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Giubbini catarifrangenti: renderli obbligatori non ha ridotto gli incidenti

News • di 28 Marzo 2018

Nel 2010 è stato introdotto l’obbligo di uso di giubbini catarifrangenti per i ciclisti in alcune condizioni di scarsa visibilità; secondo un’analisi statistica degli incidenti l’impatto di questa legge è stato nullo.

giubbetto riflettente

Non tutti lo sanno, ma dall’ottobre 2010 per chi va in bici è obbligatorio indossare giubbetti o bretelle catarifrangenti nelle gallerie (sempre) e nelle strade extraurbane (quando è buio).

Il senso comune direbbe che rendersi più visibili può aiutare a non farsi investire dagli automobilisti. Ma è stato questo il risultato della legge? Da quando è stata introdotta, gli incidenti che coinvolgono le bici sono diminuiti?

L’analisi statistica dei dati

Gabriele Prati dell’Università di Bologna ha condotto un’analisi statistica dei dati ufficiali Istat sugli incidenti che hanno coinvolto i ciclisti fra il 2001 e il 2015.
Il risultato è espresso perfettamente in una frase che traduciamo dall’originale inglese: “L’introduzione della legislazione non ha prodotto alcun effetto, né nel breve periodo né nel lungo periodo”.
Il numero di incidenti che ha visto coinvolte le bici non è cambiato in modo statisticamente significativo; né è cambiata la percentuale di incidenti che coinvolgono le bici sul totale.

Perché questo risultato?

Lo studio si limita a far notare che l’impatto della legge è stato nullo. Il ricercatore non può giustamente dire nulla di scientifico sulle cause alla base di questo risultato.
Possiamo provare a fare alcune ipotesi:
-è possibile che la legge non sia stata rispettata da un numero rilevante di ciclisti
-è noto che le cause principali di incidenti sono velocità eccessiva delle auto e distrazione di chi le conduce: un giubbetto può fare poco di fronte a questi fattori
-è possibile che i giubbini abbiano avuto un impatto positivo mitigato dall’aumento di altri fattori negativi (primo sospettato: lo smartphone alla guida, fattore che dal 2010 a oggi è sicuramente divenuto più pesante).

++ Aggiornamento articolo, 9 aprile 2018 ++
Riportiamo le parole del dottor Prati che ci ha inviato questa precisazione:
“Per precisione, mi permetto di aggiungere che non è uno studio dell’impatto degli aiuti visivi dei ciclisti sul numero di incidenti, ma è valutazione degli effetti (sul numero di incidenti) di una legge che ha introdotto l’obbligatorietà dei dispositivi ad alta visibilità per i ciclisti (dopo il tramonto e prima dell’alba). Lo dico perché lo studio non esclude che i dispositivi ad alta visibilità possano essere utili in tal senso. Per esempio, è possibile che non lo siano se ci si limita “solo” ad approvare una legge senza dedicare risorse a informare (es. social marketing) e controllare (es. enforcement). Sono consapevole che, in assenza di altri dati, questa è solo una delle spiegazioni tra le altre riportate nell’articolo. Lo dico perché non vorrei che i risultati dello studio portassero i lettori a concludere (banalizzando/semplificando) che “tanto non servono a niente”
++ Riprende l’articolo originale ++

Farsi notare quando è buio è importante e consigliato. È triste notare però quanto sia diffuso, anche a livello legislativo, questo atteggiamento di colpevolizzazione delle vittime, per cui se io ti investo con la mia automobile in qualche modo te la sei cercata. È un atteggiamento diffuso anche in altri settori, non solo in quello della mobilità.
Siamo convinti che far rispettare le regole di sicurezza (limiti di velocità e divieto di uso di smartphone prima di tutto) da parte di chi ha la responsabilità di condurre un veicolo pericoloso come una automobile avrebbe un impatto molto maggiore sulla sicurezza di tutti: pedoni, ciclisti e automobilisti.







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