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L’anatomia del fenicottero e la bicicletta

News, Rubriche e opinioni • di 20 febbraio 2017

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Una soluzione semplice a un problema complesso: come mezzo di trasporto la bicicletta accorcia le distanze nelle percorrenze urbane, disegna nuovi percorsi ampliando la rete percorribile anche alle aree verdi e a quelle pedonali, contribuisce a ridurre il traffico e le emissioni inquinanti rendendo di fatto più vivibili i territori che attraversa. Ogni volta che sentiamo parlare dei benefici della bicicletta non possiamo fare a meno di pensare a queste evidenze e al fatto che la scelta consapevole di pedalare in Italia si scontra ogni giorno con un contesto sfavorevole, quando proprio non apertamente ostile.

La straordinaria modernità di un mezzo come la bici – che proprio quest’anno compie 200 anni – risiede anche nei molteplici usi che se ne possono fare: praticamente ciascun mestiere ha avuto o ha ancora la “sua” bici (dall’arrotino al pompiere, dal postino al fornaio) ma è di questi giorni la notizia che è stato presentato il primo prototipo di una bici-ambulanza di nome Flamingo (in inglese “fenicottero”) nata dalla tesi di laurea di una studentessa del Politecnico di Milano, Marta Alice Fattorossi, che l’ha poi progettata e realizzata insieme con il Prof. Francesco Trabucco.

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Un’invenzione che è stata pensata e realizzata in Italia con maestranze locali – Fratelli Doniselli, Bi Art e Renesto Telai – e il supporto di SIT (Social Innovation Teams, una comunità di innovatori e imprenditori sociali) per dare una risposta ai problemi quotidiani di trasporto-malati in una zona rurale dell’India e che si candida a diventare la bici-ambulanza dei Paesi in via di sviluppo, grazie ad alcune caratteristiche peculiari. La struttura può essere collegata a qualsiasi bicicletta e consente a chi sta pedalando di monitorare costantemente il paziente trasportato. Flamingo ha anche tre modalità – sidecar, carriola, barella – che consentono di venire incontro a diverse necessità a seconda delle esigenze, rendendo il mezzo versatile e adattabile.

Il gancio di attacco dell’ambulanza alla bici e la ruota collassabile che consente le varie trasformazioni rappresentano due tratti distintivi di Flamingo ma il punto di forza del progetto – oggi prototipo e domani riprodotto là dove serve – risiede nel fatto che può essere costruito direttamente nei Paesi in via di sviluppo dando lavoro a personale locale in grado di assemblare e riparare i tubi di acciaio di cui è fatto. Marta Alice Fattorossi sta realizzando un manuale di istruzioni molto semplice e con tante figure, “in stile Ikea”, per consentire a chi ne ha bisogno di costruirsi la propria bici-ambulanza: un progetto senza fine di lucro protetto a questo scopo da un brevetto del Politecnico di Milano.

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La molla che ha spinto alla creazione di questa bici-ambulanza è stata la necessità di dare una risposta semplice a un problema complesso, cioè trasportare malati al più vicino ospedale in zone del mondo in cui le strade asfaltate scarseggiano e il mezzo di trasporto più adatto per muoversi è la bicicletta. Un’invenzione che ora è diventata realtà, con un prototipo made in Italy che sarà preso a modello e replicato nelle periferie del mondo da artigiani locali: la bici-ambulanza-fenicottero ha spiccato il volo.

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