Se lo Stato non salva i ciclisti

24 Aprile 2017

SALVAICICLISTI_Roma_Scarponi
Se tutti rispettassero le regole della strada, i limiti di velocità e le precedenze il numero di ciclisti investiti e uccisi in bicicletta sarebbe prossimo allo zero: invece in Italia negli ultimi 10 anni 3.000 ciclisti sono usciti in bici e non hanno più fatto ritorno a casa. La notizia dell’omicidio stradale di Michele Scarponi l’ho appresa dalla radio sabato mattina mentre stavo per uscire in bici da corsa: un brutto colpo, durissimo. Perché non si può continuare a morire così, non è giusto, non è accettabile: la retorica che “andare in bici è pericoloso” è una mistificazione, la realtà è che ci sono troppe auto e troppe persone che pensano di poterle guidare senza prestare la dovuta attenzione. La probabilità di provocare incidenti è direttamente proporzionale alla velocità e al livello di disattenzione, l’uso del cellulare al volante contribuisce ad aumentare il rischio.

Un’infografica vale più di un lungo discorso
e ha il pregio di essere al tempo stesso sintetica ed efficace: lo è certamente quella che ha postato sul suo profilo Twitter “València en Bici”, un collettivo di ciclisti urbani che è attivo dal 1990 e si batte per migliorare la vivibilità delle strade.

VELOCITA_UCCIDE

L’immagine è stata realizzata dall’attivista Julian basandosi su dati statistici reali e viene mostrata visivamente la potenzialità omicida di un’auto in base alla sua velocità: in caso di impatto a 15 km/h la probabilità di causare morti è dell’1 per cento; raddoppiando la velocità e portandola a 30 km/h il rischio di investimenti mortali decuplica, arrivando al 10 per cento; aumentando di altri 15 km/h la velocità e arrivando a 45 km/h la percentuale sale di quattro volte, attestandosi al 40 per cento; un impatto a 55 km/h è mortale nel 90 per cento dei casi. “Le multe non risuscitano i morti: chiediamo città 20 e 30 adesso!”, così recita il messaggio in calce all’illustrazione.

In Italia il limite di velocità in ambito urbano è di norma 50 km/h
e mediamente non viene neanche rispettato: il nostro è il Paese di chi brucia il semaforo, di chi sorpassa a destra, di chi tira sul rettilineo e poi inchioda in curva, di chi considera le strisce pedonali un inutile scarabocchio che rallenta la sua corsa, di chi non vede un ciclista e lo investe come se fosse una cosa normale, invece è una tragedia. Che si ripete ogni anno, per 250/300 volte.

L’uccisione di Scarponi ha riacceso i riflettori su una vergogna senza nome
: la Riforma del Codice della Strada è ferma in Senato dal lontano ottobre 2014 e solo a novembre 2016 è approdata in Commissione Lavori Pubblici, ma mancando un anno alla scadenza naturale della legislatura il tempo potrebbe non essere sufficiente per portarne a compimento l’iter. La strage quotidiana sulle nostre strade non è considerata dai governanti come un’emergenza nazionale: in fondo si tratta di incidenti, “cose che capitano”, “buche killer”, “tragiche fatalità”, ma intanto si continua a morire o, meglio, a essere uccisi in un contesto stradale dove la prepotenza del mezzo più forte ha la meglio sul più fragile. Chi è Stato?

I funerali di Michele Scarponi si terranno domani, martedì 25 aprile, alle ore 15:30 nel Palazzetto dello Sport di Filottrano. Intanto ieri sera a Roma l’Associazione #Salvaiciclisti ha organizzato un flash mob ai Fori Imperiali per ribadire ancora una volta la necessità e l’urgenza di rendere le strade più sicure per chi pedala: un’iniziativa estemporanea che riapre il fronte della mobilitazione verso il 28 aprile, quinto anniversario della grande bicifestazione ai Fori Imperiali. Le istanze di #Salvaiciclisti le aveva abbracciate anche Michele Scarponi, come testimonia un’immagine scattata al Giro d’Italia 2012: 5 anni fa, una vita fa. La sua. La nostra.
Michele_Scarponi

Lascia un commento

Ultimi articoli

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi il meglio della settimana via mail.

Iscriviti