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Mille miglia in bicicletta, appunti di viaggio

Diari • di 9 Gennaio 2019

Riceviamo e pubblichiamo dal nostro lettore Paolo Fornetti un minidiario di viaggio delle sue pedalate nel 2018

Da ragazzo andavo molto in bicicletta. Partivo ogni pomeriggio, che fosse un piccolo giro nel quartiere di Torino dove abitavo, o lunghe pedalate nelle colline del Roero dove passavo le vacanze, la bicicletta è stata per anni il mio mezzo di trasporto e di divertimento.

Poi sono diventato adulto (almeno di età): ho cominciato a lavorare, ho messo su famiglia, sono arrivati i figli e per mille motivi, non ultimi alcune questioni familiari piuttosto serie, l’auto è diventata la regina dei miei spostamenti.

Ora di anni ne ho 52, i figli sono grandi, gli spostamenti possono diventare un po’ più lenti: alcuni anni fa mi sono imposto di tornare a utilizzare la bicicletta per i tragitti quotidiani.

Complice un piccolo giro cicloturistico che mi sono regalato per i 50 anni, ho cominciato a utilizzare la bici per andare e tornare dal lavoro e a documentarmi sull’uso della bici come mezzo per gli spostamenti quotidiani. Fra le cose che ho letto non posso non citare Bikeitalia.it, ricco di articoli davvero preziosi su come usare la bici e su come trovare le motivazioni per continuare a pedalare, che in qualche modo ha contribuito alla mia piccola riduzione nell’uso dell’auto.

Risultato: per il 2018 mi sono dato l’obiettivo di percorrere 1.600 chilometri. Anzi, per essere precisi, 1.609: declinati più poeticamente come “1000 miglia”, ricordo di un’epoca in cui le auto gareggiavano lungo l’Italia, ma la gente, quella normale, si muoveva in bicicletta e l’auto non aveva la diffusione esagerata di oggi.

Lo so, per un “pedalatore seriale” 1.600 chilometri sono pochi, ma io oscillavo fra i 400 e i 500: quadruplicare l’uso della bici mi pareva un obiettivo ambizioso, ma non irraggiungibile.

In fondo, non ho scuse: da casa al lavoro percorro 15 chilometri, di cui 11 su pista ciclabile. Ho la possibilità di lavarmi e di cambiarmi, e di lasciare la bicicletta in un posto sicuro. E poi, se la sorte mi avesse fatto nascere ad Amsterdam o a Copenhagen, mi muoverei senza dubbio in bicicletta, quindi non vedo perché non potrei farlo qui in Italia. Con il “bonus” di godere ogni mattina e ogni sera di piccole bellezze del panorama che in auto mi perderei.

Risultato: alla fine di ottobre 2018 è stata una grande soddisfazione vedere l’app del cellulare che segna i fatidici 1.609 chilometri, mille miglia passate sotto le mie ruote. L’auto continua a coprire molti dei miei spostamenti, ma in media ho usato la bici una volta a settimana per venire al lavoro (che vuol dire 20% di carburante e di CO2 in meno), e mi sento incredibilmente orgoglioso di veleggiare oltre i 1.800 chilometri a fine anno.

Ora devo pensare al futuro all’obiettivo 2019, accidenti. Certo, l’auto sarà ancora importante per i miei spostamenti, ma senza dubbio posso ancora modificare qualcosa nelle mie abitudini e ridurre un po’ le emissioni dei miei trasporti. Perché la terra “non è un’eredità dei nostri padri, ma un prestito dei nostri figli”.







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