Milano, città delle auto e contro le persone

14 Dicembre 2018

Milano è la capitale morale d’Italia, quella città in cui può succedere qualunque cosa: ti può capitare di passeggiare per strada e incontrare un attore famoso di Hollywood mentre fa shopping, ma è anche la città in cui ti può capitare di aspettare l’autobus e di essere investito e ucciso da un SUV “impazzito”, oppure di essere schiantati da un “pirata della strada” mentre si va al lavoro in bicicletta.

Sono cose che capitano a Milano e chi ci vive lo sa.

Sono cose che capitano perché Milano da sempre si propone come capitale mondiale della moda e le dive americane vengono in via Montenapoleone a svuotare le proprie carte di credito.

Sono cose che capitano perché Milano è la città in cui da decenni si permette agli automobilisti di fare tutto ciò che vogliono: la sosta illegale è tollerata ovunque, la rilevazione delle velocità non è prevista se non in due o tre autostrade urbane, il possesso dell’automobile privata non è mai messo in discussione.

Per intenderci, secondo un recente studio della società TRT, chi utilizza l’automobile a Milano ha il 97% di possibilità di parcheggiare in sosta vietata e di non ricevere alcuna sanzione.

Sempre per intenderci, Milano è la città in cui si può attraversare qualunque incrocio della città anche con il semaforo rosso perché i semafori non sono dotati di telecamere di rilevamento delle infrazioni.

E sempre per intenderci, Milano è la città in cui le piste ciclabili costano 3 volte di più che nel resto di Italia, ma poi queste si interrompono prima delle intersezioni lasciando chi pedala in mezzo al traffico veicolare, il tutto perché è meglio non sottrarre spazio alle automobili.

E sempre per il principio di non sottrarre spazio alle automobili, a Milano le ciclabili vengono fatte nei parchi, attorno ai parchi e dove non danno fastidio a chi va in macchina, ma sempre e comunque togliendo spazio ai pedoni che sono assediati dalle auto e dai motorini privati e, da qualche tempo, anche dalle biciclette e scooter in condivisione.

E se a chi si muove in automobile a Milano è consentito sempre tutto e il codice della strada non viene applicato, prima o poi finisce che qualcuno esagera e si sa che quando l’uomo con l’automobile esagera, l’uomo senza automobile fa una brutta fine.

Ma per fortuna che all’assessorato alla mobilità hanno una buona dose di lacrime di circostanza da sfoggiare quando succede il fattaccio. Come fa l’assessore, Marco Granelli, che ha commentato la morte dei due ragazzi citati dicendo: “A chi è in strada chiediamo sempre rispetto delle regole e attenzione”.

Perché a Milano la politica impone ai deboli un clima di violenza e sopruso, ma poi “chiede” ai forti di comportarsi bene. Perché a Milano la politica si vanta delle zone 30 pagate dalle associazioni di volontari, mentre svende le piazze alle multinazionali del caffè o della tecnologia.

Io da cittadino milanese non posso fare altro che provare vergogna per quella minusola chiosa “Che queste giovani vite spezzate aiutino ciascuno a fare il proprio dovere e a lavorare per una città più a misura di persona”. E mi chiedo: quando sarà il turno del Comune di Milano fare il proprio dovere per far rispettare le regole e ridisegnare le strade con competenza?

La domanda è ovviamente retorica, perché a Milano ci sono 51,8 auto ogni 100 abitanti, quel 51,8% vota ed è meglio non contrariarlo troppo.

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