Il governo del cambiamento alla prova dell’auto

20 Novembre 2018

Con 62 auto ogni 100 abitanti, l’Italia è il paese europeo con il più alto tasso di motorizzazione.

Questo numero non si traduce solo in un inquinamento estremamente elevato, ma anche in un traffico tentacolare che usurpa spazio alle persone nelle città, che vieta ai bambini il diritto di giocare in strada, che nega agli adulti il diritto a disporre del proprio tempo e ai mezzi pubblici di arrivare in orario.

È in questo contesto che il governo del cambiamento ha lanciato una proposta che riporta le lancette indietro fino al 1997 quando, con la legge 30, lo Stato Italiano introdusse per la prima volta il concetto di rottamazione delle automobili usate.

Ministro per le attività produttive era Pier Luigi Bersani.

Oggi, a distanza di 21 anni, il governo del cambiamento ha deciso di prendere di petto la questione trasporti (che d’altronde è una delle 5 stelle) e di introdurre nella prossima legge di stabilità degli incentivi alla rottamazione delle vecchie auto Euro 0, 1, 2 e 3 a favore di motorizzazioni meno inquinanti o elettriche.

L’enorme congestione e il disagio sulle strade italiane di questi anni sono figlie di queste decisioni: mentre il resto d’Europa puntava sul trasporto pubblico, sulla bicicletta e sulla pedonalità, la nostra classe dirigente aveva deciso di far pagare alle generazioni future il sostentamento delle aziende automobilistiche nostrane che, incassato l’obolo, ci avrebbero presto salutato trasferendo all’estero quartier generale e attività produttive.

Nel corso della scorsa legislatura i parlamentari 5 stelle hanno spesso partecipato a convegni e conferenze dedicati alla mobilità in bicicletta, hanno realizzato viaggi studio all’estero per imparare dagli Olandesi come organizzare un sistema di trasporti, hanno sottoscritto la “dieta del traffico” proposta da FIAB e oggi, alla prova dei fatti, il massimo che riescono a produrre sul tema è una pallida imitazione di Bersani con un esborso di denari pubblici per convincere gli Italiani a comprare automobili elettriche (che non vengono neanche prodotte in Italia).

Lo fanno per l’ambiente, dicono, ma qui sembra di essere di fronte alla definizione del concetto di follia che dava Albert Einstein: “fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi”.

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