Il guru danese sul piano ciclabili milanese “buono, ma alcune scelte orribili”

25 Aprile 2020

Nella giornata di ieri il Comune di Milano in una conferenza stampa online ha presentato la propria Strategia di Adattamento all’emergenza Post-Covid in vista della Fase 2 e successiva.

In un documento di 17 pagine sono state presentate le linee di azione che recepiscono concetti innovativi e funzionali a una ripresa rapida e flessibile della città. Tra queste, il concetto di città dei 15 minuti che punta a realizzare un policentrismo urbano per evitare spostamenti di lungo raggio riportando la vita nei differenti quartieri.

Punto chiave della Strategia presentata è la mobilità che, come ricordiamo da tempo, rischia di essere il nodo più spinoso da affrontare perché il distanziamento fisico richiesto dal Covid mette fuori uso l’imponente rete di trasporto pubblico milanese rischiando la paralisi totale del traffico.

Corso Buenos Aires, come sarà

È necessario ridefinire l’uso delle strade e degli spazi pubblici, aumentare gli spostamenti di superficie non inquinanti (piedi, bici, mobilità leggera) e sviluppare aree che consentiranno sviluppi commerciali, ricreativi, culturali, sportivi, rispettando i rispettivi distanziamenti fisici (ma non sociali!), che saranno previsti.” si legge infatti nella Strategia.

Il Comune annuncia, quindi, di voler “compiere un salto decisivo verso l’utilizzo della bicicletta e dei monopattini, estendendo la rete ciclabile e incentivando i sistemi di mobilità in sharing.”

Le prime azioni in tal senso sono quindi l’introduzione del limite di 30 km in ampie aree della città e la realizzazione di un prima tranche da 35 km di piste ciclabili che saranno pronte entro la fine dell’estate e che interessano, tra le altre zone, la zona del ormai celeberrimo Cavalcavia Bussa e l’asse che dal centro di Milano arriva fino ai confini nord cittadini con Sesto San Giovanni.

Su questo tratto in particolare si è espresso il guru danese della mobilità urbana, Mikael Colville Andersen, divulgatore, conduttore della serie “Racconti dalle città del futuro” e già fondatore della società Copenhagenize. In un divertente video di 3 minuti, si è complimentato con il Comune per la gestione del tratto Babila – Porta Venezia e poi fino a B. Aires per poi stroncare duramente il progetto su Viale Monza che ha definito “la cosa più stupida che si potesse fare”, riferendosi alla scelta di inserire le piste ciclabili al centro della carreggiata, arrivandola a paragonare a un “piatto di spaghetti con il ketchup”.

Le scelte che compiamo oggi sono destinate a durare per il prossimo secolo. Non possiamo permetterci errori” ha quindi chiosato Colville Anderson.

La discutibile proposta del Comune su Viale Monza: ciclabili a centro carreggiata

In generale la strategia applicata dal Comune di Milano risulta comunque eccellente e inattaccabile ed è quasi doloroso riscontrare che ci sia voluta una pandemia per iniziare ad agire nella direzione della sostenibilità. Restano da vedere quali saranno le applicazioni pratiche.

A partire da lunedì 27 aprile inizieranno le consultazioni dei cittadini per la parte progettuale.

Per quanto questo sia un inizio promettente, è evidente che non basteranno certo 35 km di piste ciclabili per risolvere il problema delle centinaia di migliaia di persone orfane del trasporto pubblico. E c’è da chiedersi se non sia arrivato il momento di superare addirittura il concetto di “pista ciclabile”, soprattutto in una fase emergenziale.

Le vecchie piste ciclabili non servono più, serve una nuova visione della città

Molte città stanno pensando di realizzare km e km di piste ciclabili per scongiurare la paralisi della riapertura, ma davvero è quello che serve? Non è che invece serve una nuova visione della strada?di Paolo Pinzuti – Editore di Bikeitalia.it

Pubblicato da Bikeitalia.it su Mercoledì 22 aprile 2020

Il momento richiede rapidità di intervento, precisione ed efficacia. Il Comune allo stato attuale non ha alcuna possibilità di riprogettare metro per metro (e realizzarlo) ogni angolo della città entro il mese di settembre, a meno di ricorrere a una Rete di Mobilità di Emergenza: se si vuole spostare il 30% della popolazione in modo efficiente, bisogna intervenire sul 30% dello spazio (o una percentuale molto vicina) e, ancora più importante, occorre lavorare a livello metropolitano, perché gli abitanti dei comuni limitrofi non decidano all’origine di partire da casa in automobile rendendo inutili gli altri sforzi.

In ogni caso il Comune di Milano sta affrontando sicuramente la questione mobilità post-Covid con il piede giusto e, per questo, merita il massimo supporto (ma rivedete quella schifezza pericolosa di Viale Monza).

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