Roma: se il CONI è contro le biciclette

20 Aprile 2018

Non è facile, o almeno non lo è per me, immedesimarsi nello stato d’animo di chi appartiene ad una minoranza discriminata, oppure ad un gruppo considerato socialmente debole: disabile, migrante, omosessuale, una donna o una persona di colore. Sono tante le minoranze o i gruppi dentro cui può capitare di trovarsi.

Sono un bianco europeo, maschio, godo di buona salute, vivo nella città in cui sono nato e sono eterosessuale e non mi era mai capitato di vivere sulla mia pelle la frustrazione della discriminazione.

Mi è capitato invece di essere minoranza arbitrariamente vessata all’interno del Centro di Preparazione Olimpica del CONI, in via dei Campi Sportivi a Roma, mentre accompagnavo mio figlio a fare sport.
CONI

La vicenda è banale.

Come sempre, siamo entrati nel centro sportivo dall’ingresso pedonale posteriore. Tutti arrivano qui in automobile e lo stesso centro sportivo è un enorme parcheggio. Anche io ho il permesso di entrare in automobile perché accompagno un bambino di età inferiore ai 10 anni. I dipendenti del centro, gli atleti, e i genitori che accompagnano i tantissimi bambini che frequentano il centro possono circolare in automobile all’interno del centro. Io e Leo andiamo sempre in bicicletta. E’ l’unico modo che abbiamo per arrivare puntuali per la lezione di scherma dopo l’uscita da scuola. Frequentiamo il centro da quasi due anni. Per tutti ormai siamo “quelli con la bicicletta”.

Questa volta è andata diversamente. Siamo stati fermati dal personale di sorveglianza che ci invitava ad uscire: non è consentito entrare con le biciclette. Dopo i vari “ma come, sono due anni etc etc” decido di non accettare questo cambiamento. Mi rifiuto di uscire dal centro, invito Leo a preseguire da solo a piedi per non fare tardi alla lezione e chiedo di parlare con la direzione.

Mi portano in direzione.

Lì inizia un colloquio surreale che scelgo di non riportare perché mi rendo conto che, non avendo a disposizione una registrazione, qualsiasi cosa io scrivessi potrebbe molto facilmente essere interpretata come una diffamazione del mio interlocutore che era, ricordo, la Direzione del Centro di Preparazione Olimpica del CONI.
CONI
Però potete immaginarlo. Tutto quello che conoscete come luogo comune socialmente diffuso sull’inevitabilità dell’auto, lì assumeva lo status di prescrizione codificata in un sistema di regole. Una specie di incubo orwelliano.

In più posso parlare delle mie sensazioni ed è di questo che volevo parlare.

Mentre ero lì e discutevo ero molto calmo e tentavo in ogni modo di essere costruttivo e di ragionare. Terminato il colloquio, mi è scesa invece addosso una grandissima rabbia. La sensazione è quella di essere un uccello in gabbia con interno enormi sbarre. Hai appena lo spazio vitale per muovere braccia e gambe ma non puoi muoverti. Chi è fuori può colpirti, sbeffeggiarti, umiliarti in ogni modo e tu sai che non è giusto ma non puoi fare nulla. Sei impotente. Sai materialmente impotente, potresti anche gridare, sbattere i pugni, darti fuoco, ma questo non cambierebbe una virgola.

Essere impotente e sotto il completo dominio di un potere arbitrario.

Questo mi è capitato di pensare per essere entrato in bicicletta dentro il Centro di Preparazione Olimpica del CONI.

Ed è anche per questo che sabato 28 aprile sarò a Roma per la Bicifestazione

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