Bike to Ikea? Pessima idea…

20 Dicembre 2016

Su Bikeitalia ho letto due resoconti di due diversi “viaggi” verso negozi Ikea in bici – a Milano Carugate e a Roma Anagnina – entrambi poco piacevoli. C’è un loro negozio anche nel mio Comune, San Giuliano Milanese, e visto che hanno fatto una bici decido di andare a vedere questo loro nuovo prodotto, che dopo aver letto diverse recensioni sulla carta mi sembra interessante. E decido di andarci in bicicletta.

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Vado sul sito del negozio per avere eventuali indicazioni per raggiungerlo pedalando e ho subito un indizio inquietante: nella sezione “come raggiungerci” si parla solo dell’auto e dei mezzi pubblici, nessuna menzione della bicicletta. Cominciamo male.

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Eppure il negozio dista solo 4 km dalla cittadina di San Giuliano, da cui transita il passante ferroviario Lodi-Saronno, e che quindi è raggiungibile, magari con un cambio, praticamente da tutta la provincia milanese.

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Controllo anche il meteo: 5°C, 96% di umidità, insomma nebbia e tanto freddo! Ma siccome ogni condizione atmosferica è adatta a un giro in bici mi armo di cappellino di lana e guanti, accendo la luce posteriore in modalità “lampeggio isterico” e parto nel primo pomeriggio.

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Il primo tratto mi porta dalla stazione, tramite un sottopassaggio, a una bella ciclabile
, ottenuta dedicando alle bici metà della carreggiata della statale, comunque poco battuta dalle auto. Lo scenario è suggestivo, la campagna lombarda immersa nella nebbia, e dopo pochi minuti arrivo all’Abbazia di Viboldone, un piccolo gioiello medievale, un luogo a dir poco suggestivo. Purtroppo superata la chiesa la strada che ho percorso si immette sulla Statale 164, che devo percorrere per scavalcare la tangenziale e arrivare alla zona industriale.

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Qui, prima di arrivare al negozio della catena svedese si passa attraverso una decina di grossi negozi: elettronica, gommista, accessori casa, e anche un bel negozio di bici, che in quel contesto però appare incongruo.

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Io ne approfitto per passare dai parcheggi davanti ai negozi invece che sulla Statale.
Ancora poca strada, piena di buche, e da condividere con mezzi pesanti e auto e finalmente arrivo a destinazione. Qui trovo il solito ampio, anzi enorme parcheggio, sia esterno che coperto, ma pensato come sempre solo per le auto. Per le bici soltanto la solita, desolante rastrelliera “a scolapiatti”, quella su cui puoi legare solo la ruota, che altri frequentatori di questo sito hanno giustamente definito “la preferita dai ladri”.

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Mi accorgo che sono uscito senza catena e decido di tornare a casa: l’analisi della Sladda, il nome della bici ikea (ma non era più semplice chiamarla BIKEA?) sarà per la prossima volta. Ma sono sicuro che non tornerò in bici. Devo affrontare ancora l’orrida provinciale, da dividere con mezzi autorizzati a sfrecciare a 70 km orari e senza la minima corsia di emergenza: viaggio tra la striscia che delimita la carreggiata e le sterpaglie, una fettuccia di asfalto larga 10 cm, e non mi sento per niente a mio agio.

Per fortuna raggiungo di nuovo la strada ciclabile che passa davanti all’Abbazia, attraverso il bel paesaggio rurale, tra cascine e campagna, e ciò mi fa dimenticare la pessima esperienza. In pochi minuti sono alla stazioncina di San Giuliano, raggiungo la banchina senza scendere dai pedali e dopo un minuto arriva il trenino del passante ferroviario S1 Lodi-Saronno. Ho sempre in tasca il biglietto e allora decido di saltare su al volo per fare altre foto.

08_di-ritorno-sul-marciapiedi

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Il passante ferroviario è un ottimo mezzo di trasporto, perfetto per la mobilità intermodale. A differenza della metropolitana le stazioni sono al livello del suolo, senza ostacoli, tornelli, scale o ascensori, il cui uso con una bici non pieghevole può diventare complicato. Inoltre le carrozze di testa e coda sono pensate per le bici e le carrozzine: si sale con una pedana e si raggiunge un unico spazio libero, i sedili sono disposti non in fila come sulle altre carrozze ma lungo le pareti, sotto i finestrini, e sono del tipo ribaltabile, quando non sono occupati restano chiusi, liberando spazio. In pochi minuti raggiungo l’altra stazione del mio Comune e scendo.

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Nel sottopassaggio trovo un bel murale con la scritta “La poesia sei tu”: metterci sotto la bicicletta e fare una foto è stato un gesto spontaneo!

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Pochi minuti e rientro a casa, convinto a tornare presto a visitare l’Abbazia di Viboldone, ma anche a non voler più rischiare su quella strada provinciale. Buone pedalate a tutti!

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