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Lettera aperta al Ministro dell’Interno sulla sicurezza stradale

News, Rubriche e opinioni • di 7 Gennaio 2020

Gentile Dottoressa Lamorgese,

Negli ultimi due giorni sono state investite e uccise dieci, dico dieci, persone investite da persone che hanno utilizzato in modo sconsiderato la propria automobile. Avevano tutte meno di 25 anni: sette sono morte in Alto Adige, due ragazze nelle Marche falciate fuori da una discoteca e un ragazzo in Emilia Romagna, dove l’automobile è stata addirittura utilizzata come arma per un regolamento di conti. E poi ci sono Gaia e Camilla, 16 anni, che hanno lasciato la vita sulla strada in Corso Francia a Roma prima di Natale.

Il compito del suo ministero, ci tengo a ricordarlo, è essere “garante dello sviluppo di una società moderna, della sicurezza del cittadino, della tutela dell’incolumità e delle libertà individuali garantite dalla Costituzione, contro la criminalità comune e organizzata” e, diciamolo francamente, in questo momento non sta riuscendo molto bene.

La strada nel nostro paese è un luogo pericoloso e ritengo che lei che ha il controllo delle forze di polizia e di controllo del territorio abbia il dovere istituzionale di intervenire per porre fine a questa assurda mattanza che colpisce più di ogni altro i giovani di questo paese.

Sui giornali si è parlato in abbondanza di alcool killer, di incoscienza del guidatore, magari anche di qualità dell’infrastruttura stradale, spesso di pedoni sconsiderati, alle volte di efficacia della legge sull’omicidio stradale, ma mai di politiche per la prevenzione e il controllo.

Mi è capitato anche di leggere la sua dichiarazione di ieri, quella in cui annuncia di voler effettuare “un monitoraggio periodico sulle cause e sulle dinamiche più ricorrenti dei sinistri anche al fine di orientare in maniera specifica iniziative da svolgere sui territori”, idea encomiabile, ma che, ancora una volta, rimanda a data da destinarsi la soluzione del problema, mentre sulle strade il cittadino resta in balia di se stesso e di chi ha il mezzo più potente.

È che il tempo degli studi e delle valutazioni è terminato: abbiamo tutte le informazioni che servono. Esistono migliaia di studi di ogni livello che spiegano perché si verificano certi fenomeni e come fare ad arginarli. Oggi è il momento delle decisioni e delle scelte perché queste morti assurde che si piangono in Italia, altrove sono retaggio di un passato ormai remoto. Per citarle un esempio su tutti, Oslo nel 2019 ha registrato un solo morto sulle strade (uno che si è schiantato da solo contro un muro). Questo perché sono state implementate politiche opportune, “disarmando” i cittadini e controllando accuratamente quelli ancora armati, attraverso la creazione di aree interdette al traffico, rilevamenti di velocità e presidio del territorio, affinché a nessuno venga in mente di mettersi alla guida dopo aver alzato il gomito.

Queste politiche opportune nel nostro paese non esistono, forse perché si è troppo impegnati a fare e disfare la propaganda sulla sicurezza nazionale dettata da questo o quel partito politico per dimenticarsi invece della realtà dei fatti: che ogni giorno nel nostro paese ci sono 10 morti e 663 feriti a causa della violenza stradale, che la violenza stradale è la prima causa di morte per i ragazzi del nostro paese, quelli a cui poi chiediamo di non espatriare.

Credo che sia arrivato il momento che lei e il suo governo iniziate a fare qualcosa di concreto in questa direzione perché questo è il suo dovere: occorre aumentare le sanzioni e i controlli verso chi guida sotto effetto dell’alcool, di sostanze stupefacenti o dell’ebbrezza del telefonino, occorre aumentare i rilevamenti di velocità senza paura di essere impopolari, occorre riformare un codice della strada che è stato pensato e scritto per garantire la totale impunità al soggetto forte sulla strada.

Il 23 febbraio si terrà a Roma una manifestazione per la sicurezza stradale: sarà l’occasione per presentare a lei e al suo governo le rimostranze di quei cittadini che non hanno più voglia di essere bersaglio di qualcuno troppo superficiale per utilizzare con perizia un mezzo tanto pericoloso come un’automobile.

Mi auguro nel frattempo che lei e il suo governo vogliate presentare un piano di azione ai vostri concittadini e non l’ennesimo studio che confermerà quanto già sappiamo.

Con immutata stima, le auguro buon lavoro.







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