Quello che il simulatore di bicicletta del Mit non insegna

6 Dicembre 2018

Pochi giorni fa sono rimasto incuriosito da un comunicato stampa pubblicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: “Educazione stradale: arriva il simulatore di bicicletta del Mit”. Memore di una campagna ministeriale sulla sicurezza stradale di qualche tempo fa – non felicissima nella parte rivolta ai ciclisti – ero davvero curioso di conoscere più nel dettaglio quale fosse il messaggio veicolato da questo strumento didattico rivolto principalmente ai ragazzi ma utilizzabile anche dagli adulti. Ora che ho avuto modo di approfondire, ho la netta sensazione che il simulatore – prodotto dalla Toccafondi Multimedia Srl e acquistato dal Mit per 7.800 euro – comunichi un preciso messaggio rivolto a chi pedala: “Comportati bene sulla strada, rispetta le regole e non ti succederà niente”. Questa è la mia opinione e sono aperto al confronto, ma credo sia utile argomentarla.

Il simulatore di bici in questione era presente alla manifestazione “Job & Orienta”, diretta all’orientamento scolastico e professionale, che si è tenuta a Verona dal 29 novembre all’1 dicembre: “L’utilità di questo strumento tecnico didattico sarà quella di supporto negli eventi e nelle manifestazioni cui partecipa la Direzione Generale per la Sicurezza Stradale del Ministero. Il simulatore potrà inoltre essere portato nelle scuole durante le lezioni che il Mit regolarmente svolge sulla cultura della sicurezza stradale”, come viene spiegato nella nota ministeriale.

La realtà simulata prevede “una serie di situazioni impreviste con le quali spesso gli utenti delle due ruote sono costretti a confrontarsi”, come sostiene il Mit: guardando i video-test ci si accorge che il mondo ricreato dal simulatore propone una realtà ideale che difetta di realismo. Il “normale percorso cittadino” che si vorrebbe ricreare manca di tutta una serie di elementi di disturbo nemici di chi pedala: il traffico motorizzato massiccio e caotico è pressoché assente, salvo qualche rara auto a cui bisogna prestare attenzione negli incroci e nelle svolte; il manto stradale è perfetto e privo di buche, neanche un pixel fuoriposto (situazione idilliaca e francamente irreale, vista la condizione di molte ciclabili). Non ci sono tombini da schivare né vetri su cui è possibile bucare: una virtualità molto poco reale. Le piste ciclabili, poi, sono pensate come circuiti in cui potersi muovere in sicurezza ma “se pedali sulla strada devi prestare attenzione ai mezzi a motore”.

SIMULATORE BICI "GUIDA TU" by Toccafondi Multimedia from Toccafondi Multimedia on Vimeo.

La visione in soggettiva, con la bicicletta proiettata sullo schermo che avanza a seconda del ritmo della pedalata, ipersemplifica per forza di cose la realtà: ma pedalare (“guidare la bicicletta” è un’espressione troppo di derivazione motoristica per i miei gusti, ndr) rappresenta un’attività complessa in cui le sfumature sono importanti. Dosare la frenata tra l’anteriore e il posteriore per evitare di far impuntare la bici di colpo ed essere disarcionati è una cosa che s’impara solo dal vivo; così come distribuire i pesi del corpo a seconda delle pendenze e dei carichi, per evitare di sbilanciarsi; per mantenere l’equilibrio bisogna fare i conti con moltissime variabili che nel simulatore non vengono prese in considerazione.

Un altro aspetto, a mio avviso sostanziale, riguarda la considerazione che si evince dal microcosmo ricreato in questo simulatore, a partire dalle “dotazioni di sicurezza” del ciclista: indicare come giusto montare uno specchietto retrovisore sul manubrio, indossare un giubbino catarifrangente e mettere il caschetto suggerisce che non farlo sia sbagliato, ma secondo il codice della strada né specchietto né caschetto sono obbligatori e il giubbino catarifrangente è obbligatorio indossarlo solo in determinate condizioni (dal tramonto all’alba e in galleria). Il messaggio che si trae dal contesto – questo sì pericoloso per chi pedala – è che se non si indossano elementi di protezione passiva e si resta vittima d’incidente in fondo in fondo “se la sia andata a cercare”. Mescolando consigli con prescrizioni a mio avviso non si fa chiarezza, ma anzi si rischia di confondere chi si approccia alla bicicletta con informazioni parziali e talvolta fuorvianti.

Per finire, il sistema per segnare il punteggio di chi utilizza il simulatore s’ispira alla patente a punti, sì quella per i mezzi a motore: su questo documento virtuale il bambino che partecipa alla simulazione si vede decurtati i punti per mancate precedenze agli stop e collisioni con i mezzi a motore (e pazienza se nella collisione lui ha avuto la peggio, per fortuna solo nella realtà proiettata sullo schermo).

La Toccafondi Multimedia sul portale “Guida Tu” presentando il prodotto scrive: “Viviamo in un mondo altamente competitivo e sempre più privo di regole, nel Simulatore di Guida Professionale Bici ci si può spostare, si può andare veloci, si può vincere una gara ma solo se si rispettano le regole e in caso contrario si viene severamente sanzionati e tutto questo è altamente educativo. Come ben sanno tutti gli esperti ed educatori, essendo i ciclisti utenti deboli della strada, devono conoscere la segnaletica ed i pericoli in quanto gli incidenti sono per loro più pericolosi”.

Solo io vedo in questo simulatore uno strumento didattico prescrittivo per chi pedala basato sul concetto “errore = sanzione” dove “se sbagli ne paghi le conseguenze”? Una mentalità da cui derivano corollari e perle che leggiamo ogni giorno sui social come “i ciclisti possono salvare il mondo anche se pedalano sulla destra”, “devi pedalare sulla ciclabile!” e “dovete andare in fila indiana!”. Ma purtroppo, nella vita reale, i comportamenti aggressivi degli altri che mettono in serio pericolo l’incolumità di chi pedala non puoi disattivarli con un click né annullarne le conseguenze rispettando per filo e per segno il Codice della Strada quando sei in sella e speri solo di tornare vivo a casa, che il prossimo a cadere non sia proprio tu. E questo il simulatore di bicicletta del Mit non lo insegna.

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