo ha raccontato la sua grande passione per la bicicletta, a cominciare dall’adolescenza: “È stato un lungo sogno: quando io ero ragazzo pochissimi avevano la possibilità di avere, soprattutto alla mia età, io avevo 14 anni, una bicicletta propria da usare, leggera, con la quale magari riuscire a scavalcare una montagna ed essere veloci. E potersela prendere in braccio, meglio: in spalla la bicicletta per attraversare dei luoghi dove non si poteva naturalmente andare con le ruote”.

E per riuscire ad avere una bici tutta sua, il giovane Fo aveva deciso di mettersi a fare ritratti agli angoli delle strade per raccogliere la cifra necessaria ad acquistarla: “A 14 anni ho cominciato a far ritratti un po’ dappertutto: mi mettevo in una via dove c’era un passaggio di persone con un biglietto ‘faccio ritratti’. Ho fatto centinaia di ritratti e questo mi ha dato la possibilità di raccogliere dei fondi, però non erano sufficienti. E, commosso, un mio zio – che aveva saputo della mia fatica e soprattutto della mia idea di comprarmi una bicicletta facendo ritratti – mi ha detto ‘per il resto ci penso io’. E il giorno dopo a casa mia sulla scala c’era una bicicletta”.

La passione per la bicicletta cresce negli anni e Fo segue le sfide tra Coppi e Bartali e gli altri grandi corridori dell’epoca: “Dopo aver sognato e amato una bicicletta e con la bicicletta naturalmente i grandi corridori come Bartali e tutti gli altri – non li sto a nominare – io ero veramente entusiasta delle loro grandi, grandissime invenzioni e soprattutto vittorie”.

Coppi e Bartali

In anni più recenti, la frequentazione della città di Cesenatico gli fa incontrare e conoscere da vicino Marco Pantani, di cui diventa amico: “Pantani era un mio vicino di casa: abitava vicino a casa mia a Cesenatico. L’ho conosciuto, gli ho parlato tante volte: era timido, certe volte aveva difficoltà ad esprimersi proprio per la sua timidezza. Era veramente un grande campione. Trovo che la sua punizione e come lo hanno liquidato è molto pesante e alla fine era frutto di una specie di odio, di rancore verso di lui”.

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Fo denuncia il clima di ostilità che si era creato intorno alla figura di Marco Pantani, dopo quel maledetto giorno a Madonna di Campiglio, l’inizio della fine: “Si è agito con una crudeltà, con una mancanza assoluta di cultura: non capire che è la società che ha creato questo tipo di situazione portando una persona alle stelle e poi lasciandola da sola e poi a un certo punto anche beffandosi di lui, umiliandolo, mortificandolo e portandolo alla solitudine e alla mancanza di sostegno degli amici e soprattutto dei tifosi”.







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