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Fabio Wolf, che combatte la sclerosi multipla a colpi di pedale

News, Rubriche e opinioni • di 4 Novembre 2019

Ci sono persone che con la loro forza di volontà riescono a motivare anche gli altri: a mettersi in gioco, a rischiare, a viaggiare in bicicletta coprendo migliaia di chilometri in autonomia. A fare tutto questo anche se di mezzo c’è una malattia come la sclerosi multipla, perché se non ti poni limiti il tuo orizzonte è il mondo e la tua strada la decidi solo tu, giorno per giorno. La figura di Fabio Wolf, al secolo Fabio Guglierminotti, racconta di tutto questo e di molto altro ancora.

Ho conosciuto la storia di Fabio sui social, perché molte testate avevano scritto dei suoi viaggi e dei suoi progetti associando all’articolo l’immagine di una carrozzina: niente di più sbagliato, perché lui non solo viaggia in bicicletta ma è la dimostrazione vivente che anche chi soffre di sclerosi multipla può riuscire a farlo in autonomia. E quindi, perché quella foto della carrozzina? “Clickbait, pietismo, ignoranza”, ha denunciato lui con un post su Facebook:

Spero di incontrare presto Fabio, perché parlandoci al telefono ho avuto l’impressione di conoscerlo da sempre. Ripercorre la sua storia: “Ho sempre fatto sport: thai boxe e pugilato a livello agonistico. Nel 1994, a 16 anni, il primo viaggio in bicicletta in Costa Azzurra”. L’accento torinese e il timbro squillante rendono il suo racconto molto cadenzato, lui si muove in bici da sempre: “Ho avuto la macchina per due anni ma poi l’ho rottamata perché non la usavo mai”.

Viaggetti giovanili in solitaria in bici, come in Corsica nel 2001, poi nel 2008 le prime avvisaglie della malattia e la diagnosi di sclerosi multipla arriva ad aprile 2011: cure preventive, interferone. Una botta psicologica non facile da affrontare, soprattutto quando hai tutta la vita davanti e una notizia del genere può buttarti al tappeto. Ma Fabio no, lui è abituato a incassare i colpi a testa bassa senza abbassare la guardia per poi ripartire al contrattacco. E così ha fatto. A colpi di pedale.

“Dal 2013 grazie al cambio della terapia ho potuto riprendere a viaggiare in bici: un farmaco in pastiglia lo puoi portare sempre con te”, mi dice. Restava l’appuntamento ogni 28 giorni per l’esame del sangue approfondito da fare all’Ospedale delle Molinette (sotto la supervisione della Dottoressa Paola Cavalla, responsabile del Centro Sclerosi Multipla presso il reparto di Neurologia,ndr), ma questo non gli ha impedito di partire dalla sua città, Torino, per arrivare molto lontano.

Ripercorrendo le tappe dei suoi viaggi si coprono distanze notevoli: 2013 Torino-Barcellona, 2014 Torino-Amsterdam, 2015 Biarritz – Cammino di Santiago – Siviglia, 2016 Sardegna, 2017 Barcellona – Gibilterra – Tarifa. E poi arriva il 2018 dove anche Fabio, nonostante la sua resilienza, deve prendersi una pausa forzata dai viaggi: ricoverato per tre mesi per problemi vari (ipertiroidismo e prostatite acuta) e sottoposto a un mese di fiosioterapia per la riabilitazione funzionale con onde d’urto radiali per la sua spasticità alle gambe. Ma poi riprende a pedalare ancora.


aida

Il 2019 ha pedalato da Trieste a Patrasso, poi è arrivato in nave a Venezia e si è rimesso in sella fino a Vicenza, poi in treno fino a Milano e a pedalare per Monza, Vercelli con l’immancabile arrivo nella sua Torino: 2.107 chilometri pedalati in 21 giorni. Una media di 100 chilometri al giorno, superiore a quella di molti cicloviaggiatori che con sé oltre a tutto il necessario per viaggiare non hanno la zavorra di una malattia neurodegenerativa con cui devi convivere.

L’equipaggiamento di Fabio è molto completo, per cicloviaggiare in autonomia: “Una mountain bike Ghost, 6 borse su portapacchi e telaio, 3 litri d’acqua. Come pedali uso quelli flat con i pin, perché quelli con gli attacchi non posso usarli per via della spasticità alle gambe”. E tra le tante belle cose che la strada gli ha insegnato c’è anche questa: “Riscopri l’umanità, ti rendi conto che le persone non sono poi così male…”, e nel dirlo si commuove. Lui nonostante la sclerosi multipla fa 10 mila chilometri l’anno in bicicletta e non ha perso il sorriso: al telefono non lo vedo, ma traspare dall’inflessione della voce quando mi parla dei suoi prossimi progetti.

E poi c’è la bici, che l’ha aiutato tantissimo contro la malattia: “Ho una mentalità da pugile: per me è un match, lo devo vincere io. La bici aiuta la testa e le gambe, grazie alle endorfine anche l’umore resta alto. Poi c’è il contatto con la natura e la bici non è traumatica, puoi scegliere a quale velocità andare e dosare le forze”.

Cicloviaggi in giro per il mondo, ma anche attenzione per il suo territorio a cui è legatissimo: “Sto cercando di organizzare un giro per Torino sulle ciclabili per promuovere gli spostamenti in bici nella mia città”. E poi mi spiega il nome del suo blog: 160 centimetri è l’altezza che ha il mio sguardo quando sono in bici: un nuovo punto di vista, un mezzo che mi dà emozioni uniche e un’identità forte. Ho voluto espormi per portare avanti progetti per raccogliere fondi per le cure su gofundme.com/160cm. La bicicletta ha un’anima: una bici non ti tradisce”. Buona strada Fabio Wolf, che esplori il mondo dal sellino con lo sguardo a 160 centimetri.







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