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Smog, diesel, blocchi del traffico e danza della pioggia

News, Rubriche e opinioni • di 15 Gennaio 2020

Puntuali, in questo periodo tornano i blocchi del traffico: il livello di smog nelle grandi città ha raggiunto picchi elevati e si corre ai ripari limitando la circolazione dei mezzi a motore più inquinanti e anche dei diesel Euro 6. E puntuali, come ogni anno, partono i distinguo sull’effettiva necessità del provvedimento, sul fatto che lo smog prodotto dalle auto è solo una parte, sull’impossibilità di controllare l’applicazione del divieto. Poi c’è chi si spinge oltre – e qui mi riferisco ai colleghi dell’automotive – che portano avanti la narrazione del tema su un duplice binario: da un lato sostengono che i motori diesel di ultima generazione sono “più puliti” e non è giusto fermarli, dall’altro accusano la politica di vessare i cittadini meno abbienti che guidano un mezzo inquinante non potendosi permettere l’acquisto di una nuova auto e non possono circolare nei giorni del blocco.

Ecco: questo minimizzare il problema, questo continuo rimando a cercare cause “altre” dello smog per assolvere le auto e tutto il loro indotto di polveri sottili che finiscono nei nostri polmoni è francamente imbarazzante. Intanto proprio in queste ore è uscita la notizia che l’Autorità Antitrust ha multato l’ENI per 5 milioni di euro per pubblicità ingannevole sul diesel “green” su segnalazione del Movimento Difesa del Cittadino, di Legambiente e della federazione European Federation for Transport and Environment AISBL:

“L’ingannevolezza dei messaggi derivava in primo luogo dalla confusione fra il prodotto pubblicizzato EniDiesel+ e la sua componente biodiesel HVO (Hydrotreated Vegetable Oil), chiamata da Eni “Green Diesel”, attribuendo al prodotto nel suo complesso vanti ambientali che non sono risultati fondati”, si legge nel comunicato stampa dell’Antitrust (leggi il testo completo del provvedimento qui).

Il livello di quanto sia inquinato il dibattito intorno al problema dello smog è dato anche dal tono degli articoli pubblicati sui media mainstream e dai titoli che vengono utilizzati per veicolarli. Ne è un chiaro esempio l’intervista al direttore dell’Istituto dell’Inquinamento Atmosferico Cinzia Perrino pubblicata su Repubblica.it e presentata con il titolo

Blocco traffico per smog, il direttore del Cnr: “Il fermo alle auto non serve, le misure dei sindaci sono inutili”

Si sa, molti lettori si fermano solo al titolo e da queste parole si evince la totale inutilità del provvedimento (indicata da “non serve” e reiterati dall’inciso “le misure dei sindaci sono inutili”). Però leggendo con attenzione l’intervista questo virgolettato non compare tra le risposte di Cinzia Perrino: sarà una sintesi del titolista che poi l’ha messa tra virgolette attribuendola all’intervistata? Il legittimo sospetto che si tratti di una forzatura viene suffragato anche dalla risposta all’ultima domanda: “Bisognerebbe agire su chilometri percorsi. Un’auto è responsabile per ciò che esce dalla marmitta ma anche per il risollevamento delle polveri depositate sulle strade. Questa emissione è indipendente dalla categoria del veicolo, che sia Euro 0 o Euro 6, diesel o benzina, un’auto comunque risolleva polveri, motivo per cui bisognerebbe pensare a limitare i chilometri da percorrere. Poi certo, va implementato il trasporto pubblico ed è necessario puntare su tecnologie più sostenibili e trovare il modo per evitare che tutte le persone usino l’auto sempre, anche per i minimi spostamenti”. Dunque Cinzia Perrino sottolinea che *qualsiasi auto* indipendentemente dalla sua alimentazione risolleva polveri e dunque andrebbe pensato un sistema per limitare i chilometri da percorrere di qualsiasi auto. E comunque sottolinea anche che “vietando la circolazione ai diesel incidiamo dunque solo su quel 25% ma nel frattempo tanti altri veicoli continuano a circolare, più o meno la metà di quelli abituali. A questo punto, il blocco, si potrebbe dire che incide per poco più del 12%. Una percentuale piccola, davvero marginale”. Ma comunque il blocco non è “totalmente inutile” come il titolo di Repubblica vuole far credere.

Questo è solo un esempio, ma i titoli stonati abbondano e il clima di sottovalutazione del problema è davvero molto pesante: è come se una coltre di smog avesse obnubilato il senso critico di tante persone imprigionate in uno schema di mobilità/lavoro ancorato all’automobile che non riescono a vedere l’elefante nella stanza, che considerano normali le code di 2/3 ore ogni giorno per entrare e uscire dalle città, che non possono ammettere di far parte del problema e cercano giustificazioni per continuare a portare avanti uno stile di vita fondato sul trasporto privato portato alla massima esasperazione.

In questo clima le soluzioni più illuminate proposte dai mass media “negazionisti” e rilanciate dai telegiornali si affidano alla meteorologia: si spera nella pioggia che ripulirà l’aria, si punta il dito su tutte le altre cause dello smog ma non si mette in discussione la mobilità automobilistica, crescono i distinguo, si sottolinea la presunta inutilità totale del blocco del traffico. E intanto le amministrazioni, in mancanza di politiche serie e mirate, continuano con la misura-tampone del blocco per i motori più inquinanti: che fa poco ma qualcosa fa.

A proposito: ci sono ancora pochi giorni – fino al 20 gennaio 2020 – per poter partecipare al monitoraggio dell’aria attraverso il progetto di scienza partecipata “No2 no grazie” promosso da Cittadini per l’Aria in diverse città d’Italia e a Roma in collaborazione con l’Associazione Salvaiciclisti che proprio questa mattina hanno fatto un passaggio in diretta nella trasmissione di RaiTre Agorà: “Questo è il nostro dispositivo antismog”, ha detto Alessandra Grasso indicando la bicicletta con cui era arrivata all’appuntamento in Piazza San Giovanni”.







Una risposta a Smog, diesel, blocchi del traffico e danza della pioggia

  1. Maurizio Lombardo ha detto:

    Io sono un 365, cioè uno che pedala sempre, per recarmi al lavoro, tutti i giorni con qualsiasi condizione meteo, per divertimento e sono anche un cicloturista.
    Pedalo a Milano, e in questi giorni devo usare la mascherina per proteggermi ma non nego che dopo 17 km. la tosse sopraggiunge ugualmente perchè l’aria è davvero irrespirabile, e Non nego che a volte mi rifugio sul treno per saltare qualche tratta cittadina.
    Questo lungo preambolo mi è necessario perché ciò che sto x affermare non sembrerà del tutto conforme alle ultime direttive ecologiste del potere mediatico, e senza ulteriori preamboli affermo che il motore dell’ingegnere Diesel é il futuro della mobilità, certamente dopo la bici ma non ci sarà alternativa.
    In questo momento una lobby potente ha in mano il mercato del litio perciò i conti sono presto fatti.
    complottista? no!! ecologista e non per marketing….

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